AVVENIRE: SU AMANDA E ESCORT CIRCO MEDIATICO FUORI CONTROLLO

Condividi

(AGI) – CdV, 5 ott. – “Se si misurasse aritmeticamente lo spazio occupato dai titoli su Amanda e su Barletta si vedrebbe che la prima vince quattro a uno e anche di piu”. Lo rileva Avvenire in un editoriale pubblicato in prima pagina con un suggestivo “Titoli a picco”. “Del resto – argomenta Marina Corradi, firma di punta del giornale Cei – anche le dieci pagine di sbobinatura di intercettazioni su escort e festini che ultimamente occupavano quotidianamente molti quotidiani, davvero, nella dovizia di particolari, rispondevano solo a un dovere di cronaca? Oppure soddisfare tutte le curiosita’ dei lettori rende, o da questa illusione, in termini di tiratura?”. Per Avvenire, insomma, “il circo mediatico a volte va fuori controllo”, e lo fa “per soddisfare la domanda (vera e indotta) del mercato”. Ma di certo “ci si puo’ domandare che Paese e’, quello in cui una sciagura che mescola irregolarita’ edilizie, inadempienze di controlli e lavoro in nero, e fa cinque morti, interessa tanto di meno del destino di una bella ragazza e del suo amico, in primo grado condannati per un omicidio terribile, e a torto o a ragione diventati quasi dei foschi eroi, nella penombra di incertezza che tuttora avvolge cio’ che veramente avvenne quella notte, a Perugia”. “Parlando di sistema mediatico, finiamo col parlare – rileva pero’ il quotidiano cattolico – anche di chi giustifica e alimenta certe logiche. Perche’ ad Amanda i titoli di apertura e per quattro donne morte lavorando e per la giovanissima Maria un titoletto basso o anche niente? Forse perche’ l’omicidio di Perugia, gia’ assurdo e strabiliante nei suoi dati, tanto e’ stato sezionato e romanzato da diventare agli occhi di chi legge un feuilletton nero, piu’ estremo di ogni immaginazione, e dunque in fondo percepito come irreale. Come Avetrana, con quel Michele Misseri che ora in tv chiamano amabilmente ‘zio’, come uno di casa; come se anche Sarah Scazzi fosse fiction, e non fosse morta per davvero”. “Non e’ – conclude l’articolo – che vogliamo fare moralismi. E’ che ci preoccupa, e quasi ci spaventa, un Paese in cui un delitto con una bella imputata diventa fiction e titolo cubitale, e un’amara sciagura di case mal costruite e burocrazia polverosa e cinque morti non interessa, o interessa molto meno. Ci preoccupa, come preoccuperebbe un amico che si isolasse davanti alla tv, ignorando che in casa il lavoro manca, l’affitto e’ in arretrato e i figli fanno tutte le notti le tre. E la realta’? E la volonta’, e la fatica per cambiarla? A volte, sgradevole e insistente, ci afferra il pensiero che quella crisi morale che sempre addebitiamo solo alla politica, alla finanza, alle varie “gerarchie”, in realta’ tocchi anche, nel profondo, noi”. (AGI)