Vogliamo clienti felici – Intervista a Marco Patuano, direttore generale operativo di Telecom Italia (Prima n. 412, dicembre 2010)

Vogliamo clienti felici
Il cliente felice non è quello che spende tanto, ma quello che parla tanto, dice Marco Patuano, direttore operativo di Telecom Italia. Che spiega cosa si sta facendo per rilanciare Tim. A partire da tariffe più basse e offerte che invogliano a usare il telefonino anche per collegarsi a Internet.
Tim è sempre stato il numero uno della telefonia mobile in Italia. Il primo a introdurre, nel 1994, la carta prepagata ricaricabile, che ha favorito lo sviluppo di massa dei telefonini nel nostro Paese. Con i suoi utili da capogiro, la società  è stata la gallina dalle uova d’oro, prima del gruppo Stet, poi di Telecom Italia. Nel corso degli anni la concorrenza aggressiva di Vodafone e di Wind ha cominciato a erodere quote di mercato. Con la fusione all’interno di Telecom Italia nel 2005, all’epoca della gestione di Marco Tronchetti Provera, Tim deve rinunciare alla sua autonomia e comincia a perdere colpi. Per fronteggiare la pesante situazione debitoria della capogruppo, si tagliano gli investimenti pubblicitari, una scelta controproducente in un settore come le telecomunicazioni in cui il ruolo della pubblicità  è essenziale per competere sul mercato.
Nel 2009 l’amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè, per rilanciare Tim chiama Fabrizio Bona, un manager che si era conquistato un’ottima reputazione prima nel marketing di Vodafone e poi in Wind. I risultati però tardano ad arrivare. Anzi le cose vanno sempre peggio. Il resoconto sui primi nove mesi del 2010 di Telecom Italia indica che i ricavi nel settore mobile sono calati del 10,4% (a 5.822 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2009. Inoltre – e la cosa forse è ancora più grave, almeno dal punto di vista simbolico – per la prima volta Vodafone supera Tim per numero di clienti (30 milioni 692mila linee contro 30 milioni 632mila) e anche per volume di traffico telefonico (14 miliardi di minuti in uscita contro 13 miliardi). La quota di mercato di Telecom nel mobile scende dal 40% circa del 2008 al 32,7%, quella di Vodafone dal 33,1% al 32,8%. All’inizio di novembre l’incarico di Bona è affidato, ad interim, a Marco Patuano.
Direttore domestic market operations di Telecom Italia dal novembre 2009, Patuano ha percorso tutta la sua carriera all’interno del gruppo: è stato assunto in Sip nel 1990, subito dopo la laurea in economia aziendale, ricoprendo fino al 2002 incarichi di crescente responsabilità  all’interno della direzione Finanza, e distinguendosi poi in America Latina, dal 2003 al 2008. Il buon lavoro fatto in Argentina, dove Patuano è stato direttore generale operativo, gli vale la nomina a chief financial officer di Telecom Italia nell’agosto del 2008 e, un mese dopo, gli spiana l’ingresso nel Cda di Telecom Italia Media.
A lui abbiamo chiesto di spiegarci quali sono le cause della battuta d’arresto nel mobile e cosa sta facendo Telecom Italia per invertire la rotta e tornare a crescere.
“Il risultato negativo”, risponde Patuano, “è la sommatoria di due fattori: una questione di mercato, di industry, a cui si aggiunge un contesto specifico di Telecom Italia. Se prendiamo i dati delle tariffe voce a livello europeo, vediamo che sono scese in media dell’11%. Questo calo significativo dei prezzi della voce deriva dal fatto che in passato c’era una sorta di ‘premio di mobilità ‘, cioè la gente era disposta a pagare di più rispetto al telefono fisso. Ora stiamo passando da un concetto di telefonia mobile a un concetto di telefonia personale. Se voglio parlare con una persona, la chiamo sul cellulare anche quando è in ufficio. Cambiando la funzione d’uso, viene meno la ragione d’essere del premio che una volta si assegnava alla mobilità ; il cliente ormai la considera una cosa normale e non è più disposto a pagare troppo”.
Prima – Se calano i ricavi della ‘voce’ crescono però quelli per l’accesso mobile a Internet.
Marco Patuano – È vero, questo è un altro trend del nostro settore. I nuovi apparecchi, gli smartphone, i tablet, le chiavette fanno crescere l’esigenza di avere Internet in mobilità , non più solo sul pc di casa. Questo permette di sostenere i ricavi, però è un mercato che sta iniziando solo adesso. Se guardiamo il dettaglio dei ricavi di un operatore di telefonia cellulare, il grosso, cioè il 70-75%, viene ancora dalla voce.
Prima – Tim come si muove in questo mercato?
M. Patuano – Negli ultimi anni Tim ha mantenuto delle tariffe che i clienti hanno giudicato troppo care e questo indubbiamente ha inciso sui ricavi. In particolare in un periodo di crisi come quello del 2008-2009, con un concorrente come Wind che faceva della convenienza di prezzo il proprio leitmotiv. Wind ha sfruttato bene un momento che era per loro di estrema forza e per noi di estrema debolezza relativa.
Prima – Di fronte a questa vivacità  della concorrenza, come avete reagito?
M. Patuano – Abbiamo dovuto rifocalizzare l’offerta e cambiare completamente la quantità  e la forma dell’advertising. Siamo passati da messaggi di profilo più alto a una pubblicità  mass market. Ormai tutti gli operatori utilizzano una pressione pubblicitaria molto forte.
Prima – Non c’è giorno della settimana senza spot di telefonini…
M. Patuano – Siamo intorno agli 800, mille grp a settimana (la sigla indica il numero di contatti realizzati da una campagna pubblicitaria in rapporto al totale del target da raggiungere: ndr). E quando la pressione pubblicitaria è molto alta devi necessariamente usare una comunicazione divertente, basata sulla comicità , per evitare che il pubblico si stufi vedendo passare l’annuncio 20 volte al giorno. Ma il problema non è solo la pubblicità . Abbiamo dovuto lavorare simultaneamente su molti fronti: l’offerta, la comunicazione, la riconoscibilità  dei punti vendita. È stato uno sforzo economico e organizzativo molto importante in un periodo di mercato difficile.
Prima – Da cosa dipende questo ‘imbambolamento’ degli ultimi anni? Le politiche commerciali sul mobile sono sempre state molto aggressive.
M. Patuano – No, per l’incumbent, l’operatore più grande, com’è sempre stato Tim, è normale farsi pagare di più. Tim ha sempre avuto un’eccellenza nella rete, ha sempre cercato di garantire un’ottima qualità  di servizio e questo ovviamente ha un prezzo. Quando l’economia va bene il mercato è disposto a pagare di più; quando rallenta, però, il consumatore è meno propenso a spendere per cose non strettissimamente necessarie. E questo nel nostro settore ha la sua rilevanza.
Prima – Come si è riflessa la crisi sulla comunicazione pubblicitaria?
M. Patuano – Siamo tornati tutti alla commedia all’italiana: noi abbiamo De Sica con Belen, Vodafone ha Totti con Ilary Blasi, Wind ha Panariello con l’Incontrada. Alla fine il leitmotiv è lo stesso: la comicità , strappare un sorriso al cliente.
Prima – Campagne così ripetitive e scarsamente creative non saranno poco efficaci?
M. Patuano – Questo credo che sarà  il tema del 2011. Ma la questione non sarà  tanto la creatività : quando la pressione pubblicitaria è forte come nel nostro settore è difficile uscire dal cliché della simpatia. Al centro della nostra attenzione sarà  piuttosto la multimedialità . Finora gli operatori hanno puntato soprattutto sui media tradizionali; oggi credo che il marketing mix tenderà  a riequilibrarsi verso altri media: Internet, i social network, la radio.
Prima – Saranno contenti gli operatori di Internet, che si lamentano sempre della scarsità  degli investimenti pubblicitari on line in rapporto alla quota di pubblico raggiunta dal mezzo…
M. Patuano – Parlare in termini generici di pubblicità  su Internet rischia però di indurre a facili semplificazioni. Ogni componente di Internet ha una sua logica, una sua dinamica, un pubblico di riferimento. Non è la stessa cosa se io parlo di keyword sui motori di ricerca o se parlo di Facebook, dove bisogna sempre fare molta attenzione a non violare il codice, perché è un social media e tendenzialmente la pubblicità  dà  fastidio all’interno dei social media, mentre nessuno fa una piega se vede un banner su Virgilio. Internet non è un solo mezzo, ma tanti media in uno.
Prima – Quindi dall’anno prossimo entrerete in maniera più pesante nell’on line?
M. Patuano – Aumenteremo certamente la nostra share spending sui media non tradizionali, senza dimenticare mamma tivù, che continua a essere un modo terribilmente efficace di raggiungere un mercato di massa.
Prima – Molti dicono che in Italia la tivù abbia un peso fin troppo elevato, assorba una quota eccessiva degli investimenti pubblicitari.
M. Patuano – All’estero si sta passando a concetti diversi di comunicazione come il viral advertising. Nei Paesi dove il fenomeno delle cable tv, delle pay tv, è più ‘antico’ che da noi, la share è molto più frammentata e si pianifica diversamente. Quando ero in Argentina c’erano tre operatori televisivi via cavo e sette canali free via etere; pianificare in quelle condizioni non era semplice, quindi facevamo molto più street marketing, sponsorizzavamo concerti, eventi, cercavamo una presenza più visiva nelle strade. Stiamo cominciando a fare qualcosa del genere anche in Italia. A Milano per Natale abbiamo preso in affitto un tram dell’Atm e portiamo i clienti in giro a fare acquisti nelle vie del centro. E Belen nei punti vendita firma gli autografi…
Prima – Certo che Belen è una vera forza della natura. Giornali e agenzie sabato 11 dicembre erano pieni di notizie che parlavano di una rottuta tra Belen e Tim al punto che lei ha dovuto fare dichiarazioni tranquillizzanti che almeno fino a febbraio la vedremo negli spot Tim. Se Belen è così popolare, perché state pensando di cambiare agenzia e conseguentemente anche il format della pubblicità ?
M. Patuano – I nostri focus group ci dicono che Belen è gradita a tutti, anche alle famiglie, checché ne dicano i giornali. La nostra pubblicità  ha avuto un grande successo con lei e De Sica come testimonial, questo però non impedisce di pensare a un rinnovamento ed esplorare altre possibilità  offerte dal mercato, così abbiamo chiesto ad alcune agenzie di elaborare delle proposte di comunicazione innovative. È una procedura normale in un’azienda.
Prima – Qualcosa dovrete cambiare… La comunicazione di Tim negli ultimi tempi è sembrata poco chiara, un po’ confusa.
M. Patuano – Ci siamo trovati ad affrontare diversi problemi simultaneamente. Il nostro primo problema, fino alla metà  del 2009, era il calo della brand awareness, che era scesa anche per effetto di un minore volume di spesa rispetto ai nostri concorrenti. Un secondo tema era la percezione valoriale del brand. Tim, secondo le nostre indagini, era percepita come fredda, lontana, algida, elitaria. Quando vedevo questi risultati mi veniva la pelle d’oca… Un terzo ordine di problemi riguardava l’offerta: banalmente venivamo percepiti come troppo cari. Infine avevamo bisogno di portare più clienti nei nostri punti vendita. Insomma, una compilation di problemi a fronte dei quali ci veniva comunque riconosciuta la qualità  del nostro servizio.
Prima – Sì, funzionano bene, dicevano i clienti, ma intanto le prendevate da tutte le parti… Cosa avete deciso di fare?
M. Patuano – Abbiamo deciso di affrontare i problemi uno alla volta: la pubblicità , ma anche i negozi.
Prima – Cosa non andava nei vostri punti vendita?
M. Patuano – La visual identity, cioè la loro riconoscibilità . I punti vendita di Vodafone sono tutti uguali, con il rosso come colore dominante. Lasciamo perdere se sono belli o brutti, possono piacere oppure no, ma sono riconoscibili. Esattamente come quelli di Wind, tutti arancione e con quel loro baffetto stilizzato. I nostri invece non avevano più un’identità : uno era azzurro, l’altro di un colore diverso, uno aveva una vetrina allestita in un modo, l’altro in un modo diverso. Insomma dovevamo lavorare su entrambi i versanti: pubblicità  e punti vendita.
Prima – Cosa avete fatto sul versante della pubblicità ?
M. Patuano – Prima di tutto abbiamo cercato di correggere la brand awareness, aumentando la pressione e l’empatia. Per questo motivo siamo tornati a un testimonial sicuramente empatico come Christian De Sica, che collabora con noi da moltissimo tempo e che gli italiani sentono come una persona di casa; poi abbiamo scommesso su Belen, quando ancora non era il fenomeno mediatico che è oggi. E devo dire che è una scommessa vinta: Belen si è dimostrata un’eccellente professionista. Volevamo una figura femminile gradevole, non una bellezza iconografica alla Megan Gale. Cercavamo una ragazza simpatica, fresca e che piacesse sia a mia figlia di 16 anni sia a mia mamma che di anni ne ha 75, tenendo conto che il mercato di riferimento per Tim non è la famiglia, ma l’individuo. Abbiamo chiesto a questo format di accrescere la brand awareness e l’empatia, di riavvicinare il mass market a una società  che aveva rivisto le proprie politiche commerciali. Allo stesso tempo abbiamo fatto un enorme lavoro sul fronte dei negozi, rifacendo il layout di quasi 500 punti vendita.
Prima – Quanti sono in Italia i negozi di telefonia?
M. Patuano – I punti vendita specializzati sono circa 3mila; a questi bisogna aggiungere la grande distribuzione, i negozi di elettrodomestici, quelli multibrand. Noi abbiamo preso i nostri punti vendita in franchising e i nostri top dealer e li abbiamo rifatti completamente a nostre spese, dandogli una visual identity uniforme, studiata da un pool di architetti. È stato un investimento di varie decine di milioni di euro, più vicino ai tre digit che ai due. Se dovessi fare una critica ai nostri negozi oggi, direi che ci sono venuti troppo belli… Mi immagino qualcuno che si affaccia timidamente dicendo: posso? Mentre il nostro scopo è dire: per favore, entra. Gli spot della campagna di Natale esprimono questo semplice concetto: corri nei negozi Tim! Abbiamo messo a posto la casa, vieni a vedere com’è bella, corri nei negozi Tim!
Prima – Come mai finora avevate comunicato poco o niente i nuovi negozi?
M. Patuano – Prima di parlarne dovevamo raggiungere la massa critica. Dei 500 punti vendita che abbiamo in programma di sistemare, oggi ne abbiamo messi a posto 390.
Prima – Un mercato molto promettente è quello della banda larga mobile, le chiavette per l’accesso a Internet da pc e gli smartphone. Come cercate di spingere le vendite?
M. Patuano – Nel mondo degli smartphone c’è un prima e un dopo. Prima dell’estate il numero uno era l’iPhone di quel ‘genio della lampada’ di Steve Jobs; il numero due era staccato come lo sarei io da Bartali se facessimo una corsa in bicicletta… Non c’era confronto quanto a facilità  d’uso, formato, contenuti. L’iPhone era in testa e gli altri erano molto staccati. Negli ultimi mesi i concorrenti di Apple hanno cercato di chiudere il gap. E infatti dopo l’estate sono arrivati sul mercato tanti prodotti, uno più bello dell’altro: Samsung, Nokia, Lg, Sony Ericsson, Motorola. Tanti nuovi apparecchi con prezzi sempre più abbordabili, perché non tutti vogliono spendere 700 euro per un cellulare. Se nella prima parte dell’anno siamo stati un po’ freddi nello spingere il terminale, nel secondo semestre abbiamo cominciato a lanciare alla grande la vendita degli smartphone. Anche perché gli smartphone ci permettono di sviluppare il business. A una condizione, però: che le tariffe siano semplici e non ingannino, perché ho bisogno di dire ai clienti: ‘naviga, non avere paura’. Noi per gli smartphone abbiamo fatto questa offerta: con 2 euro alla settimana puoi scaricare 250 megabyte.
Prima – È tanto o poco?
M. Patuano – Negli Stati Uniti, dove c’è una propensione maggiore della nostra a navigare su Internet attraverso lo smartphone, un cliente medio usa circa 500 mega al mese, nel Nord Europa siamo intorno ai 350; in Italia siamo sotto i 200 mega al mese; noi per 2 euro ne diamo 250 alla settimana. Se a un cliente non basta venga qua che lo voglio conoscere.
Prima – Il discorso vale anche per le chiavette Internet?
M. Patuano – No, nel caso delle chiavette la cosa è diversa. Se vendo le chiavette a volume ci vorrebbe uno scienziato per calcolare il consumo mentre si naviga. Facilissimo invece sapere il tempo di navigazione. Comunque il cliente medio con la chiavetta usa circa 2,2 gigabyte al mese; il rapporto con lo smartphone è di uno a dieci. Per quell’oggetto del desiderio che è l’iPad offriamo piani tariffari da 5 giga, anche perché la tavoletta digitale appena trova un punto d’accesso wi-fi si aggancia automaticamente e quindi si risparmia sulle connessioni.
Prima – Come mai fate così poca comunicazione su questi temi?
M. Patuano – Sui mezzi classici, tivù e carta stampata, sarebbe una comunicazione troppo noiosa. Sono argomenti che si possono trattare bene su Internet, oppure in negozio. Ad esempio, la gente non sa normalmente che parlando di velocità  della connessione si usano i megabit mentre parlando della dimensione dei file si usano i megabyte; la differenza è di uno a otto: un byte equivale infatti a otto bit. Questa è la tipica cosa che riesco a spiegarti bene se vieni in negozio, oppure se vai sul sito. Ecco perché stiamo rifacendo anche tutti i nostri siti web. Vogliamo dei siti che aiutino il cliente a trovare subito quello che cerca. Quando sento che un cliente per trovare quello che cercava ha dovuto fare cinque clic, beh, allora vuol dire che c’è qualcosa che non va; fossi io quel cliente sarei già  andato da un’altra parte… Comunicazione, visual identity e layout dei negozi e dei siti: è questo il lavoro a cui ci siamo dedicati dall’inizio dell’anno. Il 2009 è stato un anno di transizione, un anno in cui era difficile capire dove finisse l’effetto alone della crisi e come individuare i pilastri su cui ripartire.
Prima – Cosa ha sbagliato Bona?
M. Patuano – Fabrizio è un ottimo professionista, conosce il mercato da molto tempo, è una persona eccellente. Ha efficacemente impresso una svolta nella strategia di riposizionamento che ci eravamo prefissi. Ora non stiamo più facendo un’inversione a u, ma piuttosto degli aggiustamenti rispetto a una direzione su cui ci eravamo già  incamminati, e siamo pronti a continuare un percorso di riposizionamento. Io guardo avanti.
Prima – A proposito di futuro, con il proliferare degli smartphone e delle chiavette, c’è chi ha lanciato l’allarme sul possibile collasso della rete mobile a causa del vertiginoso aumento del traffico dati. È un allarme fondato?
M. Patuano – Non credo che sia in arrivo un Armageddon… Noi dimensioniamo la nostra rete con largo anticipo, sulla base del fabbisogno che avremo tra 12 mesi. Oggi trasportiamo circa 30 petabyte (30 milioni di miliardi di byte: ndr) e la nostra rete è già  pronta a trasportarne quasi il doppio, ma sappiamo che fra tre anni dovrà  essere in grado di trasportare non meno di 100 petabyte. Intanto però stiamo imparando a comprimere meglio i pacchetti di dati, in modo da usare meglio la risorsa più scarsa che abbiamo, cioè le frequenze. Inoltre abbiamo una maniacale attenzione nella progettazione della rete, per raggiungere la massima efficienza. Infine stiamo lavorando per gestire il passaggio delle frequenze destinate alla telefonia di seconda generazione, da utilizzare anche per il trasporto di dati.
Prima – Con la tivù digitale terrestre si liberano altre frequenze che il governo intenderebbe mettere all’asta per assegnarle agli operatori mobili, puntando a ricavarci qualche miliardo di euro.
M. Patuano – Non si conoscono ancora i dettagli, quindi è inutile discuterne ora. Comunque la buona notizia è che, se mai dovessimo intravvedere una scarsità  di frequenze, ce ne sono altre disponibili.
Prima – In questi giorni Telecom Italia sta cominciando a offrire connessioni mobili a 21 megabit. Che cosa viaggerà  su questa rete superveloce?
M. Patuano – Iniziamo la commercializzazione su alcuni specifici segmenti di clientela business molto pregiata, anche perché al momento la copertura a 21 megabit riguarda solo il centro di Milano e il centro di Roma. Nel corso del 2011 la copertura verrà  estesa e a quel punto amplieremo la nostra gamma di offerta. Oggi nessun telefonino viaggia a più di 7 megabit; i primi cellulari a 14 megabit arriveranno intorno a marzo. Per vedere YouTube servono molto molto meno di 21 megabit; una banda così larga al momento serve solo per usi professionali. Noi comunque iniziamo a costruire la rete e la rendiamo disponibile; confidiamo che il mercato saprà  come usarla.
Prima – E come vi relazionate con il mercato?
M. Patuano – Faremo una comunicazione professional, molto mirata; all’inizio andremo solo su specifici clienti, door to door.
Prima – Quanto spende all’anno il vostro cliente medio?
M. Patuano – Un cliente medio consumer vale circa 20 euro al mese; un cliente business di un’azienda medio-piccola viaggia intorno ai 35 euro; nelle grandi aziende il campionario è il più variegato possibile. La cosa più interessante però non è quanto spende il cliente, ma quanto parla: circa 140 minuti di traffico chiamato al mese, il che significa quattro minuti al giorno: la media è questa. La nostra idea in questo momento è dire al cliente: vorresti, spendendo poco di più, parlare molto di più? Con 4 euro a settimana, quindi 16 euro al mese, puoi parlare 250 minuti, il doppio rispetto a oggi; con 29 euro parli quattro volte di più: non ti piacerebbe?
Prima – Perché gli italiani, di solito considerati dei chiacchieroni, stanno così zitti al telefono?
M. Patuano – Perché hanno paura di tariffe non trasparenti. Quello che vogliamo dire al cliente nel 2011 è che non c’è trucco e non c’è inganno nelle nostre offerte. Se ho una rete che trasporta miliardi di byte di dati, la voce che non occupa così tanto spazio, posso farla pagare meno, lasciar parlare di più il cliente. Quindi gli diremo: fidati, non c’è trucco dietro queste offerte; c’è sempre indicato il prezzo finale; goditi quindi la promozione; quando sarà  finita, il prezzo non sarà  poi così alto. Abbiamo capito che dobbiamo avere un cliente felice, non dobbiamo creargli problemi. E il cliente felice non è quello che spende tanto, ma quello che parla tanto. Se parla tanto vuol dire che sta bene con noi, non ha voglia di cambiare operatore. Ma gli devi offrire una customer care adeguata, e anche su questo abbiamo lavorato molto.
Prima – Tim a fine anno chiuderà  il suo canale di tivù mobile dvb-h; in compenso sta per portare un altro tipo di televisione sugli smartphone (ma anche sui pc e sul televisore di casa), quella di Cubovision. Di che si tratta?
M. Patuano – Una cosa è trasmettere un canale broadcast, cioè da una antenna in modo che tutti lo vedano allo stesso tempo (in multicast come dicono i tecnici); un’altra cosa è trasmettere un contenuto in modalità  unicast, cioè mandare il contenuto a ogni singola persona separatamente; così se arrivo a casa e voglio vedere il tg, lo posso fare in qualsiasi momento. Il modo tecnologicamente più efficiente per trasmettere in unicast è via Internet, con la banda larga e il protocollo ip. Catch up tv, download & play, video on demand, podcast. Tante parole che vogliono dire sostanzialmente Internet sulla televisione: film, serie tivù, musica via ip. Noi trasmettiamo tutti i contenuti che volete, quando li volete.
Prima – Li produrrete voi questi contenuti?
M. Patuano – No, assolutamente; noi semplicemente mettiamo a disposizione di chi ha i contenuti una piattaforma, in modo aperto: gli diciamo come fare ed è più che benvenuto. Se un nostro cliente ha già  un televisore di nuova generazione, una connected tv (noi, ad esempio, abbiamo siglato un accordo con Samsung), basta che vada sulla sezione Internet del menu per entrare dentro a questo nuovo mondo di contenuti. Se la sua televisione non è connessa a Internet, noi gli diamo il Cubo per renderla ‘connected’. Dentro a questo Cubo, nel suo hard disc, il cliente può metterci anche i suoi film, le sue foto, eccetera. Tutti questi contenuti li può vedere anche sul pc, magari collegato a Internet con la chiavetta, e presto anche sullo smartphone. Dovunque sia il cliente avrà  la ‘sua’ tivù.
Prima – È lo stesso concetto del Tim Store, il negozio on line dove ogni cliente può scaricarsi le applicazioni che preferisce per il suo smartphone?
M. Patuano – Ma certo. Nel caso delle applicazioni l’unico limite è la fantasia degli sviluppatori. Vogliamo mettere su un’applicazione il Superenalotto oppure la prenotazione dei raggi X all’ospedale? Perché no? Io ti do la piattaforma, tu mettici quello che vuoi. Sul Cubo è lo stesso. Intel ci ha chiesto di presentarlo a Las Vegas in gennaio, al salone dell’innovazione. È un anno che lavoriamo a questo aggeggio per farlo funzionare. Ora funziona e ci stiamo mettendo dentro i contenuti. Abbiamo firmato un accordo con le case discografiche per rendere disponibile tutte le library musicali del mondo via adsl, gratis per quattro mesi. Ci sarà  un portale dove ognuno potrà  scegliersi la sua musica preferita a un prezzo promozionale per un anno, per vedere se gli piace; stiamo parlando di meno di due euro al mese, un po’ come la filodiffusione. L’unico modo per combattere la pirateria è la legalità , ma il servizio deve essere facile, accessibile, a buon mercato, ben organizzato. Ed è questo che vogliamo proporre. Noi non facciamo musica né film, vendiamo adsl. Stiamo dando ai clienti tanti buoni motivi per comprare la nostra adsl.

Intervista di Claudio Cazzola

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