Solidarietà  alla cronista Giulia Martorana da parte della Fnsi e dell’Assostampa siciliana

13 ottobre 2011 – Giulia Martorana, giornalista pubblicista di Enna, corrispondente dell’agenzia Agi e del quotidiano ‘La Sicilia’, è stata condannata a venti giorni di carcere, con la sospensione condizionale della pena, per non aver voluto rivelare al giudice le sue fonti.
La notizia “incriminata” risale al 2008 e riguardava un presunto giro di pedofili che avrebbero abusato di due sorelline di 12 e 14 anni. L’inchiesta aveva già  portato all’arresto di un anziano, ritenuto il presunto molestatore delle piccole. La giornalista si era limitata a dare notizia dell’avvenuto incidente probatorio senza riportare alcuna indiscrezione sulle dichiarazioni delle due ragazzine, ma ipotizzando che vi potesse essere il coinvolgimento di altre persone. Il giudice, che l’ha riconosciuta colpevole di favoreggiamento, ha applicato una norma che non consente ai giornalisti pubblicisti di avvalersi del segreto professionale.

Il comunicato della Federazione nazionale della stampa italiana e dell’Assostampa siciliana, pubblicato su www.fnsi.it:
“La Fnsi e l’Associazione Siciliana della Stampa profondamente preoccupati e rammaricati giudicano ingiusta e incomprensibile la condanna a 20 giorni di carcere della cronista Giulia Martorana, riconosciuta colpevole di avere dato una notizia vera e di avere rispettato le regole deontologiche della professione, rifiutando correttamente di rivelare la fonte della notizia stessa.
La sentenza del giudice monocratico del Tribunale di Enna ripropone con forza il problema del doppio binario della professione giornalistica e della divisione, ormai anacronista, dei giornalisti tra professionisti e pubblicisti.
Negare ai giornalisti pubblicisti le tutele deontologiche della professione mette in serio pericolo la libertà  di informazione e il diritto costituzionale dei cittadini di essere correttamente informati.
Il Sindacato dei giornalisti sosterrà  la collega Martorana in tutte le sedi per confermare e dimostrare la correttezza del suo serio comportamento e il totale rispetto delle regole e delle norme professionali e deontologiche, sollevando, tramite i propri legali, anche la questione di legittimità  costituzionale di una legge che appare fuori dal tempo e dalla logica.
Auspichiamo che in sede di Appello i giudici vogliano tenere conto di queste evidenti ragioni, evitando le imposizioni e le restrizioni che svilirebbero lo svolgimento del già  difficile mestiere di cronista specie nelle zone ad alta densità  mafiosa e criminale.
Al tempo stesso questa dolorosa e incomprensibile vicenda ripropone con forza il problema di una urgente e non più rinviabile riforma della legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti che oggi non è più in grado di rappresentare correttamente la realtà    della professione”.

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