Fedeli alla Chiesa e al web – Intervista a Don Davide Milani, portavoce dell’arcivescovo di Milano (Prima n. 411, novembre 2010)

Fedeli alla Chiesa e al web
“Una delle nostre principali preoccupazioni è pastorale. Vogliamo dare ai nostri parroci gli strumenti per comunicare bene”, dice don Milani, portavoce dell’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, un vulcano di iniziative tra cui un corso
sulla multimedialità  per operatori parrocchiali.
Gli oltre cinque milioni di abitanti di un’area molto intensa che comprende le province di Milano, Monza e Brianza, la maggior parte dei Comuni di quelle di Varese e di Lecco e alcuni centri in provincia di Como e di Pavia, oltre che il decanato di Treviglio, frequentano più o meno assiduamente la casa del Signore ma sono anche degli internettiani con tutti i crismi. E i loro pastori non sono da meno e si sono attrezzati per la bisogna. L’arcidiocesi di Milano, una delle maggiori comunità  cattoliche del mondo, guidata dal cardinale Dionigi Tettamanzi, può vantare la bellezza di 275 siti parrocchiali a cui si sommano gli altri 190 editi da oratori che, complessivamente, significano una copertura certificata dall’associazione WebCattolici del 42%, cioè il triplo del 16% che rappresenta la media nazionale, dimostrando la grande attenzione ai nuovi media (l’arcidiocesi ha anche un canale sul digitale terrestre ed è presente da tempo sui social network).
Tettamanzi del resto è conosciuto per essere un intellettuale raffinato e molto attento al sociale che, nell’ultimo Conclave, ha corso il rischio di diventare persino papa. Nota è anche la sua grande dimestichezza con gli strumenti della comunicazione, a cui lavora come suo braccio destro don Davide Milani, un sacerdote lecchese di 42 anni, dal 2007 portavoce e responsabile delle varie iniziative di comunicazione dell’arcidiocesi milanese.
Aspetto massiccio, molto gioviale, don Milani è stato ordinato sacerdote nel 2001, dopo aver iniziato a lavorare come operaio, a 15 anni, in un’azienda di Valgreghentino, che poi ha chiuso. “L’ho fatto fino al servizio civile”, racconta. “Poi sono stato dirigente d’azienda, responsabile della qualità  nel settore metalmeccanico. Le scuole le ho frequentate la sera. La commistione scuola e lavoro fa bene: sputi sangue ma non perdi tempo”. Forte la passione per il giornalismo, tanto che don Milani lavora in una testata storica locale come Il Resegone (chiuso nell’autunno 2007 dopo 126 anni di pubblicazione). All’ufficio comunicazione della diocesi “una delle nostre principali preoccupazioni è pastorale, cioè dare alle varie parrocchie gli strumenti per comunicare bene”.
Ed è proprio per assolvere questa missione che l’arcidiocesi di Milano, in collaborazione con l’università  Cattolica e l’Istituto Toniolo (curatore scientifico è Paolo Garavaglia, direttore relazioni esterne e comunicazione dell’istituto fondatore dell’ateneo milanese), ha organizzato ‘Parlare a tutti e incontrare ciascuno’, un corso sulla multimedialità  per operatori parrocchiali. “Non è il primo”, tiene a sottolineare don Milani: “abbiamo iniziato tre anni fa con quelli sui bollettini parrocchiali: l’obiettivo era farli crescere e trasformarli in giornali della comunità “.
Prima – In effetti nel linguaggio comune ‘bollettino parrocchiale’ è sinonimo di inconsistenza, inutilità , propaganda religiosa un po’ noiosetta.
Don Davide Milani – È vero, sono strumenti vituperati. In realtà , da una analisi realizzata con l’università  Cattolica emerge che ogni mese vengono pubblicate nella sola diocesi milanese mediamente un milione di copie. Si va dalle quattro pagine fotocopiate al giornale patinato. Sono strumenti autorevoli sul territorio, perché entrano in ogni casa, e i lettori sanno che dietro c’è il parroco e in redazione ci sono persone che ci credono. Quindi abbiamo cercato di dare un minimo di consapevolezza sullo strumento, contribuendo a fornirgli maggiore dignità  e forza. Soprattutto abbiamo puntato a fare in modo che dietro ogni testata ci fosse un progetto. Non basta riempire le pagine, pubblicando le prediche o facendo il resoconto di quanto ha detto il papa. Serve, invece, l’originalità  del territorio. Insomma, si stava perdendo il senso del contenuto e sembrava che parlare delle vicende della parrocchia fosse diventato un minus.
Prima – C’è come un’epidemia di siti parrocchiali sulla Rete. Ma davvero servono a qualcosa?
Don Milani – Anche in quel caso manca lo specifico della comunità , del territorio. Quest’anno il corso sarà  proprio sulla multimedialità . Da una parte puntiamo a far capire ai preti e ai leader delle comunità  l’importanza dei nuovi strumenti, dall’altra cerchiamo di aiutare i ragazzi a mettere a disposizione le loro qualità  all’interno di un progetto. Comunque, già  ci sono esperienze interessanti come alla parrocchia dello Spirito Santo a Corsico, che manda in diretta sulla web tv i battesimi in modo che possano assistere anche i parenti lontani. Il parroco di S.S. Trinità  della zona di via Paolo Sarpi, la Chinatown milanese, trasmette la messa in cinese e ha pure una web radio.
Prima – Ma che cosa comunicano i siti parrocchiali e di che temi trattano i loro blog?
Don Milani – La tendenza è quella di dire l’ultima sulla storia del mondo e dell’universo. Noi invece dobbiamo indirizzarli a raccontare il territorio e la comunità  senza provare a offrire interpretazioni cosmiche. Credo che cercare di far comprendere il mondo dove si vive sia un compito non solo degli strumenti d’informazione parrocchiale, ma della comunicazione in generale. A volte sembra un fastidio raccontare la coesione della parrocchia, ma è quel che serve soprattutto nella grande periferia della nostra diocesi. Perché nella fascia Prealpina, in quella di Varese e Lecco e in tutto l’enorme hinterland milanese c’è una grande spersonalizzazione. Spesso dove ci sono parrocchie c’è, invece, un quartiere vivo, una rete di relazioni. Vogliamo cercare di aiutare ad abitare questo territorio a partire dalla parrocchia e dalla socializzazione attorno a essa.
Prima – Il cardinale Tettamanzi è molto presente sui media e spesso controcorrente sui temi riguardanti in generale Milano, la sua parrocchia.
Don Milani – Infatti, qui dentro è il più moderno in fatto di comunicazione. Non è una caso che Tettamanzi tenga molto a intervenire a questi corsi sulla comunicazione: l’anno scorso era alla presentazione, quest’anno li concluderà . Stiamo ancora definendola, ma è in programma anche una Giornata delle e-mail, in cui il cardinale chiederà  a tutti di inviare il loro indirizzo di posta elettronica per avere un contatto diretto, non mediato. Ovviamente unidirezionale, perché sarebbe impossibile rispondere a 800mila mail al mese. Lui è molto convinto dell’utilità  dei nuovi strumenti di comunicazione, anche se è altrettanto convinto che non sarà  alcuno di questi strumenti a salvare qualcuno. In ogni caso, non ci sono strumenti buoni o cattivi.
Prima – Neppure i social network?
Don Milani – Neppure quelli. Il cardinale è stato il primo ad andare tre anni fa su YouTube con la sua catechesi. E facemmo il botto: otto minuti di catechesi sulla quaresima ogni settimana, senza alcun fronzolo, senza fare il simpaticone, che hanno superato il milione di contatti. Se la gente va sui social network, l’esserci non è compromettente di principio. Alla fine, però, il suo invito è: vanno bene i mezzi di comunicazione, ma troviamoci di persona.
Prima – Il cardinale spesso viene messo in contrapposizione alla politica, al governo della città , accusati di avere dimenticato il “solidarismo ambrosiano”.
Don Milani – Spesso è frutto di certe forzature della comunicazione. E purtroppo c’è una voglia matta di andare in questa direzione. Per esempio, all’inaugurazione della chiesa di don Gnocchi era presente anche Letizia Moratti. E subito i giornalisti sono arrivati a domandare se il cardinale avesse detto qualche cosa contro il sindaco. Va così… Comunque, la considerazione intorno al cardinale Tettamanzi è molto alta.
Prima – Anche se il suo mandato sta finendo.
Don Milani – Non lo sappiamo. A marzo, quando compirà  77 anni, scadranno i due anni di proroga alla guida della diocesi fino a che, come la Chiesa prevede in questi casi, “non si provvederà  altrimenti”. In questi anni si è creato un legame forte tra lui e i milanesi. D’altra parte il cardinale prima di ogni sua predica dice: “Saluto tutti e ciascuno”, ribadendo la sua volontà  di entrare in contatto personale con ognuno dei presenti. È quel ‘Parlare a tutti e incontrare ciascuno’ che abbiamo messo come titolo del nostro corso sulla multimedialità .
Prima – La Lega ha ampiamente dimostrato la propria antipatia per il cardinale, basta rileggersi gli attacchi di Calderoli e Salvini. E il partito di Umberto Bossi pare possa condizionare la nomina del prossimo arcivescovo di Milano.
Don Milani – Il cardinale non ce l’ha con nessuno. Certo, quando qualcuno si richiama alle radici cristiane lui ama aggiungere che queste sono sì importanti, ma solo se danno frutti nuovi. Comunque, anche in questo caso bisogna fare molte distinzioni, soprattutto tra le persone. Alla fine conta che quando va sul territorio, anche in zone dove la Lega è egemone, tutti apprezzano la sua attività  pastorale, compresi gli amministratori locali.
Prima – Siete soddisfatti delle pagine locali delle grandi testate?
Don Milani – I grandi quotidiani raccontano la città  seguendo la classica gerarchia che di fatto affossa tutto ciò che è locale. Parlano dell’universo mondo, del Paese e del suo dibattito e, infine, arrivano le pagine locali dove spesso ripropongono gli stessi temi nazionali reinterpretati dai personaggi del territorio. Prendiamo le cronache milanesi: la maggioranza delle notizie locali sono echi dei movimenti a livello nazionale. In compenso, i quotidiani sono molto bravi nell’informazione di servizio. Ne abbiamo un riscontro diretto nella nostra attività . Infatti, puntiamo molto sui supplementi settimanali, come ViviMilano e TuttoMilano: quando segnalano le nostre iniziative, facciamo il pienone.
Prima – C’è una gran fame di iniziative.
Don Milani – E anche di vivere la propria città . Allora, serve un giornalismo coraggioso, anche di servizio. Potrebbero farlo maggiormente il Corriere e Repubblica. Il Giorno si sta muovendo moltiplicando le edizioni.
Prima – Quali sono le maggiori difficoltà  che incontra nel rapporto con i media?
Don Milani – Noi tentiamo di non andare a rimorchio, ma di dettare i tempi e i motivi della nostra comunicazione. Ma a volte i media hanno poco coraggio e stanno soprattutto a guardare che cosa fa la concorrenza. Negli ultimi tempi mi ha fatto molto arrabbiare il moralismo che trabocca dai giornali dopo il caso di Avetrana. Quel giudicare la gente e il parlare di turismo morboso… Incredibile, dopo che per tre giorni c’è chi è andato avanti a pubblicare gli schemi di come è stato trattato il corpo della povera ragazza. Hanno iperstimolato i lettori, facendogli venire la bava alla bocca e poi hanno il coraggio di fargli la morale, dando alla gente dei guardoni. Certo, il lettore può sempre scegliere e saltare quelle pagine. Molti lo hanno fatto. Ma sapendo che ci sono, molti non lo fanno… Non bisogna arrendersi a questo stile di comunicazione.
Prima – Sparite certe difficoltà  con la stampa cattolica?
Don Milani – Il mondo cattolico è una galassia. Anche ognuna delle nostre 1.107 parrocchie, pur avendo gli stessi obiettivi e lo stesso vescovo, è caratterizzata dalla sua storia, dalla sua posizione, dalla sua composizione. Così, il mondo cattolico… La chiesa, ordinata territorialmente per parrocchie, ha poi i movimenti ecclesiali, ognuno con la sua storia, i modi originali per raggiungere la stessa finalità .
Prima – Mi sta dicendo che il clima tra Avvenire e la diocesi milanese si è rasserenato?
Don Milani – Non ci sono mai stati problemi con   Avvvenire. Il compito di Avvenire è avvincente, ma non facile: è la voce che vuole raccontare la Chiesa universale, il papa e le singole diocesi, la vitalità  delle associazioni, dei movimenti, del territorio…
Prima – Con Famiglia Cristiana?
Don Milani – C’è un’ottima collaborazione, così come con Avvenire, strumenti con cui abbiamo rapporti quotidiani. Sono strumenti differenti: uno quotidiano, l’altro settimanale; l’uno espressione della Conferenza episcopale italiana, l’altro di una congregazione religiosa. Entrambi a servizio della Chiesa e della società .
Prima – È con lo strumento televisivo che la Chiesa non sembra molto a suo agio.
Don Milani – Il passaggio dall’analogico al digitale ha cambiato il panorama: con la targhettizzazione e la segmentazione dell’offerta e della richiesta un canale tematico, specializzato, anche religioso ha una sua dignità . Permette di abbassare i costi. Lo ha dimostrato anche il canale del sindaco Moratti, ‘Milano 2015′: per le riprese e il montaggio non sono più richiesti gli standard di qualità  di una volta. Rimane la necessità  del livello qualitativo dei contenuti. Che penso possa essere garantito da un progetto preciso e da un soggetto forte come la Chiesa di Milano. Noi ci stiamo provando con Telenova2, un canale di proprietà  della Famiglia San Paolo, i paolini. È un’iniziativa che ha l’obiettivo di comunicare la realtà  della Chiesa milanese. Contemporaneamente, collaboriamo e beneficiamo del progetto televisivo della Chiesa italiana, Tv2000.
Prima – Il canale della Cei, alla cui direzione è ritornato Dino Boffo.
Don Milani – Sì. Si tratta di iniziative a due livelli differenti: nel nostro caso ci interessa raccontare la quotidiana attività  della Chiesa milanese all’interno della città . Già  abbiamo iniziato a produrre una serie di servizi giornalistici sull’attività  dell’arcivescovo e della diocesi, sulla vita delle parrocchie, sui convegni. È importante la trasmissione in diretta dal Duomo della messa. Mentre la maggioranza della Chiesa è di rito romano, la nostra diocesi è di rito ambrosiano con programmi di letture liturgiche diversi. La multimedialità  e la convergenza degli strumenti ci permette di convogliare i vari prodotti sul nostro sito e sulla piattaforma YouTube. Non c’è più l’idea di avere una televisione, ma di produrre contenuti e di declinarli secondo un linguaggio che ci permetta di incontrare ognuno dovunque.
Prima – Che ruolo ha il sito Internet all’interno delle vostre strategie?
Don Milani – Il sito è il punto di convergenza della nostra attività  di comunicazione. Anche se è un po’ antipatico fare numeri, www.chiesadimilano.it registra circa 10mila visitatori unici al giorno e tre milioni di pagine scaricate ogni mese, con un traffico generato in tutto il mondo. Secondo le nostre statistiche, il sabato e la domenica si collegano per conoscere gli orari delle messe; durante la settimana vogliono sapere che cosa ha detto Tettamanzi oppure cercano le news legate al mondo della Chiesa, gli strumenti per il lavoro pastorale. Per esempio, quando monsignor Ravasi è stato nominato cardinale, c’è stato un picco di visite.
Prima – Mi sta dicendo che la diocesi ha detto addio alla carta stampata?
Don Milani – Niente affatto! Con l’edizione domenicale di Avvenire esce l’inserto di quattro pagine Milano 7, che è diventato il nostro settimanale diocesano. È stato Boffo a stimolarci due anni fa per potenziarlo e rinnovarlo, l’attuale direttore Marco Tarquinio crede molto in questo progetto. Poi, pubblichiamo il mensile di riflessione Il Segno, nato nel 1961. Inoltre, su Telenova va in onda settimanalmente un nostro magazine. E sempre con i paolini siamo editori al 50% di Radio Marconi, che ci permette una presenza informativa quotidiana nell’area milanese ma anche nella Lombardia Occidentale e in parte del Piemonte.

Intervista di Carlo Riva

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