La Rai di domani

Il dg Lorenza Lei sta studiando il ridisegno dell’azienda: attività , assetti industriali e risorse. L’obiettivo è un riposizionamento strategico del servizio pubblico riducendo le attività  a quelle considerate essenziali per il futuro.
C’è agitazione ai piani alti di Viale Mazzini adesso che con il nuovo governo l’editore di riferimento della Rai è diventato Mario Monti, nelle sue vesti di ministro dell’Economia, mentre Corrado Passera, appena nominato ministro dello Sviluppo economico, infrastrutture e trasporti, si occuperà  anche delle Comunicazioni, da cui dipende la Rai per il contratto di servizio. E la speranza è che il nuovo esecutivo sia più collaborativo di quanto sia stato il governo Berlusconi, che le ha imposto solo gabelle senza concedere contropartite. La situazione della Rai è quasi disperata. A Viale Mazzini nelle scorse settimane si è addirittura temuto di non avere la liquidità  per pagare le tredicesime. I ricavi totali sono scesi dai 3 miliardi 258 milioni del 2007 ai 3 miliardi del 2011 a causa soprattutto di una forte contrazione della raccolta pubblicitaria e dei ricavi commerciali. La raccolta del canone procede su ritmi sostanzialmente stabili perché a un incremento annuo pari all’inflazione programmata coincide un incremento dell’evasione (oggi al 27% circa, per un danno di oltre 500 milioni di euro annui). Gli obblighi di servizio pubblico previsti dal contratto di servizio non sono finanziati integralmente dal canone – come previsto dalla legge Gasparri poi divenuta Testo unico sui media audiovisivi – ma attingono anche dalle risorse provenienti dalla pubblicità . Gli ingenti investimenti tecnologici sul digitale terrestre proseguiranno ancora per alcuni anni senza alcun rimborso statale. Gli investimenti sul prodotto subiscono annualmente tagli del 5%. L’evoluzione del risultato netto di bilancio è sconfortante: -87 milioni nel 2006, -5 nel 2007, -7 nel 2008, -62 nel 2009, -98 nel 2010, pareggio nel 2011 e di nuovo -100 previsti nel 2012. In termini di indebitamento il 2011 si chiuderà  con 350 milioni di euro.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 422 – novembre 2011

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