Lapo è tornato – Intervista a Lapo Elkann, consulente del Centro stile Ferrari (Prima n. 415, marzo 2011)

Lapo è tornato
Sulla parete del Centro stile Ferrari c’è una grande scritta su carta: ‘Limitless’, senza limiti. Sotto la scritta c’è un trentenne ipercinetico d’azzurro vestito che sfoglia campionari di pelle, compulsa cataloghi, confronta bozzetti, distribuisce pacche sulle spalle e baci sulle guance a chiunque entri: Lapo Elkann è rientrato in Ferrari. Ma si potrebbe pure dire che è rientrato in famiglia – e per prima cosa ha allestito a Maranello la sua sala giochi. Nel sancta sanctorum del Cavallino, Lapo si occupa di esagerazioni, ovvero della cosa che gli riesce meglio. Da circa un anno è diventato consulente del Centro stile, diretto dal suo amico dei tempi della Fiat Flavio Manzoni. Un rientro apparentemente all’insegna dell’understatement, per testare il feeling reciproco e che ha avuto la sua sanzione pubblica al Salone di Ginevra, dove Lapo era presente al lancio dell’ultimo gioiello Ferrari: la Ff, prima supercar del Cavallino a quattro ruote motrici. A Ginevra, Lapo ha lasciato il proscenio a Luca di Montezemolo, presidente Ferrari, al fratello John, presidente Fiat, a Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat, ad Amedeo Felisa, amministratore delegato Ferrari, e al vice presidente Piero Ferrari. È rimasto un passo indietro, fra i tecnici e gli uomini di prodotto che la Ff l’hanno progettata e costruita. Ma infine sul palcoscenico c’è finito ugualmente. Perché Lapo Elkann è uomo da copertina per definizione e il suo rientro ‘in famiglia’ cinque anni e mezzo dopo l’overdose di cocaina – e la conseguente decisione di Marchionne sul suo allontanamento dalla Fiat – non è solo la rimpatriata del figliol prodigo, ma una scelta che nei prossimi anni potrebbe portare a impegni e responsabilità  molto più forti e molto più grandi. E che già  ora prefigura una corposa ricaduta d’immagine: per la sua visibilità  Lapo, infatti, è naturalmente candidato a riempire il vuoto di italianità  che il nuovo assetto Fiat-Chrysler sta determinando. Con Marchionne sempre più concentrato su Detroit e sulla dimensione globale del gruppo Fiat, e John Elkann impegnato full time nella delicata gestione degli interessi della famiglia azionista, Lapo è l’unico degli Agnelli che può, in qualche modo, difendere il Made in Italy dell’auto. Non è un caso che oltre al ritorno in Ferrari – che del Made in Italy è la massima bandiera nel mondo – il giovane Elkann abbia firmato la 500 Gucci, presentata nello showroom della griffe, a Milano, il 23 febbraio. E come ulteriore conferma suona la sua nomina a presidente del nuovo Museo dell’automobile di Torino, inaugurato alla presenza del presidente Napolitano il 19 marzo, nell’ambito delle celebrazioni del 150esimo dell’Unità  d’Italia.
In Ferrari Lapo sta sviluppando il ‘tailor made’, ovvero la possibilità  di personalizzazione estrema delle vetture: negli allestimenti interni, negli accessori, nei colori, nella tipologia delle vernici. Ogni Ferrari, per tradizione, è un pezzo unico. La Ferrari standard non esiste. Ma i margini di customizzazione di ogni auto sono in realtà  infiniti. Ovvero sono estesi quanto la capacità  del portafoglio dei clienti. E come si sa, i portafogli dei clienti Ferrari sono fra i più gonfi del globo. Lapo lavora su quel milieu di clienti straricchi che nella loro ‘rossa’ vogliono la realizzazione di un sogno sfrenato. Una concentrazione di lusso ed esclusività  senza confronti, ‘limitless’, per l’appunto. “Lavoriamo su vetture che, alla fine, possono costare dai due ai sei milioni di euro”, spiega Lapo. Cioè 10 o 20 volte più del prezzo di listino delle vetture. Nell’ultimo anno il ‘tailor made’ ha portato in Ferrari 130 milioni di euro di fatturato e, in prospettiva, i numeri promettono di impennarsi ancora più in alto. La nuovissima Ff, per esempio, è stata ordinata in 80 esemplari dallo sceicco di Abu Dhabi: quasi il 10% dell’intera produzione del modello per il 2011. Va da sé che tutte le 80 Ff dello sceicco saranno personalizzate. A Lapo tocca il compito di immaginarsi i sogni a quattro ruote di sua altezza Khalifa bin Zayed Al Nahayan, e di tradurli in dettagli unici. Naturalmente costosissimi. “La Ferrari è stata la prima azienda dove ho lavorato. Poi sono stato in Maserati e in seguito in Fiat”, dice Lapo. “Non c’è niente al mondo che mi stimoli come quello che sto facendo qui. L’Emilia Romagna è una terra che ti dà  il turbo: ‘They work hard and they play hard’, qui lavorano come matti ma si divertono, anche, come matti. In più lavoro col mio amico Flavio Manzoni: il massimo”.
Prima – Ci spiega com’è nata questa collaborazione con Ferrari?
Lapo Elkann – Si sono create le condizioni giuste. La prima è che Luca di Montezemolo è un uomo che punta sui giovani e sull’innovazione. La seconda è conseguenza della prima: da un anno Flavio Manzoni è il responsabile del Centro stile Ferrari. Luca lo ha riportato in Italia dalla Germania, dove era il numero due di Walter De Silva, il gran capo dello stile del gruppo Volkswagen. Io Flavio lo conosco dai tempi del lavoro in Fiat, nei primi anni Duemila. Insieme abbiamo dato l’anima per risollevare il brand Fiat col poco che avevamo. C’era la voglia di riportare i marchi al valore che meritavano. Abbiamo cercato di rinfrescare, di rendere più giovane la Fiat. L’abbiamo fatto con le felpe e con le idee. L’idea di rifare la 500 è nata così. Abbiamo anche tentato di rifare la Fulvia Coupé: il prototipo era stupendo. Purtroppo non è andata in porto. È stata una sfida straordinaria.
Prima – In Ferrari certamente non c’è il problema di ridare lustro al brand.
L. Elkann – No, però non ci si può accontentare. Mai. Si deve sempre stare al top dell’eccellenza. Oggi Ferrari è sempre più una fabbrica su misura del cliente. Il progetto tailor made interpreta questa vocazione. Vuoi il tappetino o il rivestimento interno del tetto in cashmere? Te lo do e ti faccio scegliere fra dieci qualità  diverse di cashmere. Vuoi il tappo del serbatoio in bronzo o in oro? Vuoi degli accessori in carbonio diamantato? Vuoi che usiamo solo la pelle di quel sellaio? Si può. E io ti faccio anche scegliere fra 40 tipi di cuciture diverse per la selleria. E se vuoi la Ff bianca ci sono 20 bianchi diversi. Costa tanto, certo, ma nessuno può arrivare a quei livelli.
Prima – Ma non si rischia un effetto boomerang per il brand? Il mondo è pieno di tamarri gonfi di denaro. Basta pagare.
L. Elkann – Un po’ di protezione del marchio c’è. L’idea è far esplodere il livello di personalizzazione, ma sempre con un processo guidato. Non basta avere un sacco di soldi per acquisire il diritto di deturpare una Ferrari. Certamente, non si può fare con l’avallo della Ferrari. In ogni caso il campo d’intervento è molto grande. Quest’area permette la crescita del fatturato. E non solo per le vetture. Pensiamo ai memorabilia, ad esempio.
Prima –   Modellini, caschi di piloti, tute…
L. Elkann – Il concetto è molto più ampio. C’è da costruire e valorizzare il lifestyle intorno al prodotto. Oggetti, pezzi di ricambio possono diventare opere d’arte o elementi d’arredo. Qui c’è un magazzino straordinario di capolavori meccanici della scuderia Ferrari che rappresenta un vero e proprio giacimento. Faremo una grande asta on line. Siamo forti e innovativi anche nella comunicazione. Quest’anno avremo un concorso di design internazionale che sarà  anche una formidabile leva di comunicazione. Il concorso l’ha voluto fortemente Luca di Montezemolo. È un concorso mondiale. Flavio Manzoni ci sta lavorando da mesi. Ha coinvolto 50 fra università  e scuole di design. Il tema è la ‘hypercar’ del terzo millennio. Sono arrivate 500 proposte. Chi partecipa deve realizzare un modellino in scala 1:4. A fine giugno verranno proclamati i vincitori: i primi due avranno premi da 10mila e 5mila euro e, soprattutto, l’opportunità  di entrare in stage al Centro stile Ferrari.
Prima –   Com’è il rapporto con Luca di Montezemolo?
L. Elkann – Montezemolo dà  spazio alle idee e alle persone. Crede nel valore dei giovani in azienda e riconosce i meriti dei dipendenti. Se hai una buona idea, qui fai, qui se vuoi puoi fare. E vale anche se sei in Ferrari da soli sei mesi. Luca spinge sempre per l’innovazione. Ci chiede prodotti di rottura e questo dà  una fortissima motivazione in più. Quello che è straordinario, in Ferrari, è l’anima dell’azienda. C’è un concentrato di qualità  professionale e di qualità  umana incredibile, che rappresenta il vero valore aggiunto. È una famiglia. Si condivide tutto. I rapporti umani sono ancora alla base del prodotto. Sono il segreto della fabbrica Ferrari.
Prima – Dopo qualche anno ha ripreso a lavorare anche per Fiat, con l’allestimento della 500 Gucci. Poi c’è l’impegno con il nuovo Museo dell’auto di Torino. Che vuol dire? Che abbandona il resto delle attività  che aveva messo in piedi negli ultimi anni? Italia Independent, Independent Ideas, i progetti di comunicazione sono stati una parentesi?
L. Elkann – L’automobile è sempre stato il mio grande amore. Il fatto che me ne stia occupando di più è un grande piacere. La 500 Gucci è nata come idea da un piatto di pasta al pomodoro mangiato insieme a Frida Giannini, donna fantastica per talento e capacità . L’abbiamo fatta pensando all’abbinamento straordinario fra due grandi marchi italiani come Fiat e Gucci nell’anno del 150esimo dell’Unità  d’Italia. La presidenza del Museo dell’auto, poi, è un onore assoluto che mi riempie d’orgoglio, anche perché il museo sarà  dedicato a Gianni Agnelli. Detto ciò, io non mollo proprio nessuna delle mie attività . Anzi, l’anno scorso abbiamo allargato le partecipazioni e messo in piedi tre start up.
Prima – Come stanno andando i conti?
L. Elkann – Siamo molto soddisfatti. Il giro d’affari di La Holding è a dieci milioni. Il gruppo ha preso forma e sostanza. Chi mi sbeffeggiava è servito. La squadra che abbiamo messo insieme con Andrea Tessitore e Alberto Fusignani è di grandissima qualità . Italia Independent va molto bene nell’abbigliamento e va benissimo sugli occhiali.
Prima – Quelli in carbonio da mille euro al paio?
L. Elkann – Guardi che abbiamo una collezione che parte da montature da 97 euro al paio e poi, com’è normale, va verso l’alto. Stiamo allargando il range dei clienti. Vedere le persone per strada che li portano mi dà  orgoglio. Continuiamo a lavorare su materiali innovativi: non solo carbonio, ma anche sughero, lenti speciali e il floccato, un tessuto che rende le superfici vellutate. Abbiamo modelli che partono da 157 euro. Poi ci sono le start up: I Spirits in partnership con Arrigo Cipriani e Fantinel, che ha lanciato una vodka buonissima; Sound Identity, che si occupa di sound design; My Blue Zebra, in partnership con Feedback Italia, specializzata in videoconferenze, eventi e strumenti di comunicazione hightech. Inoltre ci sono le partecipazioni in Pantofola d’Oro, scarpe, e in We Care, intimo. Sto sviluppando molto anche l’area del design. È partita la collaborazione con Meritalia, uno dei più prestigiosi marchi del mobile in Italia. Lavoro con Smeg, naturalmente con Gucci come abbiamo detto prima, sto facendo gli interni di una barca da 130 metri e di due jet executive.
Prima – E l’agenzia Independent Ideas?
L. Elkann – Abbiamo realizzato e stiamo avviando progetti con clienti di primissimo piano come Vogue, Rinascente, Caffè Vergnano, Poliform, Levi’s, Diesel. Ma c’è ancora da lavorare. Se c’è una cosa che non mi ha pienamente soddisfatto è che abbiamo usato ancora poco il meraviglioso spazio che abbiamo a disposizione in via Pestalozzi, a Milano. Vorrei che diventassimo un po’ più galleria. Che lavorassimo meglio e più a fondo sull’arte, sulla promozione dei giovani artisti. Diciamo che sono riuscito a far le cose che mi sono ripromesso all’80%. E in quel 20 che manca c’è anche un impegno personale a cui tengo molto.
Prima – Dica, prego.
L. Elkann – Per quest’anno sono ancora testimonial di un ospedale in Medio Oriente, ma dal prossimo autunno aiuterò i tossicodipendenti a entrare nel mondo del lavoro. Ho preso contatto con un gruppo internazionale che lavora benissimo nel campo del reinserimento e ho deciso di mettermi a disposizione. Dando una mano ai ragazzi, la do anche a me stesso. Vede, ci sono persone che hanno avuto grandi fortune o che le hanno ottenute grazie al loro immenso talento, ma che in quella strettoia della vita ci sono passate e non si sono scordate dei momenti in cui erano in bilico sul burrone. Eric Clapton, ad esempio, che ancora adesso, a 66 anni, dedica tempo e risorse a una comunità  di recupero ad Antigua. Probabilmente non riuscirò a fare cose straordinarie come lui ma ci proverò. Senza risparmio di energie.

Intervista di Ivan Berni

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