MF ANALISI: Chi attende con ansia l’Ipo di Facebook si metta pure il cuore in pace

05 Jan 2011 08:09 CEST MF ANALISI: Chi attende con ansia l’Ipo di Facebook si metta pure il cuore in pace
Dowjones

MILANO (MF-DJ)–Chi attendeva con ansia l’ipo di Facebook ora può mettersi il cuore in pace. Facebook riceverà  500 milioni di dollari in cash da Goldman Sachs e dalla russa Digital Sky Technologies, sulla base di una valutazione del social network di 50 miliardi di dollari. A differenza di Google, che aveva atteso sei anni prima di approdare in borsa, Facebook, che di anni ne ha quasi sette, non sembra interessata a seguirne l’esempio. In un’intervista rilasciata il mese scorso a 60 Minutes, programma di approfondimento di Cbs, alla domanda se Facebook avrebbe mai effettuato un’offerta pubblica iniziale, il ceo Zuckerberg aveva risposto: “Forse”. Supponendo che gli organi regolatori non intervengano sulla questione, Facebook potrebbe resistere a tempo indeterminato alla tentazione di andare in borsa. Due dei motivi principali che spingono una società  giovane a quotarsi in Borsa (attirare i primi investitori e raccogliere fondi per espandersi) non sembrano valere per Facebook. Grazie agli scambi al di fuori del mercato, gli azionisti di Facebook possono riconvertire le azioni in denaro quando vogliono, sebbene entro certi limiti. E grazie a schiere di entusiasti investitori, Facebook può facilmente procurarsi i mezzi per assumere ingegneri, comprare altre aziende o lanciare nuovi servizi. Secondo il Wall Street Journal, in autunno Accel Partners, uno dei primi investitori in Facebook, ha venduto circa 517 milioni di azioni fuori del mercato. Altri investitori hanno offerto quote in Facebook attraverso canali come SharesPost, che mette in contatto acquirenti e venditori di azioni di società  ad ampio flottante. Secondo SharesPost, il social network  è stato valutato anche 57 miliardi di dollari in alcune recenti transazioni (e gli organi di disciplina stanno verificando se queste ultime siano un tentativo di aggirare l’obbligo di quotazione per le società  con più di 500 investitori). Anche se Facebook non  è tenuta a divulgare i dati contabili perché closely held company (società  controllata ad ampio flottante), alcuni investitori svegli come Microsoft, Greylock Partners, Elevation Partners e Accel hanno investito in Facebook quasi un miliardo di dollari. Questo spiega in parte perché la tanto attesa ipo continua a venire rimandata. Il 2012 dovrebbe essere l’anno giusto. Forse. Certo, non si sa con sicurezza se Facebook riuscirà  ancora a tenere a bada i nuovi investitori (in particolare Goldman) sulla questione dello sbarco in borsa. Anche i dipendenti potrebbero aspettare con ansia un’ipo, dopo che ad aprile Facebook aveva vietato loro di vendere azioni, eliminando così un’importante valvola di sfogo. Ma neppure Wall Street sembra insistere più di tanto sull’offerta pubblica iniziale, a differenza  che per Google, letteralmente presa d’assalto dai banchieri ansiosi di guidare l’ipo del motore di ricerca. Addirittura alcuni banchieri temono che la quotazione possa scatenare un’ondata di offerte di società  hi-tech, come era accaduto per Netscape negli anni Novanta. Al momento la sola opinione che conta  è quella di Zuckerberg, e se per lui va bene aspettare ed essere un miliardario soltanto sulla carta, la lunga fila di investitori pronti a coprirlo di denaro potrà  mantenere la macchina ben oliata (al di fuori del mercato) ancora per molto tempo. Shira Ovide Wall Str

 
 
(END) Dow Jones Newswires

January 05, 2011 02:09 ET (07:09 GMT)

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