Stella l’ambizioso – Intervista a Gianni Stella, vice presidente esecutivo e ad di Ti Media (Prima n. 416, aprile 2011)

Stella l’ambizioso
Il gran capo di Ti Media solleticato dall’accordo con Cairo, che lega i ricavi pubblicitari alle audience di La7, punta a una share del 5%. E guarda con l’acquolina in bocca alla trattativa per il rinnovo del contratto tra la Rai e Fazio.
Gianni Stella è confermato vice presidente esecutivo e amministratore delegato di Ti Media, mentre alla presidenza del gruppo televisivo di Telecom Italia arriva Severino Salvemini, docente di economia aziendale della Bocconi e grande esperto di media. Le nomine sono state decise dal nuovo Cda di Ti Media, riunitosi l’8 aprile a Milano al termine dell’assemblea dei soci che ha approvato il bilancio consolidato del 2010. Stella resta, dunque, per un secondo triennio plenipotenziario delle attività  televisive di Telecom, che comprendono La7, La7d, il 51% di Mtv Group, l’operatore dei mux Timb e il digital content per l’iptv e per Cubo della casa madre. Il consiglio è stato allargato a personaggi del mondo della cultura e della comunicazione con Irene Bignardi, critica cinematografica, già  direttore del Festival di Locarno e presidente di Film Italia, Davide Rampello, presidente della Fondazione Triennale da sempre vicino al mondo Mediaset, e Mauro Giusto, direttore comunicazione operativa del gruppo Generali, che rimpiazzano i dimissionari Marco Patuano, nuovo amministratore delegato di Telecom Italia, Gianfranco Negri Clementi ed Eugenio Palmieri.
La conferma di Stella non era così scontata anche se il manager, dal profilo dell’uomo dei conti duro e puro che ha imparato velocemente a fare l’editore televisivo e a prenderci gusto, può vantare due formidabili atout all’attivo della prima stagione.
Il primo è aver arginato sensibilmente la voragine dei conti di Ti Media. Una mission che sembrava impossibile quando a maggio del 2008 Franco Bernabè, appena eletto amministratore delegato di Telecom, lo aveva catapultato al timone di Ti Media, la provincia dell’impero. La vittoria di Stella è di aver riportato in attivo di 13,2 milioni l’ebitda del gruppo, con una riduzione delle perdite di circa 70 milioni e un miglioramento del cash flow di 100 milioni, grazie anche alla forte valorizzazione del business di Timb che, trasportando operatori terzi sui tre mux di Telecom, si è rivelato il volano dei fatturati del gruppo (76 milioni di ricavi e un ebitda e un ebit positivi di 34,7 e 10,2 milioni).
L’altro merito di Stella è quello di aver tolto dalle catacombe La7 che, dopo essere stata assoggettata a una draconiana cura dimagrante e all’applicazione della regola aurea che a ogni costo deve corrispondere un maggior ricavo, si è miracolosamente data una smossa con un bel balzo in avanti negli ascolti (3,5% nel giorno medio). Decisivo l’arrivo di Enrico Mentana, mossa magistrale di Stella, che in pochi mesi ha portato il minuscolo telegiornale delle 20 a diventare la punta d’attacco della rete, stabilizzato quasi al 9% e spesso al 10%.
Non c’è dubbio però che sulla rinomina di Stella ha avuto un forte peso la conferma ai vertici di Telecom di Franco Bernabè – come presidente esecutivo – col quale il capo di Ti Media ha un rapporto fiduciario nato da un lungo percorso professionale comune. “Restare a Ti Media mi fa molto piacere, ma non mi sarei stracciato le vesti se non fossi stato riconfermato. Sono consapevole di aver percorso la parte più importante della mia parabola professionale, quindi qualsiasi cosa succeda la affronterei con serenità “, dice ironico e sornione Stella che invece ha deciso di mettere il turbo al gruppo.
Prima – A proposito, dottor Stella, immaginava che proprio lei, il mastino dei costi soprannominato ‘er canaro’ perché non va per il sottile, avrebbe fatto rinascere La7?
Gianni Stella – Diciamo che se qualcuno mi avesse detto di scommettere sul fatto che in tre anni La7 avrebbe raggiunto questi risultati sia di tipo qualitativo sia in termini economici non l’avrei giocata, pur avendo una grande fiducia nella mia abilità  e capacità  di aggredire i problemi.
Prima – Che cosa le piace di La7?
G. Stella – La7 sta diventando una televisione che comincia ad avere un suo peso specifico negli ascolti, ma che riesce a essere anche una rete trendy, tanto che io che so di non avere il minimo senso artistico, in quanto manager di questa tivù, mi domando paradossalmente dove abbia sbagliato.
Prima – L’ironia non le fa difetto, ma ammetterà  che il suo talismano si chiama Enrico Mentana.
G. Stella – Mentana è un ottimo professionista che è arrivato al momento giusto dando un notevole impulso a un percorso virtuoso che era già  iniziato. Mentana è stato lo ‘strappo’ che ha determinato un fatto fondamentale, e cioè che l’8 dicembre abbiamo rinegoziato il contratto pubblicitario con la Cairo Communication che stabilisce una stretta correlazione tra la share raggiunta e i ricavi dagli spot.
Prima – Sulla base di un minimo garantito, che è rimasto quello vecchio vincolato al 3% di share, avete diritto a importi aggiuntivi man mano che aumentate gli ascolti sopra quella soglia.
G. Stella – Questo accordo permette di perseguire una nuova prospettiva di sviluppo. Se per ridurre le perdite di La7 finora ho dovuto lavorare principalmente sui costi, adesso premeremo l’acceleratore sui ricavi. Vuol dire maggiori investimenti sul palinsesto per poter alzare le nostre performance e recuperare quote di mercato anche se evidentemente non diminuiremo l’attenzione sulla spesa e l’efficienza dei risultati.
Prima – Come sta funzionando la Cairo?
G. Stella – In modo splendido! Tanto che rispetto ai primi mesi del 2010 abbiamo incrementato il fatturato del 38% e in valori assoluti siamo sopra di qualche milione a quanto ci spetterebbe di diritto in base agli accordi contrattuali.
Prima – Può essere soddisfatto se Publitalia dichiara una crescita del 2% nei primi due mesi dell’anno.
G. Stella – Il nostro è un nano fatturato rispetto al colosso Mediaset, ma il risultato dimostra sia il dinamismo della nostra concessionaria sia la validità  del nuovo corso di La7.
Prima – Visto che avete cambiato schema di gioco siete obbligati ad alzare il tiro sull’audience. Quali sono gli obiettivi di La7 per il prossimo triennio?
G. Stella – Non dico di raggiungere la share del telegiornale, ma dovremo crescere almeno fino al 5% prima della fine del triennio. Una percentuale che, per effetto del tipo di contratto pubblicitario, permetterà  di incassare un sostanzioso incremento di ricavi facendo sì che La7, appesantita ancora da una trentina di milioni di perdite, arrivi al pareggio economicofinanziario o, quantomeno, potrò lasciare il testimone al mio successore molto vicino al traguardo.
Prima – Ma le pare facile crescere di 1,5 punti di share, in pratica aumentare del 40% l’ascolto attuale, quando tutti gli indicatori del mercato danno in calo le generaliste e ogni giorno che il cielo manda entra in ballo un nuovo canale digitale?
G. Stella – Francamente sarei molto sorpreso di veder diminuire gli ascolti della rete proprio mentre miglioriamo la qualità  dei programmi e potenziamo gli investimenti sul palinsesto. Rispetto alle altre partiamo da una soglia veramente bassa che io credo – e qui apro una parentesi – sia sottostimata rispetto a quella effettiva. Ho sempre avuto delle perplessità  sul sistema di rilevazione per svariate ragioni, non ultima il metodo con cui viene analizzato il campione Auditel. Ma è un argomento delicato e non voglio parlarne prima di fare un approfondimento più organico e sistematico. La mia impressione, però, sia per la copertura di stampa sia per come e quanto ne parla la gente, è che l’audience di La7 sia significativamente superiore al 3,4% fotografato da Auditel.
Prima – Lei giustamente si preoccupa dell’Auditel ma, intanto, sta per scendere in campo YouTube che, neo editore televisivo, sparerà  una raffica di canali sul web.
G. Stella – Sia il benvenuto nella foresta nera. Tra tigri, leoni e ghepardi ci sarà  anche La7, un macaco infuriato. Che vuole che le dica? Il mercato è talmente competitivo e feroce che un soggetto in più o in meno sposta poco.
Prima – Allora parliamo di La7 che si caratterizza per un profilo molto aggressivo sull’informazione, ma anche per la sfiziosità  dei programmi, nella scelta di linguaggi meno convenzionali. Non crede che possa essere un handicap alla crescita?
G. Stella – Tenderemo a fare dei programmi più ‘larghi’, come si dice in gergo, ma senza perdere le caratteristiche che distinguono La7 nel panorama delle tivù. Sarà  difficile combinare queste due esigenze, ma è una linea che condivido con tutto lo staff editoriale. Essendo consapevoli poi di quanto sia difficile scalzare lo zoccolo duro di Rai e Mediaset, cercheremo di pescare nelle sacche di pubblico più aperte al cambiamento, quindi in un pubblico più giovane e tra le donne. Non a caso abbiamo dato una forte impronta femminile alla nostra rete digitale La7d.
Prima – Avete già  iniziato a fare i primi esperimenti sui palinsesti. Alcuni sono andati molto bene, come le serate evento di ‘Ausmerzen’ di Marco Paolini e il film ‘Il Divo’ che vi hanno ben posizionato sulle fasce socioculturali più alte del pubblico, altri meno, come ‘G Day’, il preserale di Geppi Cucciari, e ‘Il contratto, gente di talento’ con l’ex Iena Sabrina Nobile.
G. Stella – Per il momento ‘G Day’ è da considerarsi come un esperimento. Per il preserale avevamo il dubbio se fare un giochetto tipo quelli che vanno su Raiuno e Canale 5 ma si è preferito con coraggio fare una trasmissione ironica e leggera. Per testare il format siamo partiti con un programma che precede il telegiornale delle 20 e dura solo 15 minuti. Comincia proprio quando i quiz della concorrenza entrano nella fase più avvincente ed era scontato che il pubblico non li avrebbe abbandonati per sintonizzarsi su La7. Adesso stiamo lavorando per anticiparlo alle 19, anzi, forse, anche qualche minuto prima.
Prima – E volete andare all’attacco dell”Eredità ‘ e di ‘Chi vuol essere milionario’ con un ‘G Day’ di un’ora?
G. Stella – È evidente che allungandolo trasformeremo e ristruttureremo il format, ma al timone resta Geppi Cucciari che ci piace molto. Quanto al ‘Contratto’, il discorso è più complicato.
Prima – ‘Il contratto’ è un docureality dove si sfidano tre candidati alle selezioni per un posto di lavoro. Invece di appassionare e coinvolgere nella storia dei candidati, il programma è un po’ troppo serioso.
G. Stella – Abbiamo deciso di portare in prima serata il tema del lavoro, che angoscia le famiglie e non è trattato da nessuna televisione. Con uno spirito di servizio la trasmissione mostra quali siano le situazioni e i motivi che portano all’assunzione alcuni e altri a essere esclusi. Devo ammettere che il risultato è un po’ freddino perché non si è voluto cavalcare la corda del sentimentalismo. Un errore commesso per eccesso di scrupolo. Proveremo a correggere il tiro ma, comunque vada, è un esperimento di cui sono orgoglioso e che ripeterei domani. La share non è l’unico parametro nelle scelte editoriali.
Prima – Come vi preparate alla battaglia d’autunno?
G. Stella – Si sta lavorando per rafforzare le fasce in cui La7 è più debole: il pomeriggio e la prima serata del sabato e della domenica e la fascia che viene prima del tg delle 13,30. Faremo cambiamenti importanti ma non è il momento di parlarne perché i fuochi di batteria li scoprirò a giugno alla presentazione dei nuovi palinsesti.
Prima – In prima serata ci saranno arrivi e partenze di star?
G. Stella – Finora dell’effetto Mentana hanno approfittato solo i programmi che erano più forti: ‘Otto e mezzo’ ha fatto ottime performance, Lerner, ‘Le invasioni barbariche’ ed ‘Exit’ hanno migliorato il risultato. In questa fase stiamo monitorando tutti i programmi della giornata a cui abbiamo dato obiettivi di target e d’ascolto e settimana per settimana ne verifichiamo l’andamento. Se non sono in linea ci lavoriamo sopra per far sì che migliorino le audience. Alla fine tireremo le somme.
Prima – Insomma c’è movimento. Ma Crozza tornerà  in autunno?
G. Stella – Perché me lo chiedete tutti? Certo che torna, una volta all’anno c’è sempre. Crozza non è un artista che lavora col ciclostile: i suoi show sono ideati, pensati, scritti e provati. Se fa l’autunno non può fare la primavera.
Prima – Sì, ma nelle ultime stagioni lo avete rinviato continuamente.
G. Stella – Ma, scusi, se fino all’altro ieri si parlava di elezioni anticipate, come si poteva fare Crozza con la par condicio? Sarebbe stato un suicidio: come mettere un cavallo arabo da corsa a tirare un carretto carico di cocomeri. Per tranquillizzarla, le anticipo però che prima di ottobre Crozza farà  anche due speciali collegati, forse, all’evento dell’Unità  d’Italia.
Prima – Pure voi coi centocinquant’anni…
G. Stella – No, noi roba tipo Vespa & Baudo non la faremo mai.
Prima – Ma parlando di nuovi acquisti, è vera la trattativa con Fazio per portarlo a La7 casomai lasci la Rai, tramite i vostri buoni rapporti con Beppe Caschetto, agente di Fazio e titolare anche dei vostri Crozza, D’Amico, Cabello?
G. Stella – No comment.
Prima – Allora, si può fare?
G. Stella – Interpreti come vuole. Le dico però che sarebbe un forte sgarbo per il pubblico – e per pubblico intendo tutti i telespettatori italiani – se venisse privato di un artista come Fazio e con lui la Littizzetto e Saviano, che credo siano un unico pacchetto.
Prima – Saviano ha già  messo un piedino a La7, ospite d’onore della Gruber in una recente puntata di ‘Otto e mezzo’.
G. Stella – Saviano è un bel personaggio. Dice molte cose intelligenti e sensate che toccano la sensibilità  degli spettatori, che non meritano solo un’offerta frivola e leggera per non dire evanescente.
Prima – Dottor Stella, sa che la accusano di fare una televisione di sinistra?
G. Stella – L’etichetta di destra o di sinistra sta nella testa di chi la pensa. Secondo me La7 è una televisione equilibrata che tende a dire la verità , o meglio quel che ritiene sia l’interpretazione dei fatti che commenta. Come editore lascio piena libertà  e autonomia ai conduttori, ma non li scelgo in base alla loro appartenenza.
Prima – Però è indubbio che tutti i principali giornalisti e conduttori della rete pendono a sinistra. Pensi a Mentana, Gad Lerner, Bignardi, Lilli Gruber…
G. Stella – Non abbiamo preclusioni di nessun genere. Abbiamo già  definito un accordo con Nuzzi che è un giornalista di Libero per fare un nuovo programma di inchiesta e non escludo che potranno arrivarne altri della stessa parte politica. E, inoltre, nelle trasmissioni di approfondimento cerchiamo, per quanto è possibile, di bilanciare le posizioni dando spazio a una pluralità  di voci. Poi gli ospiti li sceglie il conduttore, io ne sono informato solo uno o due giorni prima della messa in onda e, come lei saprà , sono intervenuto una sola volta con Lerner.
Prima – Lerner voleva invitare la D’Addario ma lei l’ha stoppato.
G. Stella – Non ho fatto censure come Gad ha scritto nel suo blog, ma mi sono limitato a suggerire che l’opinione della signora D’Addario su un argomento che non la coinvolgeva direttamente sarebbe stata tale e quale a quella di un altro ospite, quindi la sua presenza sarebbe stata una inutile provocazione e non avrebbe aggiunto nulla di più da un punto di vista giornalistico.
Prima – Da come la racconta, La7 sembra un’oasi felice. Capisco che si possa aver voglia di scappare dalla Rai dove si inventano ogni giorno nuove gabole per mettere la mordacchia ai conduttori sgraditi. Ma, passando ad altro, ho visto che per la prima volta state facendo una importante campagna di affissioni e di spot promozionali per La7d.
G. Stella – Siamo molto soddisfatti della nostra rete digitale. Ci eravamo posti come obiettivo d’ascolto lo 0,15% e viaggiamo già  allo 0,24%. Vogliamo potenziarla incrementando le produzioni originali per arricchire il palinsesto che finora ha soprattutto riproposto i programmi di La7 offrendo al pubblico l’occasione di rivederli se se li erano persi. Però abbiamo già  iniziato a fare dei programmi mirati al pubblico delle donne giovani: sta andando discretamente la Parietti e va splendidamente ‘Cuochi e fiamme’ sulla cucina.
Prima – Avete in mente nuovi canali per rafforzare il bouquet?
G. Stella – No, stiamo bene così. Sul digitale terrestre insieme a La7d abbiamo La7 e Mtv e Mtv Plus che sono molto ben gestiti dal dottor Tagliavia e hanno profondamente modificato il loro approccio ai giovani per adeguarsi a un mercato molto mutato. Quattro canali sono sufficienti per un editore dai mezzi limitati come Ti Media.
Prima – Senta, Stella, apriamo il capitolo di Dahlia Tv che è l’unico neo della sua gestione.
G. Stella – Dahlia Tv nasce dalla vendita di La7 Cartapiù che feci a dicembre del 2008 a un gruppo formato dal fondo americano Highbridge gestito da Jp Morgan e dalla società  Airplus della famiglia svedese Wallenberg. Azionisti di primo ranking che ritengo però abbiano commesso un errore di valutazione immaginando che lo sviluppo della pay tv in un mercato competitivo come il nostro potesse avvenire velocemente e senza forti investimenti. Come azionista di minoranza al 10% ho cercato in ogni modo di far sì che si affrontasse l’uscita dal mercato italiano in una maniera meno traumatica, ma mi sono dovuto conformare alle esigenze del socio di controllo e quindi è finita come sappiamo.
Prima – Non si è trovato nessun cavaliere bianco per il salvataggio: non avete pensato di ricomprarla voi?
G. Stella – Mai e poi mai.
Prima – Sì, ma quanto vi è costata questa partita?
G. Stella – È un’operazione complessa che è spiegata nel bilancio di Ti Media del 2010. Per riassumerla in soldoni, Ti Media ha guadagnato complessivamente qualche milione anche se ha ‘spesato’ nel 2010 perdite per circa 9 milioni.
Prima – Ma non rischia di scassare il business di Timb, la vostra gallina dalle uova d’oro? Dovete riaffittare i cinque canali di Dahlia Tv e i tre di Sport Italia che si serve di un altro carrier.
G. Stella – Abbiamo previsto un rallentamento dei ricavi nel primo semestre dell’anno perché finora abbiamo riallocato solo una parte della banda. Ci sono però contatti e trattative in fase avanzata per cui non dispero di riempire quasi integralmente la capacità  residua entro il 30 giugno, che è il termine indicato dal piano industriale.
Prima – Per far crescere Timb puntate ad aggiudicarvi il quarto mux al beauty contest del digitale terrestre e avete contestato in sede europea il regolamento sulle procedure di gara che equipara Ti Media a Rai e Mediaset mettendovi in competizione sullo stesso lotto di due frequenze. A che punto è la faccenda?
G. Stella – Abbiamo delle buone ragioni per rivendicare il quarto mux e siamo in attesa del disciplinare del ministero dello Sviluppo economico per capire come si configurerà  la gara, i criteri di assegnazione e via dicendo. A quel punto valuteremo se attivare o no quel ricorso.
Prima – Lei aspetta che si scoprano le carte, ma ho l’impressione che aspetterà  un bel pezzo. Perché questa storia procede al rallentatore?
G. Stella – Scusi, perché lo chiede a me? Mi riesce difficile parlare di questioni che sono fuori della mia portata. Provi a indovinare lei.
Prima – Tra l’altro, ha visto che si sta avvitando il processo della digitalizzazione sulle frequenze delle tivù locali?
G. Stella – La coperta è troppo corta per tutti ma non solo, qualche occupante del letto ci si è avvoltolato tre volte: è chiaro che non c’è più posto per tutti. Delle due l’una: o chi ne ha presa troppa dovrà  cederne un pochino oppure qualcuno resta fuori. Ma come se ne esce non lo chieda a chi protesta perché ne ha ricevuto un pezzettino in meno e ritiene che gliene spetti un po’ di più.
Prima – Una scenetta illuminante! Ma, a proposito di frequenze, Mediaset ha aperto la trattativa per ricomprarsi il 60% di Dmt con la prospettiva di scorporare le torri e i tralicci da Elettronica Industriale per portarle nella nuova società . Si apre anche da noi un mercato delle infrastrutture?
G. Stella – Mediaset aggiungerà  le sue torri a quelle di Dmt, che è nato come spin off di Elettronica Industriale e torna nella casa madre. Può darsi che ci sia l’aspirazione di qualcuno a fare il carrier unico. Bisogna vedere se la Rai vuole entrare in questa partita, a noi non è stato mai chiesto di cedere le nostre torri. In ogni caso, però, alla più puntuale definizione dell’operazione di Mediaset, valuteremo se sarà  necessario ricorrere all’Antitrust.
Prima – In effetti non è ancora chiaro cosa abbia in mente Mediaset che, avendo un ruolo di peso sulla scena televisiva, può destare preoccupazioni. Alla Rai, invece, c’è il progetto, molto contrastato per la verità , di cedere il patrimonio delle torri di Rai Way a un operatore esterno per recuperare un po’ di soldi. Pensa che le torri siano un asset strategico per un broadcaster?
G. Stella – No, ormai sono una semplice commodity. Non vedo pregiudiziali a che uno o più operatori gestiscano tutte le torri di un Paese e le mettano a disposizione di chi ne fa richiesta a condizioni che ci siano regole certe, chiare e ‘garantiste’. Succede in molti mercati e se si verificasse una situazione del genere anche da noi valuteremo se cedere le nostre.
Prima – Arrivo all’ultimo punto. Lei ha disegnato un orizzonte di sviluppo per Ti Media, ma recentemente Franco Bernabè, nella presentazione agli analisti finanziari dei dati di bilancio di Telecom Italia, non ha escluso la vendita delle televisioni che non sono strategiche al suo business. Si rimette tutto in discussione?
G. Stella – Il mio compito non è quello di fare le strategie sulla proprietà  di La7, quindi quando e se Telecom dovesse decidere di vendere la televisione farò di tutto perché la cessione avvenga nel miglior modo possibile cercando di salvaguardare tutte le potenzialità  di Ti Media in termini di professionalità  e di uomini.
Prima – Con i conti migliorati e La7 in movimento c’è chi dice che Telecom potrebbe ricavare dalla vendita 400-500 milioni. Sono stime realistiche?
G. Stella – Non mi posso esprimere sul prezzo, vero è che oggi è possibile pensare a una vendita. L’ebitda di Ti Media è tornato positivo perché non c’è solo La7, ma anche Timb che ha fatto un grande risultato e Mtv. Ci sono le condizioni perché qualcuno, pur affrontando una sfida molto impegnativa, possa essere invogliato a comprare. Tre anni fa sarebbe stato impensabile. Forse per questo l’azionista sta valutando se sia il momento giusto o lo sarà  tra qualche anno quando Ti Media avrà  raggiunto un perfetto equilibrio nei conti.
Prima – In ogni caso un acquirente per Mtv c’è già : Viacom non vede l’ora di riprendersela.
G. Stella – Con i soci americani stiamo ragionando e non escludo che magari entro l’anno si raggiunga un accordo. La questione è tutta aperta. Dipende dal prezzo che Viacom è disponibile a pagare. Se offre una cifra che è impensabile rifiutare si vende, diversamente potremmo essere propensi noi a comprare Mtv.

Intervista di Anna Rotili

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Gubitosi (Tim): sbagliato ritardare chiusura digital divide; limitata propensione a nuovi strumenti tecnologici potrebbe causare esclusione sociale

Gubitosi (Tim): sbagliato ritardare chiusura digital divide; limitata propensione a nuovi strumenti tecnologici potrebbe causare esclusione sociale

Nella TOP 100 mondiale aziende lusso il 22% è italiano. Deloitte: business luxury cresciuto di 15 mld dollari, vendite +12,8% – DOCUMENTO

Nella TOP 100 mondiale aziende lusso il 22% è italiano. Deloitte: business luxury cresciuto di 15 mld dollari, vendite +12,8% – DOCUMENTO

Calcio e Covid. Inter propone tetto ai salari dei calciatori per far sopravvivere il sistema. Stipendi incidono per l’80% del fatturato dei club

Calcio e Covid. Inter propone tetto ai salari dei calciatori per far sopravvivere il sistema. Stipendi incidono per l’80% del fatturato dei club