direttore editoriale dei periodici di ‘Repubblica’ e direttore di ‘Velvet’

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Cairota di nascita (è nata nella capitale egiziana il 21 novembre 1954), Daniela Hamaui è tra le giornaliste italiane più in vista nel mondo dei femminili, nota per l’attenzione ostinata che da sempre dedica alla fotografia e all’iconografia. Gavetta – anche se non molta – ne ha fatta, la signora, avendo iniziato a frequentare le redazioni di Repubblica, del Corriere della Sera, le pagine culturali del Sole 24 Ore fino a che, dagli e ridagli, nel 1995 riesce a conquistare la direzione del mensile Cento Cose della Mondadori. Che ci sappia fare è fuor di dubbio, tanto che l’anno successivo il Gruppo Editoriale L’Espresso la chiama attorno a un tavolo per un progetto molto delicato: la creazione di un periodico femminile, fronte sul quale l’editore è decisamente sguarnito. Nasce così D la Repubblica delle Donne e la stessa Hamaui ne diventa direttore nel maggio del 1996 portandolo a un successo indiscutibile e tale da far prevedere per lei un futuro luminoso, anche se non così abbagliante come poi è stato. Molto infatti fu lo sconcerto quando il 1° marzo del 2002 l’editore Carlo De Benedetti annunciò che Daniela Hamaui avrebbe preso il posto di Giulio Anselmi alla direzione dell’Espresso. La sua direzione si mostra subito energica al limite del muscoloso, le decisioni irrevocabili: mai più femmine discinte sulla copertina, grande spazio alle foto per illustrare inchieste toste, guerra senza quartiere al berlusconismo che nel frattempo però non se ne dà  per inteso e levita in tutto il Paese. Se nel maggio del 2004 inciampa in un errore madornale (pubblica le foto di presunte torture inglesi in Iraq ma la storia è falsa, tanto che il direttore del Daily Mail che aveva fatto lo stesso sbaglio è costretto a dimettersi), chi l’accusa di fare la furba – o peggio – è costretto a mordersi la lingua: nel settembre del 2004, infatti, il consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia è assolutamente unanime nell’assolverla dall’accusa di violazioni deontologiche collegate a cinque ipotesi di commistione pubblicità -informazione. Quando fu nominata a dirigere il settimanale storico di Scalfari, le chiacchiere degli invidiosi (condite da una buona dose di misoginia) dicevano e ripetevano ‘dura minga’. E lo dicevano in milanese, visto che la Hamaui nel capoluogo lombardo è cresciuta e si è laureata (in lettere, specializzazione in pedagogia) per poi studiare all’Istituto per la formazione al giornalismo. Mai profezia (o malaugurio) fu più infondato. Daniela Hamaui è infatti durata per ben otto anni nel suo incarico, fino alla fatidica estate del 2010 quando l’editore, durante un’amabile cena tra cristalli e argenteria luccicante, le comunica la ferale notizia: deve mollare L’Espresso, la cui direzione è ormai promessa a Bruno Manfellotto.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 419 – luglio/agosto 2011