La libertà  in una matita – Intervista a Jonathan Shapiro, alias Zapiro, vignettista (Prima n. 409, settembre 2010)

La libertà  in una matita
Con le sue vignette il disegnatore sudafricano Zapiro sfida e colpisce il potere politico e il presidente Jacob Zuma, che lo ha querelato per diffamazione due volte. “La nostra Costituzione garantisce e protegge la libertà  d’espressione”, ribatte lui, e la Commissione sudafricana per i diritti umani gli dà  ragione.
Arriva leggermente in ritardo nel suo studio pieno di fumetti. Si scusa e ride: “È da tre giorni che sono sempre di corsa, troppo lavoro da fare”. Jonathan Shapiro, alias Zapiro, è il vignettista più famoso e controverso del Sudafrica. La passione per il disegno l’ha sempre avuta, quella per la politica è arrivata più tardi. “C’era l’apartheid e come tutti gli uomini bianchi sono stato costretto a entrare nell’esercito. Non volevo. Dal primo giorno mi rifiutai di prendere in mano le armi e mi bollarono come un contestatore. Così lo sono diventato davvero”, racconta.
Diventato sostenitore del movimento antiapartheid United Democratic Front, venne arrestato e trattenuto più volte dalla polizia. “Mi sentivo prima di tutto un attivista e soltanto in secondo luogo un vignettista”, ricorda. E anche per questo l’intelligence sudafricana continuava a tenerlo sotto controllo. “A quei tempi subivo la repressione che colpiva tutti quelli che erano contro il regime di segregazione razziale. Per un breve periodo sono stato anche costretto a mascherarmi e a nascondermi. Con l’aiuto della donna che poi ho sposato mi ero tinto i capelli di biondo e portavo dei piccoli occhiali che mi facevano sembrare più vecchio. È stato allora che ho iniziato a lavorare per i giornali antiapartheid, gli unici che accettavano di pubblicare le mie vignette”.
Nel 1988 Zapiro si trasferisce a New York per frequentare, grazie a una borsa di studio Fulbright, la School of Visual Arts. Al rientro in Sudafrica, nel 1991, riprende l’attività  politica in una situazione in cui il regime dell’apartheid cominciava a sgretolarsi aprendo la strada all’elezione, nel 1994, del primo presidente nero del Paese, Nelson Mandela.
Ora per Zapiro le cose vanno decisamente meglio. Premiato a livello nazionale e internazionale, pubblica le sue vignette su alcuni dei giornali più importanti del Paese: il Mail & Guardian, il Sunday Times, il Cape Times, The Star, The Mercury e Pretoria News. Ha pubblicato anche diverse raccolte di fumetti e i suoi lavori sono stati esposti in varie mostre sia in Sudafrica sia all’estero.
A casa conserva due grossi fascicoli in cui le vignette sono mescolate a documenti legali. Il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, lo ha citato per diffamazione due volte, ma lui non demorde e si fa scudo con l’articolo 16 della Carta dei diritti, pilastro della Costituzione sudafricana: tutti hanno diritto alla libertà  di espressione. E finalmente lo scorso giugno la Commissione per i diritti umani, istituzione nazionale che ha il potere di pronunciarsi sulle violazioni dei diritti protetti dalla Costituzione e di chiedere eventuali riparazioni, gli ha dato ragione: “Il diritto alla libertà  di espressione è più forte del diritto del presidente Zuma alla propria dignità “, ha scritto nella sentenza, aggiungendo che la vignetta incriminata, per quanto potenzialmente offensiva, “è un’espressione politica, pubblicata nel pubblico interesse e, come tale, merita la nostra più alta protezione”.
Prima – Si aspettava questo risultato dopo un anno e mezzo di attesa?
Zapiro – Sì, ne ero certo. Ho sempre detto che se fossimo andati in tribunale avrei vinto. Magari non nel primo grado, ma sicuramente in quelli successivi dove i giudici tendono sempre a difendere il diritto dei giornalisti alla libertà  di espressione.
Prima – E adesso cosa succederà ?
Zapiro – Non lo so ancora. Non credo che Zuma voglia davvero portarmi in tribunale: dopo questa sentenza ha ancora meno possibilità  di vincere.
Prima – Questo però non è l’unico procedimento contro di lei.
Zapiro – Zuma ha due azioni legali in sospeso contro di me. La prima è del 2006, dopo la sua assoluzione in un processo in cui era imputato per lo stupro di una donna sieropositiva. Zuma citò per diffamazione una serie di giornali e giornalisti per un totale di 63 milioni di rand (circa 6,5 milioni di euro: ndr). Io sono quello a cui ha chiesto di più: 15 milioni di rand per tre vignette considerate lesive della sua reputazione. In una in particolare mostravo Zuma uscire dal tribunale nudo dalla pancia in giù, con la faccia a forma di maiale e un fumetto in cui si diceva felice di aver conservato la propria credibilità . Sulla testa aveva il simbolo con cui lo dipingo sempre, il soffione della doccia, visto che in tribunale ha sostenuto di essersi fatto una doccia dopo un rapporto a rischio per non contrarre l’Aids. In seguito ha diminuito le sue richieste, senza che se ne sappia il motivo: dai 15 milioni iniziali ora è sceso a due. Probabilmente gli avvocati gli hanno consigliato di non far riapparire le vignette in tribunale, danneggerebbero troppo la sua immagine. La seconda causa è del 2008, per la vignetta ‘Lady Justice’, quella su cui si è pronunciata la Commissione per i diritti umani. Zuma mi ha chiesto 7 milioni di rand per aver offeso la sua dignità .
Prima – Come giudica queste querele?
Zapiro – Credo che siano soltanto un tentativo d’intimidazione. Dal 2006 non ho mai messo piede in tribunale. Il nostro sistema giudiziario è lento, ma se il presidente avesse voluto avrebbe potuto fare pressioni per velocizzare le cause. Non l’ha fatto. In compenso una volta ho ricevuto un messaggio sul cellulare da parte di un politico vicino a Zuma. Mi invitava a pranzare con il presidente, mi diceva che così avrei capito che in realtà  è una brava persona e non il mostro che io dipingo. Probabilmente mi avrebbe chiesto di essere più magnanimo nei suoi confronti, proponendo in cambio di lasciar cadere le azioni legali contro di me. Ma io ho risposto: “Lasciamo che le azioni parlino più di un pranzo”. E sono molto contento di questa scelta.
Prima – Come è nata ‘Lady Justice’, la vignetta che le è costata la seconda querela da parte del presidente Zuma?
Zapiro – Era l’inizio di settembre del 2008. Il giudice Nicholson doveva decidere se far cadere o meno per motivi procedurali le accuse di corruzione contro Zuma. I suoi alleati politici iniziarono a minacciare e a fare pressioni sul sistema giudiziario: Julius Malema, presidente della Lega giovanile dell’African National Congress (Anc), si disse disposto a uccidere per Zuma, sostenuto dal segretario dell’Unione dei sindacati (Cosatu) Zwelinzima Vavi. Il segretario dell’Anc, Gwede Mantashe, accusò i giudici di essere dei controrivoluzionari. Io mi immaginavo il sistema giudiziario come una donna e chiaramente in quel momento la stavano violentando. Nella vignetta c’è Zuma con i pantaloni abbassati che sta per violentare la Giustizia. I suoi alleati politici bloccano le braccia della donna e lo incoraggiano alla violenza.
Prima – Dopo la querela come ha reagito il Sunday Times, il giornale su cui è uscita la vignetta?
Zapiro – Mi appoggia totalmente e sta sostenendo tutte le spese legali. Quando gli ho proposto la vignetta l’editore si è quasi spaventato, ma l’ha giudicata molto potente e ha insistito per pubblicarla. Anche altri giornali mi hanno dato il loro sostegno. Un settimanale per cui lavoro, il Mail & Guardian, ha fatto una cosa eccezionale: ha raccolto i miei lavori che attaccavano persone o istituzioni, le vignette considerate troppo esplicite o forti, e le ha pubblicate tutte assieme per ribadire il nostro diritto alla libertà  di stampa.
Prima – In Sudafrica esistono dei limiti alla libertà  di stampa e di critica?
Zapiro – No, nella nostra Costituzione ci sono sia il diritto alla libertà  di espressione sia quello alla dignità  della persona. Ora Zuma cerca di cambiare le cose, anche attraverso queste cause legali, utilizzando il proprio diritto alla dignità  per ridurre la nostra libertà  di espressione. Ma io credo di avere il diritto di disegnare o di dire anche cose considerate offensive da qualcun altro. Chi decide cosa è accettabile e cosa non lo è? La pensiamo tutti diversamente, le persone hanno opinioni e criteri di giudizio differenti. Una volta, a un’iniziativa organizzata dal Club della stampa, mi sono confrontato direttamente con Zuma e gli ho detto che non sono certo io a danneggiare la sua reputazione, è lui a farlo in prima persona. Io uso soltanto parole e frasi che lui ha pronunciato, ed esercito il mio diritto alla satira.
Prima – Le querele per diffamazione contro giornali e giornalisti sono frequenti?
Zapiro – Direi di no. Prima dell’arrivo di Zuma alla presidenza, non era così comune querelare per i commenti apparsi sui media. Il suo predecessore, Thabo Mbeki, per molti versi era ancora più paranoico e sensibile alle critiche, ma non querelava tanto facilmente. Con l’inizio ufficiale della nuova democrazia in Sudafrica, nel 1994, c’è stata una grandissima apertura. La libertà  che abbiamo ottenuto è maggiore di quella di molte altre democrazie. Una volta un vignettista americano ha visto alcuni miei lavori usciti sui maggiori giornali sudafricani e mi ha assicurato che nessun giornale tradizionale americano avrebbe pubblicato delle vignette così forti. E poi in Sudafrica abbiamo altri due vantaggi: le richieste di risarcimento avanzate dai politici non sono così alte e i tribunali proteggono i giornalisti.
Prima – Quali leggi e organismi specifici regolano il settore dei media?
Zapiro – La legge più importante è la Costituzione dove viene garantita e protetta la libertà  di espressione. C’è poi un’autorità  garante che supervisiona le critiche rivolte ai media. Ma non ha lo status di un tribunale, dà  semplicemente il proprio parere e delle raccomandazioni. Infine c’è la Commissione per i diritti umani che ha il potere d’indagare su un fatto e di emettere sentenze a favore o a sfavore di un giornalista. Ma è molto lenta. Per ‘Lady Justice’ c’è voluto più di un anno e mezzo per arrivare a un verdetto.
Prima – Recentemente in Sudafrica i giornalisti si sono scontrati con il governo per un disegno di legge sulla protezione delle informazioni riservate che limiterebbe la libertà  di espressione. Di che cosa si tratta?
Zapiro – Se questo disegno di legge venisse approvato sarebbe una pessima cosa per i vignettisti, la stampa e i cittadini sudafricani. Il partito al governo, l’Anc, vorrebbe ampliare la definizione di quelle che vanno considerate informazioni riservate e aumentare il numero dei funzionari con voce in capitolo su ciò che deve essere mantenuto segreto. Un duro colpo per il giornalismo investigativo, visto che un reporter sarebbe costretto a consegnare alla polizia tutti i documenti riservati, a rischio altrimenti di subire punizioni molto dure che comprendono anche la galera. Ovviamente questo è un tentativo di eliminare alla radice ogni critica e di proteggere i funzionari corrotti. Contemporaneamente l’Anc sta spingendo per l’istituzione di un tribunale della stampa con il potere di sentenziare sui problemi relativi ai media e di mettere un freno ai giornalisti più critici. Ecco perché giornalisti ed editori hanno reagito con forza e si sono schierati tutti assieme contro queste misure che limiterebbero fortemente la nostra libertà  di espressione.
Prima – A questo punto come vede il futuro dei media in Sudafrica?
Zapiro – Non lo so, siamo in una situazione un po’ contraddittoria. Paradossalmente proprio l’Anc, che ci ha permesso di guadagnare la libertà  di stampa e di espressione, ora punta continuamente il dito contro i media, screditandoli e cercando di zittirli, come dimostrano queste ultime proposte. Oltretutto l’Anc ha un larghissimo consenso e non c’è abbastanza opposizione. Insomma, le cose sono parecchio cambiate dai tempi della presidenza di Nelson Mandela.
Prima – Perché, Mandela come si comportava nei confronti della stampa?
Zapiro – Racconto soltanto un episodio. Il presidente Mandela mi telefonò all’inizio del 1998. Non me l’aspettavo proprio, quando mi chiesero di restare in linea perché il presidente voleva parlarmi pensai a uno scherzo. Aveva visto che le mie vignette non sarebbero più uscite su uno dei giornali che leggeva abitualmente. Mi chiamava per lamentarsene, ma anche per farmi i complimenti per il mio lavoro. A un certo punto gli chiesi se avesse notato che negli ultimi tre anni e mezzo le mie vignette erano diventate sempre più critiche nei confronti dell’Anc e della sua politica. Lui non si scompose: “Fai bene, questo è il vostro lavoro”.

Intervista di Roberta Giaconi

Jonathan Shapiro, alias Zapiro, è il più famoso vignettista sudafricano. Nato a Cape Town 52 anni fa, è stato fin da giovane un attivista del movimento antiapartheid United Democratic Front; nel 1988 si è trasferito a New York per frequentare con una borsa di studio Fulbright la School of Visual Arts dove ha avuto come maestri alcuni dei più grandi cartoonist del Novecento come Art Spiegelman, Will Eisner e Harvey Kurtzman. Rientrato in Sudafrica nel 1991, ha cominciato a pubblicare le sue vignette sui giornali legati ai movimenti antiapartheid, fino a quando nel 1994 il quotidiano Sowetan e il settimanale Mail & Guardian lo hanno ingaggiato come editorial cartoonist. Da allora ha pubblicato su tutti i principali giornali del Paese e i suoi lavori sono stati esposti in diverse mostre in Sudafrica e all’estero.

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