INTERNET: STUDIO UE, ADOLESCENTI A RISCHIO, GENITORI IGNARI

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INTERNET: STUDIO UE, ADOLESCENTI A RISCHIO, GENITORI IGNARI
SCARSO USO SOFTWARE DI CONTROLLO E ‘SOCIAL NETWORK’ SFUGGE
BRUXELLES
(ANSA) – BRUXELLES, 13 GEN – Solo una famiglia su quattro in Europa usa un software per controllare l’uso che i figli fanno di internet. E se è vero che essere online è la nuova forma di vita sociale degli adolescenti, è anche vero che oltre il 40% dei ragazzi tra i 9 ed i 16 anni si imbatte in qualche esperienza sgradevole. E ben pochi dei loro genitori ne sono consapevoli. Sono i risultati di due ricerche finanziate dalla Commissione europea nell’ambito del programma Safer Internet. Quando si chiudono in camera loro e “vanno su internet” i ‘bambini’ d’Europa dicono di andare in rete per fare i compiti (85%), per giocare (83%), guardare video (76%), chattare (62%), condividere immagini immagini (39%) o messaggi (31%). Ma con quali rischi? E soprattutto, con quanta consapevolezza e controllo da parte dei genitori? Pochissime, secondo i risultati del sondaggio EuKidsOnline, ricerca finanziata dalla Commissione europea nel quadro del programma Ue per un’internet più sicura. Secondo i dati pubblicati oggi a Bruxelles, il 41% dei ragazzi tra i 9 e i 16 anni oggetto della ricerca “si è imbattuto in uno o più contenuti o contesti d’interazione potenzialmente pericolosi”. Pornografia, bullismo, ‘sexting’ (messaggi o immagini a sfondo sessuale), navigazione su siti o blog che incitano all’odio, all’anoressia, al suicidio, al consumo di droghe o autolesionismo, e furto di identità : questi i rischi. Ma è appena il 28% dei genitori europei ad usare un qualche software di ‘parental control’ per evitarli. Ma se è vero che l’84% dei software di questo tipo è efficace per il blocco dei siti pericolosi o il monitoraggio dell’attività  dei figli in rete, il pericolo senza protezione é nei social network. Hanno un profilo su Facebook, MySpace o Bebo “il 59% dei ragazzi europei” (il 57% di quelli italiani, il 51% dei tedeschi, ma addirittura l’80% degli olandesi). E sono proprio gli spazi del web 2.0 a non dare ai genitori software di controllo, che comunque potrebbero essere usati per limitare i rischi, quanto meno perché – quando i programmi sono impostati sul livello di massima protezione – richiedono quanto meno la presenza dell’adulto in possesso della password per sbloccare l’accesso al sito di social network. Ma è proprio la consapevolezza del fatto che esistono i programmi per bloccare e monitorare l’accesso ai siti ad essere bassa tra i genitori. Il 70% delle mamme e dei papà  europei affermano che “parlano” con i figli delle loro attività  online. Però cosa davvero facciano gli adolescenti quando stanno chiusi nella loro stanza davanti al pc (modalità  preferità  dal 62% dei ragazzini italiani), lo sanno solo loro. (ANSA).
GLD/ S0A QBXB