L’uomo delle sinergie – Ritratto di Alceo Rapagna, chief digital officer di Rcs MediaGroup (Prima n. 416, aprile 2011)

L’uomo delle sinergie
Alceo Rapagna, dal 2 aprile chief digital officer di Rcs MediaGroup Alceo Rapagna, teramese di nascita e veronese d’adozione, padre due volte e appassionato di fumetti (da studente ha firmato più di un lavoro grafico sulle riviste universitarie), ha deciso di lasciare McKinsey&Company, dove era partner con la responsabilità  per il Sud Europa della practice Marketing e vendite, per passare in Rcs MediaGroup con l’incarico di chief digital officer. Un ruolo, il suo, che, come ha spiegato l’amministratore delegato del gruppo, Antonello Perricone, facendo riferimento al piano strategico presentato lo scorso 17 dicembre, servirà  a sviluppare le sinergie su tutta l’area digitale e a facilitarne l’interazione con il core business della carta stampata. È una scelta che presuppone un profondo intervento sul sistema aziendale Rcs per arrivare alla cosiddetta organizzazione a matrice che comporta sinergie orizzontali tra le varie aree di business.
Il primo effetto sull’organigramma del gruppo è che le direzioni che si occupano di digitale e tecnologie, finora scollegate, diventano parte del settore a cui sovraintende Rapagna. Si tratta di Rcs Digital, che gestisce tutta la partita del Corriere della Sera e della Gazzetta, di cui è capo con ottimi risultati Giorgio Riva; la Digital Operations di Rcs Periodici affidata a Marcello Miradoli; la struttura dei Web Services che fa capo a Jean-Claude Dubuis; infine, la Rcs Direct srl diretta da Monica Guatta. Non sarà  un scherzo mettere insieme strutture abituate a lavorare indipendentemente, ma per l’ad Perricone è un obiettivo inderogabile.
Era tempo che i vertici di Rcs cercavano una persona per presidiare le strategie di gruppo sul matrimonio tra carta stampata, digitale e televisione (Rcs ha canali tematici su Sky), e la soluzione è arrivata quasi per caso: quando Monica Possa, direttore Risorse umane del gruppo, conosciuto Rapagna, che le era stato presentato in McKinsey, lo ha segnalato a Perricone, a cui è piaciuta la cifra umana e professionale del manager.
Alle soglie dei 42 anni, Rapagna è quel che comunemente si definisce un self-made man. Un uomo cioè che ha saputo costruire e consolidare una professionalità  e una carriera con le proprie forze. Studia ingegneria meccanica all’università  di Brescia, uscendone con un brillante centodieci e lode. Non avendo le possibilità  economiche per accedere a un master (il padre lavora nelle assicurazioni), partecipa alla selezione della Scuola superiore Enrico Mattei dell’Eni per il master Medea che ogni anno sceglie 25 giovani da formare in modo serio e qualificato. Nel ’96, dopo due anni di studi e con in tasca il master in management and economics, il giovane ingegnere entra a pieno titolo nel gruppo Eni, lavorando per un paio di anni all’Agip di San Donato Milanese come investment manager nella divisione Pianificazione strategica. Senza dimenticare la sua passione per i fumetti (è lui stesso fumettista “a tempo perso”).
Nel dicembre 1998 arriva l’offerta di McKinsey, la nota società  di consulenza manageriale e di strategia. Il suo non è un passaggio breve, ma una sosta destinata a durare ben tredici anni. “Ho iniziato a lavorare da subito in ambienti più affini alle mie inclinazioni e passioni, il largo consumo e il retail”, spiega oggi Rapagna, che a 29 anni comincia a prendere confidenza con il mondo della grande industria e delle multinazionali americane che formano la clientela di McKinsey. Negli anni cresce la sua esperienza nel marketing e nella gestione del cambiamento che si allarga a vari settori, tra cui il mondo del lusso, della moda, delle banche (per un grosso gruppo europeo studia una strategia di sviluppo puntando anche sul multicanale e il digitale).
Nel dicembre 2005 gli viene riconosciuto il titolo (che non è solo formale) di partner dell’azienda che l’ha assunto ancora giovane inesperto. Il suo lavoro lo porta spesso a muoversi fuori dai patri confini, diventando poi responsabile in McKinsey dell’area mediterranea (Grecia, Turchia, Nord Africa e giurisdizione sulla Spagna). I quasi tre lustri passati nella società  americana di consulenza strategica fanno di lui un uomo capace di attraversare i vari territori arricchendoli di competenza nuova e arricchendosi a sua volta di conoscenze impreviste.
“Credo profondamente in quello che nei servizi e prodotti fisici si chiama multicanalità  e che in un’azienda editoriale prende il nome di multimedialità “, dice il nuovo chief digital officer di Rcs MediaGroup, convinto che anche nel mondo dell’editoria ci siano da una parte “occasioni di fruizione dei contenuti che continueranno a privilegiare la carta, ma dall’altra delle grandi opportunità  di richiamo per quello che chiamerei cross-selling, in cui il digitale potrà  aiutare la carta”.

Ritratto di Alessandra Ravetta

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