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Tutto sta cambiando – Intervista a Leonardo Pasquinelli, vice presidente operativo di Endemol (Prima n. 417, maggio 2011)

Tutto sta cambiando
[1]La Rai sta per varare una rivoluzione organizzativa concentrando la produzione di intrattenimento in una nuova direzione, la crisi ha portato tagli agli investimenti di tutti i broadcaster, il digitale terrestre sta cambiando la dieta televisiva degli italiani. Come reagiscono a Endemol, la regina delle società  di produzione italiane? Ce lo racconta il vice presidente operativo Leonardo Pasquinelli.
Ci sono parecchi segnali che non lasciano dormire sogni tranquilli ai produttori televisivi che condividono con i broadcaster la responsabilità  dell’offerta che va in onda.
La crisi pubblicitaria continua a picchiare duro se Publitalia e Sipra denunciano un segno meno sulla trimestrale della raccolta e, guarda caso, Mediaset ha appena deciso un taglio di 30 milioni sui programmi e la Rai, con l’arrivo alla direzione generale di Lorenza Lei, ha approvato all’unanimità  la costituzione della direzione Intrattenimento come primo passo verso il nuovo modello amministrativo articolato in Generi/Canali. La gestione dello spettacolo toglierà  peso ai produttori esterni (vedi pag. 80).
Ad allarmare c’è poi l’indebolimento delle reti più forti sotto attacco dalla grande offerta di televisione che si ha con il digitale e che sta modificando la dieta degli spettatori.
Ma si nota anche il sempre più marcato avvitamento del prodotto generalista, specie dei generi capobastone del palinsesto come l’intrattenimento che, al di là  che vada meglio su Canale 5 e peggio su Raiuno, dimostra una certa incapacità  di rinnovarsi, attanagliato da una lunga paralisi creativa.
Per sondare gli umori della categoria abbiamo sentito Endemol, la società  di Paolo Bassetti che, seduta su un fatturato di oltre 100 milioni, è la first lady dell’intrattenimento, megarifornitore di show e reality, ‘Grande Fratello’ in testa, per tutte le tivù. Campione dei formati esteri, Endemol è però anche il produttore dell’italianissimo ‘Vieni via con me’, lo spettacolo evento di Fazio e Saviano che in autunno ha catalizzato un’ovazione da stadio. È anche una società  di cui Mediaset controlla il 33%, fattore che ha indubbiamente pesato sul mancato rinnovo da parte della Rai del contrattone quadro triennale scaduto nel 2009 del valore di 120 milioni.
A raccontarci come Endemol si sta riorganizzando in questa complicata congiuntura è Leonardo Pasquinelli, vice presidente operativo del gruppo, un signore che conosce come le sue tasche il mondo dell’intrattenimento perché ne fa parte fin dagli anni Settanta, dagli esordi nell’emittenza locale a Retequattro della Mondadori, poi a Mediaset dove si è occupato a tempo pieno di show assumendo la reggenza della direzione dell’intrattenimento dal ’96 al 2003, per passare nel 2004 alla direzione generale di Endemol, quando a nessuno poteva venire in mente che Mediaset sarebbe diventato un socio importante. Pasquinelli entra subito in tema: “L’offerta in onda dall’autunno è il portato di due anni di crisi molto dura in cui gli investimenti su ricerca e sviluppo sono stati trascurati perché c’è stato bisogno di far tornare i conti delle aziende. Di conseguenza sono stati riproposti quasi esclusivamente i soliti formati che hanno in buona parte tenuto e sono proprio i programmi che sostengono le reti”. Tirando le somme di quel che si è visto Pasquinelli sdrammatizza: “Non è stata una stagione memorabile ma neppure troppo critica. I giochi del preserale e dell’access prime time continuano a far bene il loro mestiere. Molti show storici di prima serata, e tra i nostri ricorderei almeno ‘I migliori anni’, ‘Che tempo che fa’, ‘Le invasioni barbariche’, hanno riconfermato il loro appeal. E in buona salute appare anche il reality, se ‘Grande Fratello’ spalmato su ventisette settimane ha chiuso con la media del 23,5%. Risultati miracolosi con l’esplosione del digitale e il pubblico che si sposta su Internet”.
Ma se il pubblico continua ad abbandonare le grandi reti generaliste sarà  solo colpa del digitale? “Effettivamente si percepisce un certo grado di insoddisfazione. La televisione è diventata un po’ troppo autoreferenziale perché si rinnova poco ed è troppo lento il ricambio. Ma c’è anche il fatto che negli ultimi sei-sette anni ci siamo disabituati a curare il pubblico. Tra chi produce e l’utente finale si sono frapposti un po’ troppi diaframmi. Spesso ci troviamo a costruire il programma tenendo conto di fattori che con la reale soddisfazione dello spettatore c’entrano poco. Penso a certe dinamiche dello star system o alla competizione stressata all’inverosimile come quando si fa a gara ad allungare a dismisura uno show solo per guadagnare mezzo punto di share. E che dire dell’uso distorto che si fa dell’Auditel? Dovrebbe appurare se un programma ha raggiunto gli obiettivi rispetto alla mission, all’investimento fatto e al gradimento del target che si vuol raggiungere, invece serve per lo più a fare il comunicato della vittoria. Ma così perdiamo di vista chi al programma deve aderire, appassionarsi, partecipare, aver voglia di rivederlo e, secondo me, non facciamo neppure un buon servizio al cliente pubblicitario.
Prima – Da dove si riparte, tenendo conto della crisi che ha stravolto il mercato?
Leonardo Pasquinelli – C’è un cambiamento strutturale in atto. Dato che i budget sono molto diversi da due o tre anni fa, le reti stanno rimodulando il fabbisogno di prodotto nel numero dei pezzi e nella tipologia dei formati.
Prima – E quali sono gli orientamenti?
L. Pasquinelli – Rai e Mediaset stanno pensando a una programmazione con meno serate di fiction e più intrattenimento che ha il vantaggio di costare meno e avere maggiore immediatezza e flessibilità . Una tendenza che è meno evidente alla Rai dove la fiction è un elemento strutturale dell’offerta di servizio pubblico e cavallo di battaglia di Raiuno. L’altro fatto chiaro è che i nuovi programmi dovranno costare meno e alcuni dei vecchi formati sono destinati a sparire dai palinsesti. Difficilmente Italia 1 potrà  riportare in onda reality di forte richiamo tipo ‘La pupa e il secchione’ che non può più permettersi di pagare. Per le stesse ragioni Raidue ha preferito rinunciare a un brand forte come ‘X Factor’ e sempre più rari e selettivi saranno gli one man show alla Ballandi, quelli con gli studi faraonici e i cast stellari.
Prima – La crisi comanda e costringe anche i produttori a cambiare l’approccio al prodotto.
L. Pasquinelli – Stiamo rivendendo i vecchi modelli produttivi che non sono più compatibili con le attuali dimensioni del mercato e produciamo gli stessi formati escogitando ogni accortezza per eliminare gli sprechi.
Prima – In che modo si lavora?
L. Pasquinelli – Si usano studi più piccoli e si fanno tutte le ottimizzazioni possibili sulle luci, la scenografia, il corpo di ballo, eccetera, oppure si rinuncia allo studio e si gira in esterno con telecamera a mano. Vanno compressi i tempi delle riprese e della postproduzione, si riduce il numero degli autori e del personale. La sfida sta nel risparmiare senza impoverire il valore del programma e diminuire la capacità  commerciale delle reti che porterebbe a una involuzione del mercato. Sarebbe bello, però, che i broadcaster non ci chiedessero solo di spendere meno ma di spendere meglio per fare prodotti che portino redditività , che siano replicabili, in linea con il posizionamento e il target della rete e ben vendibili dalla concessionaria. In questo senso il ‘Grande Fratello’ è un gioiello.
Prima – Il ‘Grande Fratello’ è andato in onda da metà  ottobre ininterrottamente fino a Pasqua e Canale 5 con un unico brand ha coperto tre periodi commerciali: autunno, inverno e primavera.
L. Pasquinelli – In questo caso non ci è stato chiesto di abbassare i costi ma di ridefinire la ‘vita’ del programma. Confesso che eravamo tutti spaventatissimi. Facendo ventisette puntate invece delle dodici canoniche abbiamo rischiato di distruggere il format, la rete e di non raggiungere gli obiettivi d’ascolto. Ma, visti i risultati, a Mediaset e Publitalia è convenuto di più la messa in onda prolungata che non il taglio del 10%.
Prima – Il bello è che mentre la torta si restringe aumenta la competitività  nel settore dell’intrattenimento. In lizza con le società  che si contendono i finanziamenti di Rai e Mediaset (Endemol, Fascino, Magnolia, Ballandi, Ldm, Fremantle) c’è anche Toro, che è guidata da due suoi ex colleghi, Marco Tombolini e Pasquale Romano, l’ex direttore generale e l’ex autore di punta di Endemol. Al 51% della Sony Television, Toro non solo può far conto sullo sterminato catalogo del gruppo americano, ma ha anche l’esclusiva della library della Talpa di John de Mol, con il nuovo talent musicale ‘The Voice’, con cui è in gara con voi per aggiudicarsi l’intrattenimento d’autunno di Raidue. Come pensate di difendere la vostra posizione di leadership?
L. Pasquinelli – Abbiamo ripreso a investire in creatività . Oggi le televisioni hanno bisogno dei cosiddetti pilastri, quei prodotti consolidati su cui si basano i pacchetti di vendita delle concessionarie. Ma comincia a emergere l’esigenza di rinfrescare l’offerta un po’ stanca con nuovi programmi che, pur nei limiti dei budget più modesti, abbiano gli standard qualitativi che ci chiedono le reti e il mercato pubblicitario. Endemol ha rimesso al lavoro la fucina creativa interna per preparare una batteria di novità  per Italia 1 e Canale 5 e Raiuno e stiamo valorizzando anche Yam e MadDoll, le nostre due piccole ‘boutique’ del prodotto low budget e meno tradizionale, che controlliamo al 51% ma che hanno una loro indipendenza dal punto di vista dello sviluppo e della creazione del contenuto. Hanno strutture agili e dinamiche adatte a sperimentare nuovi modelli produttivi e soluzioni creative più ardite.
Prima – Sono già  alla prova del pubblico i primi due formati prodotti per Italia 1, la rete che più si presta agli esperimenti perché ha bisogno di bombardare il suo pubblico giovanile con continue iniezioni di novità  per contenerne la fuga verso le reti digitali. ‘Plastik-Ultrabellezza’, un magazine che esplora il tema della chirurgia plastica mixando servizi realizzati in studio con prodotti di acquisto internazionali, è in crescita ma ancora, mi pare, un po’ sottomedia.
L. Pasquinelli – ‘Plastik’ è un esperimento positivo e in linea con la media di rete, tenuto conto dell’investimento effettivamente molto contenuto. Utilizza lo stesso meccanismo di ‘Focus 1’, altro formato italiano ideato in collaborazione col mensile di divulgazione scientifica Focus, di cui Italia 1 riproporrà  una seconda serie dopo i buoni risultati della prima al 10%, ed è prodotto da Yam che prepara anche un talk sulla medicina per Retequattro.
Prima – Piuttosto deve essere stato un brutto colpo il flop di ‘Uman Take Control’, da un formato web israeliano con i reduci dei reality di gran successo che è stato chiuso alla seconda puntata. Per abbattere i costi lo avete girato in un piccolo studio di Cinecittà , che un tempo sarebbe stato impensabile utilizzare per un reality, e tutto in diretta così da eliminare la postproduzione.
L. Pasquinelli – Abbiamo lavorato sull’interazione tra la televisione e il web, e su Internet il programma è andato benissimo ma nell’adattamento televisivo abbiamo fatto degli errori di impostazione da cui è derivato il mancato gradimento del pubblico. Speriamo di rifarci con ‘Tamarreide’ su cui puntiamo molto. Prodotto da MadDoll, arriverà  su Italia 1 a metà  giugno ed è un docureality australiano girato on the road seguendo le imprese di un gruppo di ‘coatti’ che viaggiano su un camper per il Belpaese.
Prima – Sono vicine al debutto anche le nuove produzioni per Canale 5 e Raiuno.
L. Pasquinelli – Per Canale 5 riporteremo in prima serata il game show, come si faceva un tempo, con Gerry Scotti alla conduzione di ‘The Money Drop’, un successo di Endemol Uk. Per ottimizzare i costi le prime quattro puntate pilota, previste in onda a metà  giugno, si realizzano in Germania nello studio dove viene confezionata la versione tedesca.
Tra giugno e luglio invece sperimenteremo altri due insoliti formati di prima serata. Il primo è la versione italiana di ‘Extreme Makeover Home Edition’ che sarà  realizzato senza studio con telecamera in spalla. Si tratta di un format americano di Endemol in cui si demolisce e si ricostruisce una casa di famiglie bisognose, già  noto al pubblico italiano perché va in onda sottotitolato su Sky Uno e La5. Il secondo, che batte bandiera italiana, è provare a portare in prima serata un programma di cucina, genere che sulle nostre reti di regola va nelle fasce del day time.
Quanto all’ammiraglia della Rai, prepariamo ‘Odd One In’, che è un nuovo gioco per la fascia dell’access e un people show di prima serata ideato da Andrea Palazzo, uno dei nostri autori di prima linea e capoprogetto del ‘Grande Fratello’.
Prima – Nella partita dell’innovazione di Endemol c’è l’ambizione di incrementare lo sviluppo di formati italiani da utilizzare per uno sfruttamento internazionale.
L. Pasquinelli – È un processo sano per il sistema in generale, dato che la nostra televisione importa tanto ma esporta quasi niente. Oltretutto in questa fase non arrivano dagli altri mercati grandi stimoli per ragionare sui reality, sul talent, il varietà  musicale. Tanto vale allora provarci noi con prodotti pensati e cuciti sui gusti del nostro pubblico. Endemol ha già  aperto la strada con ‘I migliori anni’, un format di successo sviluppato in casa e realizzato con la Rai condividendone la proprietà  al 50%. Della distribuzione internazionale si occupa Endemol che lo ha già  venduto in Spagna, Francia, Russia e Cina, e si sta rivelando una operazione che alla fine produrrà  un bel guadagno per i due partner.
Prima – Non a caso avete spinto molto per strutturare come un unicum di quattro puntate ‘Vieni via con me’, che inizialmente era stato pensato come una serie di speciali da sparpagliare nel palinsesto di Raitre.
L. Pasquinelli – In questo modo abbiamo creato una property al 50% della Rai: un format che può essere replicato e la Sipra potrà  vendere con più efficacia e che noi proveremo a distribuire all’estero. Certo, è necessario da parte delle reti un atteggiamento aperto alla sperimentazione e al riconoscimento della proprietà  intellettuale del prodotto. Su questo aspetto, soprattutto con la Rai, non c’è ancora chiarezza, ma stiamo lavorando insieme per trovare la forma migliore di collaborazione. Anzi, mi auguro che i cambiamenti organizzativi di cui si parla in questi giorni portino la Rai a dare valore alle partnership con i produttori indipendenti.

Intervista di Anna Rotili