àˆ vero, siamo vivi – Intervista a Mario Orfeo, direttore del Tg2 (Prima n. 414, febbraio 2011)

È vero, siamo vivi
Ci sono cecchini che sparano contro Mario Orfeo, direttore del Tg2, che sta conquistando audience e consensi, al punto che c’è chi dice che sarebbe il direttore giusto per il Tg1. La sua regola è non omettere le notizie. Anche sul bunga bunga? “Abbiamo dato tutto ma senza morbosità . Credo che questo sia il modo corretto di fare servizio pubblico”.
Interessa a qualcuno sapere che il numero dei cristiani perseguitati nel mondo è di 200 milioni come riferisce con affidabilità  di dati il ‘Rapporto sulla libertà  religiosa nel mondo’ presentato dall’organizzazione cattolica internazionale Acs (Aiuto alla chiesa che soffre)? A qualcuno è venuto in mente di aprire una vera e propria campagna a favore dei cristiani perseguitati e massacrati in Pakistan, in Iran, in Arabia Saudita, in Algeria, in Sudan, in Egitto (ma anche in Corea del Nord)? A nessuno o quasi. Nemmeno si trattasse di un dettaglio marginale, una curiosità  da consegnare alla colonnina delle brevi, un tic da monomaniaci e beghine e non di una questione fondamentale che riguarda la nostra civiltà  e le nostre democrazie. Non la pensa così Mario Orfeo, direttore del Tg2, che ha avuto il merito di lanciare una tambureggiante iniziativa giornalistica per chiedere alle istituzioni dell’Unione europea una ferma pronuncia e un efficace impegno contro le violenze anticristiane, conquistandosi encomi bipartisan e la stima dei circoli cattolici sia vaticani che più propriamente laici.
Il Tg2 è un prodotto serio che la Rai trascura forse perché lo ritiene una pedina inessenziale all’interno del sempre più aspro scontro politico. Lo ha notato persino quello snobbone di Michele Serra che nella sua rubrica su Repubblica, ‘L’amaca’, a fine gennaio ha addirittura proposto di scambiare il Tg1 con il Tg2. Il secondo (“decentemente equilibrato nella scaletta, nei toni, nella scelta delle notizie”) meriterebbe di prendere il posto del primo (“ardentemente governativo e dunque di destra”) che peraltro perde colpo su colpo, spettatore su spettatore. Vero è che il Tg2 è una creatura deboluccia in quanto ad ascolti (non si schioda da un 9,5-9,6% di share) ma rimane un prodotto pulito e leggibile, di quelli che non ti fanno uscire la bile per le campagne politiche travestite da servizi giornalistici e non ti lessano i gioielli di famiglia con le cosiddette notizie ‘di alleggerimento’ (roba tipo l’importanza dei nonni nella famiglia di oggi o la rimozione della statua di Manuela Arcuri a Porto Cesareo). Il tg di Orfeo si potrebbe insomma definire un telegiornale vecchio stampo dove viene fatto un buon lavoro di informazione senza che questo meriti non dico l’entusiasmo, ma per lo meno l’apprezzamento, dei vertici Rai.
Per fortuna c’è almeno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che anche di recente ha richiamato a una maggiore compostezza chi guida l’informazione televisiva, ad apprezzare il lavoro di Orfeo e della sua redazione al punto da concedergli – a metà  dicembre del 2009 – l’unica intervista politica all’indomani dell’aggressione di Berlusconi in piazza Duomo. Il nome di Mario Orfeo ricorre spesso quando si parla del successore di Augusto Minzolini al Tg1, ma una recente sparata del Giornale della famiglia del premier contro di lui, sospettato di essere la pedina su cui puntano il finiano Italo Bocchino e la salernitana Mara Carfagna, lascia capire che la sua candidatura è considerata poco digeribile dai berluscones.
Orfeo, 44 anni e napoletano, ha tra le mani un buon prodotto e molti problemi. Per prima cosa, niente traino. La seconda rete, nel preserale, sembra il Verano di Roma nelle giornate di pioggia, solo che ci si diverte la metà . Paradossalmente è proprio il Tg2 a portar su l’asticella dell’audience alle 20,30, un orario molto difficile perché significa avere contro prodotti che infiammano la teleutenza come ‘Striscia la notizia’ su Canale 5 e ‘I soliti ignoti’ su Raiuno.
“Per non parlare di ‘Che tempo che fa’ di Fabio Fazio il sabato e la domenica su Raitre. E per tacere delle partite che vanno in onda praticamente tutte le sere”, dice ridendo Mario Orfeo.
Prima – Quattro contro uno. C’è da stupirsi che siate ancora vivi.
Mario Orfeo – Non solo siamo vivi, non solo teniamo, ma ogni tanto riusciamo anche a crescere. Consideri poi che il mio predecessore (Mauro Mazza: ndr) si era inventato un’intersigla, spezzando il telegiornale della sera e i relativi dati di ascolto in due. Ora invece i dati sono su tutti e trenta i minuti del telegiornale, il che mi rende ancora più orgoglioso del nostro lavoro.
Prima – Mentre venivo da lei c’era una domanda che mi frullava nella testa: come si riesce a fare un telegiornale in un Paese come il nostro e in un’azienda come la Rai? Con tutti i cecchini sparsi sui tetti, lei se ne va in giro senza scorta?
M. Orfeo – Lei mi chiede come si fa? Intanto non bisogna cedere alle pressioni.
Prima – Facile a dirsi. Lo dicono tutti. ‘Io pressioni? Giammai!’, ‘Io favori? Ma per chi mi ha preso?’. Caro direttore Orfeo, non ci credo nemmeno se mi paga.
M. Orfeo – Va bene, un po’ di pressioni ci sono, certo, ma non sono così irresistibili come si vuol far credere. Fin da quando sono entrato in Rai ho detto chiaramente che non avrei partecipato a campagne faziose, non avrei cercato di imporre punti di vista in maniera violenta o deontologicamente scorretta. Anzi, fin dall’inizio, e maggiormente in questa fase, il mio obiettivo, l’obiettivo del mio telegiornale è quello di fare da calmiere, proprio in un’informazione che, anche quando è portatrice di convinzioni legittime, trasforma tutto in una guerra civile.
Prima – E come si fa a fare da calmiere? Non c’è il rischio di prendere sberle da tutti?
M. Orfeo – Si fa riportando tutte le notizie, tutti i punti di vista, cercando di creare addirittura un dibattito, mantenendo sempre il senso delle proporzioni senza mai partecipare allo scandalismo.
Prima – Come avete seguito la storia della casetta di Montecarlo?
M. Orfeo – Ecco, io non ho partecipato alla campagna contro Gianfranco Fini sulla casa di Montecarlo pur non omettendo mai una notizia. Non ho mai nascosto le accuse che gli venivano fatte dal punto di vista politico né quelle giudiziarie, con l’apertura e poi la richiesta di archiviazione della Procura di Roma. Ma mi sono rifiutato di fare una campagna su questo perché sono un garantista e perché credo che quella campagna non avesse un fine giornalistico ma un fine politico.
Prima – E con il bunga bunga com’è andata?
M. Orfeo – Mi sono comportato nello stesso modo: sull’inchiesta che riguarda Silvio Berlusconi e il bunga bunga non ho omesso alcuna notizia, ma non abbiamo riferito morbosamente intercettazione per intercettazione. Continuo a credere che questo sia un modo corretto di fare servizio pubblico.
Prima – Che cosa ha il servizio pubblico di particolare?
M. Orfeo – Secondo me il servizio pubblico deve dare tutte le notizie, tutte, ma non deve partecipare a nessuna guerra, non si deve schierare con nessuna divisione, non deve essere un’informazione faziosa.
Prima – Un giornale tradizionale, appunto.
M. Orfeo – Se vuole proprio saperlo, essere considerato un giornale tradizionale è per me un grandissimo complimento.
Prima – Dal tono con cui lo dice non direi.
M. Orfeo – Tradizionale per me non vuol dire né paludato né vecchio, ma semmai corretto. Penso a quel che diceva un padre dell’Europa come Jean Monnet: “Senza gli uomini nulla è possibile, ma senza le istituzioni nulla è durevole”. Quindi credo che faccia parte anche del ruolo del servizio pubblico, di cui il Tg2 fa parte, essere attento alle istituzioni e per quanto possibile proteggerle.
Prima – Come mai lei non fa uso degli editoriali come il suo compagno di banco Augusto Minzolini?
M. Orfeo – È una domanda che mi viene fatta spesso perché sugli editoriali nei telegiornali è scoppiata una polemica piuttosto vivace. Personalmente sono persuaso che ogni giorno, ogni volta che il telegiornale va in onda, ogni edizione del telegiornale sia un editoriale, perché il tg è fatto di scelte che il direttore condivide con la redazione. Quindi da questo punto di vista credo che il messaggio più forte arrivi non dal minuto del discorsetto del direttore ma dai trenta minuti di telegiornale che si fa, dando la possibilità  al telespettatore di farsi una sua opinione indipendentemente.
Prima – Mi sta dicendo che gli editoriali sono solo inutili vanità  e strumento di propaganda?
M. Orfeo – No, nulla è inutile. Credo che l’editoriale sia un modo più esplicito per connotare politicamente il proprio telegiornale e io non ho intenzione di dare alcuna connotazione politica particolare al telegiornale, perché non credo che ce ne sia una che vada bene per tutto. A volte ho l’impressione che la linea sia precostituita. Invece sono persuaso che la linea di un telegiornale, come quella di un giornale di carta, sia un ‘work in progress’ a seconda degli avvenimenti e a seconda delle posizioni politiche che vengono prese su quell’argomento.
Prima – Avete intervistato le allegre escort di Arcore?
M. Orfeo – Assolutamente sì. Abbiamo cercato di intervistare Nicole Minetti, abbiamo sentito Marysthell Garcia Polanco. Devo dire che i nostri cronisti di giudiziaria di Milano hanno lavorato in assoluta libertà  con ampio mandato di portare a casa tutto ciò che era utile per dare un’informazione.
Prima – Kharima El Mahrough, alias Ruby, era utile all’informazione? Voi l’avete intervistata?
M. Orfeo – L’abbiamo cercata ma lei voleva soldi, e noi non paghiamo chi intervistiamo.
Prima – Beh, la ragazza si tiene in allenamento. Ancora una cosa e poi la chiudiamo lì con Arcore perché siamo tutti esausti dell’argomento. Raccontare quel che succede in una dimora privata del capo del governo ha, secondo lei, interesse politico, è un esercizio voyeristico o un modo per tentare di liquidare illegittimamente il capo della maggioranza?
M. Orfeo – Quello che fa Berlusconi a casa sua sono affari privati. Diverso è l’aver telefonato alla Questura di Milano per chiedere di affidare Ruby al consigliere regionale Minetti. Quel che le voglio dire è che il buco della serratura non è la nostra prospettiva, non ci interessa e non ci interesserà  mai, a meno che non emergano elementi probanti per l’inchiesta di interesse pubblico e giudiziario. Abbiamo però registrato il fatto che il presidente del Consiglio ha chiamato la Questura di Milano personalmente intervenendo in favore di una ragazza minorenne suggerendone l’affidamento a un consigliere regionale. E questo, se mi permette, non è proprio di un capo di governo.
Prima – Torniamo al suo tg ‘tradizionale’.
M. Orfeo – Aridai con questo tradizionale! Secondo lei è tradizionale aver rifatto il viaggio di Pier Paolo Pasolini lungo le coste italiane? A me pare che non l’abbia fatto nessuno prima di noi. È tradizionale raccontare la storia del Risorgimento a puntate in occasione del 150esimo anniversario dell’Italia? Non credo. È tradizionale raccontare l’Italia unita con i filmini Super 8 delle famiglie italiane? Credo che sia una cosa che nessun tg ha fatto. E le carceri? Dove le mette le carceri?
Prima – Veramente non ho idea. Ma perché me lo chiede?
M. Orfeo – Perché ce ne siamo occupati in modo approfondito, cosa che nessuno ha fatto prima di noi. Ho preso due tra i migliori inviati che ha il Tg2 – Valerio Cataldi e Maurizio Martinelli – e gli ho fatto fare un viaggio nelle carceri italiane che ha dato uno spaccato drammatico della situazione. Dopo che la politica aveva fatto un piano svuota carceri siamo andati a controllare e abbiamo scoperto che un mese dopo il varo di quel piano erano usciti solo 770 poveri disgraziati. Questo per dirle quanto siamo tradizionali!
Prima – Ero sicuro che si adombrava. Ma quando vi dicono che siete tradizionali, forse pensano allo stile.
M. Orfeo – Siamo l’unico telegiornale che ha fatto un titolo che diceva: ‘Un fantasma si aggira per l’Europa: Mrs Ashton’.
Prima – Ricordando la latitanza di Catherine Ashton, alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea.
M. Orfeo – Siamo istituzionali, ma se le istituzioni come quelle europee non funzionano, lo diciamo. Abbiamo anche fatto una battaglia perché l’Europa dicesse almeno una sola parola sulla strage dei cristiani che c’è stata tra Natale e Capodanno in Egitto, in Nigeria e in altri Paesi.
Prima – In effetti sembra che l’Europa sia a dir poco reticente nell’affrontare la questione suscitando le proteste solo di Italia e Francia.
M. Orfeo – Noi abbiamo fatto questa battaglia laicamente perché ci sembrava giusto portare all’attenzione mediatica il fatto che minoranze cristiane fossero condannate a morte dal fanatismo islamico. Ma non è l’unica minoranza di cui ci siamo occupati, perché credo che nessuno abbia fatto tanti servizi quanti ne abbiamo fatti noi sui profughi prigionieri del Sinai che stanno lì da mesi, in catene, in una terra di frontiera dove nessuno si occupa di loro.
Prima – Non vorrei distrarla da argomenti così importanti, ma vorrei che parlassimo anche degli altri telegiornali. Per esempio quello di Enrico Mentana, che ha fatto un boom di ascolti su La7.
M. Orfeo – Credo che la scelta di Mentana di collocarsi alle 20 non sia stata casuale perché in quella fascia oraria il pubblico del Tg1 e del Tg5 trova meno politica e quindi, se è quello che cerca, trasloca su La7. Se il tg di Mentana fosse andato in onda alle 19 contro il Tg3 o alle 20,30 contro il Tg2, non credo che avrebbe avuto lo stesso successo perché i nostri telegiornali si occupano di politica quanto e come lui. O quasi. E poi diciamo anche che Mentana ha goduto di un’ottima stampa, il che, se mi permette, aiuta. Detto questo, aggiungo che considero Mentana il miglior conduttore sulla piazza e il suo successo è ampiamente meritato.
Prima – Resta il fatto che voi andate in onda senza un traino. Prima di voi c’è il vuoto. So che da quando lei è arrivato ha intrecciato la spada con i palinsesti, con il direttore di rete, con il direttore generale perché questo cambi.
M. Orfeo – Una volta, davanti alla mia ennesima protesta, sono stato rimproverato, anche per iscritto, da un dirigente della Rai perché ignoravo che da sempre l’orario precedente il Tg2 delle 20,30 è considerata una zona morta dal palinsesto Rai. Io ho obiettato che visto che sono tanti anni che è morta, forse sarebbe giunta l’ora di resuscitarla.
Prima – Risultato?
M. Orfeo – Nessuno. Continuiamo quindi ad arrampicarci sulla montagna, sera dopo sera. Però me lo lasci dire: c’è anche più soddisfazione visto che tutto quello che otteniamo è solo merito nostro.
Prima – Una delle caratteristiche del Tg2 sono le rubriche.
M. Orfeo – Ne abbiamo una storica che è ‘Costume e società ‘ che va molto bene e che credo sia fondamentale. Mentre mi piace meno ‘Costume e società ‘ dentro il telegiornale. Credo che il tg sia una cosa seria, dove ci vogliono argomenti seri. Per il resto ci vuole un altro approccio e per questo a me piace far conoscere gli scrittori di tendenza, raccontare in modo originale il cinema come fa Gianni Gaspari, il miglior critico cinetelevisivo che ci sia. Anche lo sport mi piace raccontarlo con delle storie. ‘Medicina 33’ dà  molte soddisfazioni, per non parlare del nostro fiore all’occhiello, il ‘Tg2 Dossier’, che è una rubrica ancora molto amata pur andando in onda in un orario difficile.
Prima – A mezzanotte meno un quarto lo chiama ‘orario difficile’? Diciamo che è un programma per chi soffre di insonnia. Eppure un tempo era pomeridiano.
M. Orfeo – In Rai ho imparato che quando cedi qualcosa non la recuperi più. Però nonostante sia confinato in quell’orario, continua a essere un prodotto di grande qualità  e con buoni ascolti.
Prima – Come è composta la sua squadra?
M. Orfeo – I vice direttori sono rimasti quelli di prima, quattro di line (Mario De Scalzi, Marcello Masi, Carlo Pilieci, Rocco Tolfa) e uno – Ida Colucci – che segue Berlusconi. Con loro, con la redazione tutta, mi sono trovato molto bene.
Prima – Il che non ha impedito qualche baruffa.
M. Orfeo – Sono molto esigente e a volte questo genera qualche resistenza. Ma la reazione generale la considero ottima.
Prima – Pensavo alle baruffe politiche.
M. Orfeo – Discussioni. Io non le chiamerei baruffe, le chiamerei discussioni.
Prima – Lei può chiamarle come le pare, ma anche i neonati sanno che la Rai è devastata dalla guerra per bande.
M. Orfeo – E lei può anche non credermi, ma da noi tutto questo non c’è. Per quanto riguarda l’azienda io sono convinto che sia molto meglio di quel che appare all’esterno. E dico di più: la Rai è molto meglio di quanto essa stessa vuol far apparire fuori.
Prima – Non c’è che dire per un’azienda della comunicazione.
M. Orfeo – La Rai ha professionalità  di un livello inimmaginabile. Da che sono arrivato ci sto giorno e notte. Sono uno dei pochi direttori che va quasi sempre a mensa. Prima andavo qualche volta al ristorante con gli ospiti ma poi – visto che qualcuno spendeva troppo – ci hanno tolto la carta di credito aziendale.
Prima – Pare che i conti di Minzolini non fossero da scherzare. Ma lasciamo stare le beghe delle note spese. Quali progetti ha per il prossimo futuro del suo telegiornale?
M. Orfeo – Il futuro del Tg2 è condizionato da un ritardo gravissimo nella digitalizzazione. Alcuni anni fa – quindi prima che arrivassi io – il Tg2 fu indicato come il primo a dover essere digitalizzato. Per questo fu chiesto alla redazione il sacrificio di un trasloco e per questo mi fu chiesto, quando arrivai, di fare pochi cambiamenti nello studio in previsione dell’arrivo della digitalizzazione. Stiamo ancora aspettando.
Prima – E quando si dovrebbe avverare il sogno?
M. Orfeo – Il prossimo anno. E nel frattempo io non posso che ringraziare la redazione, non solo per il lavoro che fa, ma anche per la pazienza con cui sopporta i disagi andando avanti e indietro da uno studio all’altro con venti cassette, facendo le corse quando c’è una notizia dell’ultima ora perché la redazione è dall’altra parte rispetto allo studio. Tutto questo, lei lo capisce, condiziona il nostro futuro. Che progetti vuole che faccia? Se mi ci metto a lavorare oggi, fra un anno sarà  tutto invecchiato.
Prima – Non voglio che lei torni a Saxa Rubra con il bazooka, però, mettendo insieme alcuni elementi che lei stesso mi ha raccontato, verrebbe da dire che a voi del Tg2 vi trattano a pesci in faccia.
M. Orfeo – Questa è una sua considerazione.
Prima – Non occorre mica essere un campione di deduzione logica per arrivarci.
M. Orfeo – Guardi che noi saremo i primi a essere digitalizzati. Se a noi tocca nel 2012, chissà  quando toccherà  al Tg1 che, se mi permette, rimane pur sempre l’ammiraglia della Rai. Io comunque mi auguro che almeno questa volta i tempi siano rispettati.
Prima – Il 9 dicembre dello scorso anno Il Giornale ha fatto una paginata piuttosto acida contro di lei. L’accusavano di essere un protetto di Italo Bocchino, di essere “un culo di pietra” stakanovista, di essere “un signor nessuno”, di essere parente di Vincenzo Maria Greco (“plurindagato, regista degli appalti del dopo terremoto in Irpinia, legato a doppio filo all’allora Dc napoletana, area Pomicino”), insinuando che lei non veda l’ora di fare le scarpe a Minzolini.
M. Orfeo – È il clima da guerra civile di cui le parlavo. Già  a luglio scorso Il Giornale mi aveva più volte messo in quota finiana, ex An, insieme a colleghi stimabilissimi e rispettabilissimi, che però avevano un corso professionale e politico assolutamente diverso dal mio, visto che io non sono mai stato al Secolo d’Italia, né ho mai militato a destra.
Prima – Se l’hanno detto, un qualche motivo ci doveva pur essere.
M. Orfeo – Il solo fatto di non aver aderito alla campagna anti Fini limitandomi a riportare le notizie è stato sufficiente a farmi passare per finiano. In compenso altri giornali di sinistra mi hanno dato del berlusconiano, altri (di destra) in precedenza mi avevano dato del dalemiano. La cosa un po’ ridicola è che ti vogliano mettere per forza in un album di figurine. E Il Giornale ha rovistato tra i miei antenati prendendo la storia di un vecchio zio in un’epoca in cui non ero nemmeno nato e che era passato legittimamente dal Partito monarchico alla Democrazia cristiana, un passaggio che rispetto ai passaggi che hanno fatto loro, tra giornali e padrini, è limpido come l’acqua di ruscello. Poi sono andati a scovare il fatto che uno degli editori del primo giornale in cui ho lavorato a Napoli era Eugenio Bontempo, padre della moglie di Italo Bocchino. Una cosa ridicola.
Prima – E lei come ha reagito?
M. Orfeo – Prima mi sono fatto una grassa risata, e poi mi sono un po’ dispiaciuto per questo zio morto che non si meritava tanta pubblicità  postuma.

Intervista di Daniele Scalise

Mario Orfeo, direttore del Tg2 dal luglio 2009, è nato a Napoli nel 1966 e ha iniziato giovanissimo la carriera giornalistica. Il primo vero passo importante è quello del 1990, quando Orfeo entra nella redazione napoletana di Repubblica. Ezio Mauro intuisce che il ragazzo ha stoffa tanto da chiedergli di trasferirsi a Roma, con la qualifica di caporedattore. Nel 2002 Francesco Gaetano Caltagirone lo individua come il candidato ideale per sostituire Paolo Gambescia alla direzione del Mattino e dopo sette anni, con voto unanime del Cda della Rai, Orfeo diventa direttore del Tg2 grazie – dice qualcuno, ma ne dubitano in molti – alla sponsorizzazione di Italo Bocchino e Mara Carfagna.

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