Klout misura quanto si è ‘seguiti’ sui social network

New York, 14 nov. (TMNews) – Nato nel 2008 e conosciuto per lo più tra gli addetti a lavori, Klout comincia a far parlare di sé. Si tratta di un sito che misura e valuta l’influenza, definita come la “capacità  di guidare azioni”, degli utenti dei social network. Attualmente i dati vengono raccolti da 13 network, tra cui i più popolari sono Twitter, Facebook, Flickr e Linkedin. Ma c’è chi fa notare i rischi: Klout è stata accusata di invadere la privacy e di pubblicare informazioni anche sui minorenni e su chi non è consenziente. Quante persone influenziamo? Fino a che punto? Klout, con sede a San Francisco, calcola quanto e come “le persone si interessano ai contenuti che creiamo”, secondo le parole di Joe Fernandez, amministratore delegato della società . Più persone condividono e commentano i link sulla pagina Facebook, ritwittano i tweet e cliccano sui post, più punti vengono ottenuti. Il “Klout score”, così viene indicato il punteggio, varia da 1 a 100 e si calcola su valori, quantitativi e qualitativi, che misurano il numero delle persone che interagiscono con i contenuti prodotti da un utente internet, che condividono i contenuti, e valutano l’influenza dei contatti di ciascun utente: più è alta, più anche il “Klout score” aumenta. “Klout” è una grafia alternativa di “clout”, che significa appunto “influenza” o”potere”. “Klout tenta di ridurre complesse interazioni sociali in un unico, singolo, numero”, ha commentato Bonnie Stewart, blogger e ricercatrice in comunicazione presso l’università  canadese di Prince Edward Island: “Il servizio sta già  influenzando le assunzioni nel campo dei media. Il suo algoritmo viene preso come una valutazione di fatto, sebbene molti di noi neppure sappiano di avere Klout”. Alcuni utenti dei social network potrebbero infatti essere giudicati da Klout e non saperlo. È quanto emerge da un articolo pubblicato sul New York Times, in seguito alla denuncia della blogger Maggie McGray che mentre controllava il suo punteggio su Klout, ha scoperto per caso che anche i suoi due figli erano stati inconsapevolmente registrati dal sito. Matthew, 13 anni, era stato automaticamente iscritto in quanto “amico” della madre su Facebook, e aveva già  ottenuto un punteggio, mentre Mimi, 15 anni, era tra le persone che Klout consigliava di invitare ad aderire al servizio. “Mi ha fatto infuriare”, ha commentato Mc Gray. “È sbagliato. Non si deve fare marketing con i bambini”. Nelle scorse settimane la mamma blogger ha fatto scoppiare un caso e Klout ha reagito ridimensionando la sua attività : non crea più profili automaticamente e gli iscritti possono cancellare del tutto il proprio profilo. “Bisogna saperlo”, ha detto McGray, “chi è attivo sui social network porta con sé la propria rete di conoscenze, e questa include gli amici e i familiari”.

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