Noi ci saremo

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“Buongiorno, mi chiamo Frank Bennack, e per iniziare vorrei dirvi che questa è l’ultima volta che sentirete il discorso di un nuovo azionista. Noi i business li compriamo per non venderli”. È il 5 luglio e il chief executive officer di Hearst Corporation è appena arrivato nel palazzo di viale Sarca, a Milano, sede della Hearst Magazines Italia, la ex Hachette Rusconi. Bennack e il president e chief executive officer di Hearst Magazines International, Duncan Edwards, sono impegnati in un tour de force di un mese nei 13 Paesi (il quattordicesimo sono gli Stati Uniti) dove vengono pubblicate le 13 edizioni di Elle, le 8 di Elle Décor e gli altri periodici appena rilevati dal gruppo francese Lagardère.
L’Italia è una delle prime tappe, oltre che uno dei mercati più importanti dove in seguito a questa acquisizione Hearst si appresta a svolgere un ruolo da protagonista. E Frank Bennack è l’uomo più indicato per raccontare a manager e direttori che sono appena entrati a farne parte la storia e l’organizzazione di un gruppo che ha largamente contribuito a costruire e a portare alle dimensioni attuali, avendolo guidato come chief executive dal 1979 al 2002 e poi di nuovo dal 2008.
Fondato nel 1887 da William Randolph Hearst, l’uomo a cui Orson Welles s’ispirò per uno dei film cult della storia del cinema, ‘Quarto potere’, e costruito partendo da un quotidiano, il San Francisco Examiner, Hearst Corporation è oggi una company multimediale a cui fanno capo quotidiani, periodici, stazioni televisive, media digitali. I suoi dati di bilancio sono un segreto ben custodito, come è abituale in America per un gruppo a proprietà  familiare – l’attuale chairman, George R. Hearst Jr., è nipote del fondatore – e non quotato in Borsa. Ma nella classifica dei gruppi editoriali americani, per quanto riguarda i periodici Hearst è al secondo posto dopo Time Inc. ed è il più sviluppato sui mercati internazionali con una presenza in oltre cento Paesi.
“Negli ultimi 30 anni il nostro fatturato si è moltiplicato di venti volte. Finora il 20-25% delle entrate derivava dalla tivù, ma con la recente acquisizione l’editoria periodica arriverà  alla stessa quota”, ha spiegato Frank Bennack a Milano. Dunque il ruolo dei brand internazionali è cruciale per lo sviluppo futuro del gruppo e, non ha mancato di sottolineare il chief executive di Hearst, in questo l’Italia occupa un posto speciale per il suo rilievo nel campo della moda e del design.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 419 – luglio/agosto 2011