INTERCETTAZIONI: TAVAROLI, NO A CENSURE MA LIMITARE SCANDALISMI

(ASCA) – Milano, 19 ott – No al ‘bavaglio’ per i giornalisti, che comunque dovrebbero cercare di ”limitare gli scandalismi sulle intercettazioni che coinvolgono persone non oggetto di indagini”. Giuliano Tavaroli, l’ex capo della security di Telecom e Pirelli finito al centro dello scandalo sulla raccolta di informazioni riservate finalizzata al dossieraggio, dice la sua sulle intenzioni del governo di intervenire sulle intercettazioni. Tavaroli, che ora svolge il compito di consulente per una societa’ che si occupa di analisi dei rischi per i paesi emergenti e che in quanto tale partecipa alla giornata di inaugurazione di Smau 2011, vede nelle intercettazioni ”uno strumento di indagine indispensabile”, anche perche’ ”le forme di criminalita’ piu’ o meno estesa ora travalicano sempre di piu’ nell’universo digitale”. Tavaroli non giudica eccessivo il numero delle intercettazioni che si effettuano in Italia: ”Non e’ questione di troppo o troppo poco, le intercettazioni sono uno strumento che serve a rilevare i reati. Le intercettazioni costano, cosi’ come costano polizia e carabinieri, e’ una scelta sociale”. L’importante, nel dibattito politico sulle misure da adottare, e’ ”capire quanti processi sono arrivati a una verita’ giudiziaria grazie all’uso delle intercettazioni”. Tavaroli dice no a ogni forma di censura per la stampa: ”I giornalisti devono fare i giornalisti e devono aver accesso a tutte le fonti di informazione. Sono contrario a qualsiasi tipo di censura. Che poi il contenuto delle intercettazioni venga reso disponibile senza un filtro e’ discutibile. Ma se questo vuol dire – ha puntualizzato Tavaroli – limitare uno strumento di indagine cosi’ importante, forse ci penserei”.

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