La libertà  corre sul web

Fondata nel 2008 da due americani poco più che ventenni, Digital Democracy è un’organizzazione non profit che nei Paesi in via di sviluppo insegna a usare la tecnologia come strumento di partecipazione politica e di decisione democratica.
Da ragazzi abbiamo sognato tutti di cambiare il mondo. A pochi è capitato di riuscirci. O almeno di provarci seriamente. Mark Belinsky ed Elizabeth Ghormley sono tra questi fortunati. Anche se la fortuna c’entra relativamente poco. A parte quella, evidente, di avere 28 anni. Che pure è toccata una volta nella vita a ognuno di noi.
Difficile non pensarci mentre li guardo mangiare di gusto i ravioloni e le lasagne, una domenica sera di fine estate, in un’affollata trattoria di Campo de’ Fiori, a Roma: lui con uno sguardo brillante ed entusiasta, sotto i capelli ricci e il naso importante che rivelano l’origine: russo, figlio di immigrati negli Usa quando ancora l’Unione sovietica era l”Impero del male’; lei americana bionda, occhi azzurri e capelli lunghi e lisci, lineamenti delicati che però non riescono a nascondere la sua determinazione. Mark è fondatore, con Emily Jacobi, e presidente di Digital Democracy; Elizabeth è direttore sviluppo della stessa organizzazione non profit. Che si dà  come mission “educare i cittadini del ventunesimo secolo” e “dare alle comunità  marginalizzate il potere di usare la tecnologia per costruire il loro futuro”. In un mondo dove ormai il numero dei cellulari è di 5 miliardi su 7 miliardi di abitanti, la lotta per lo sviluppo civile e i diritti umani deve parlare digitale.
Idealisti? Solo in parte. Visionari? Sì, nel senso che hanno una vision innovativa e di grande impatto. Manager di successo nel non profit sicuramente, visto che Digital Democracy rappresenta un’affermazione anche individuale per i membri del team – cinque persone: Belinsky, Jacobi, Ghormley, Emilie Reiser e Liz Hodes – composto da professionisti provenienti da diversi settori e ognuno con una diversa specializzazione.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 421 – ottobre 2011

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