Internet/ Governo Usa setaccia la Rete per predire il futuro

Contrari i sostenitori della privacy

New York, 11 ott. (TMNews) – Il futuro è già  tra noi. Analizzando una serie di dati archiviati online, come i messaggi lanciati su Twitter o Facebook, le chiavi di ricerca utilizzate su Google e gli spostamenti degli utenti di smartphone, si può arrivare a predire cosà  accadrà  nel futuro prossimo, in termini di instabilità  politica ed economica, rivoluzioni, crisi e altri fenomeni che riguarderanno la nostra società . Lo sostiene il Center for Collective Intelligence del Massachusetts Instituite of Technology, che ha avviato una ricerca sull’impatto delle nuove tecnologie sui comportamenti della società . “Si tratta di un grande passo in avanti”, ha detto in un’intervista al New York Times Thomas Malone, direttore del centro di ricerca, “i dati che abbiamo a disposizione adesso sono molto più dettagliati e ricchi di prima, così come gli algoritmi che utilizziamo che, adesso, rendono possibile prevedere cose prima impossibili”. In sostanza come gli scienziati riescono a prevedere fenomeni naturali, grazie alle nuove tecniche di ricerca a alla vastità  dei dati messi a disposizione su internet, sociologi e antropologi potrebbero prevedere cosa accadrà  sul piano politico, economico e sociale. E l’idea piace al governo americano. L’Intelligence Advanced Research Projects Activity, un’agenzia governativa che lavora appunto a progetti avanzati nel campo dell’intelligence, finanzierà  un progetto triennale, che comincerà  ad aprile prossimo, per passare in rassegna dati internet di 21 paesi latinoamericani. Si tratta di un sistema completamente automatizzato che assembla e analizza dati sui movimenti delle popolazioni e dei flussi di comunicazione. Utilizzerà  solo dati pubblici, come le chiavi di ricerca su blog, le modifiche alle definizioni di Wikipedia e indicatori dell’andamento dei mercati finanziari. Oltre a cercare di prevedere tendenze economiche e politiche, la ricerca proverà  a mettere a fuoco indicatori di possibili pandemie o altri tipo di contagi. Ma non mancano gli scettici. Non è infatti la prima volta che il governo americano affida progetti ai ricercatori di sociologia e antropologia e li finanzia. Già  nel 1960 con il progetto Camelot il Pentagono aveva cercato di esplorare come prevedere futuri eventi economici e politici attraverso le scienze sociali. Ma il progetto era naufragato a causa delle critiche e dei dubbi etici sollevati dagli stessi ricercatori. E dopo l’11 settembre il Pentagono aveva lanciato, con scarsi risultati, il programma “Total Information Awareness” volto a prevedere potenziali attacchi terroristici analizzando una serie di dati pubblici e privati. Inoltre c’è chi solleva problemi di privacy. “Queste tecniche sono una lama a doppio taglio”, sostiene Marc Rotenberg del centro studi Privacy Information Center. Ma non manca neppure l’entusiasmo tra i ricercatori che collaborano con le agenzie federali. “I risultati porteranno a una comprensione migliore di quello che sta succedendo nel mondo e di come i governi affrontano le situazioni. Più che far paura, questi nuovi metodi di ricerca infondono speranza. È forse la prima vera opportunità  di trasparenza governativa”, ha detto Sandy Pentland dell’Mit.

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