Tv: ‘Striscia’, la ricerca condotta dal Cresv

MILANO (ITALPRESS) – Applicare le categorie dell’analisi economica ad una trasmissione tv di successo da oltre un ventennio per valutarne l’impatto in termini sociali, culturali ed economici. Questo il fulcro del convegno “La rilevanza sociale, culturale ed economica di Striscia la notizia dalla nascita ad oggi”, oggi alla Bocconi, in cui sono stati presentati i risultati di una ricerca sul tg satirico condotta dal Cresv (Centro di Ricerche su Sostenibilita’ e Valore dell’Universita’ Bocconi). Oltre al patron di Striscia la notizia, Antonio Ricci, sono intervenuti Alessandro Salem, direttore contenuti Mediaset, Carlo Freccero, direttore Rai4, Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano, Marco Magnifico, vice presidente esecutivo del FAI, Maurizio Dall’occhio, Nomura chair of corporate finance, Universita’ Bocconi e Severino Salvemini, professore di organizzazione aziendale, Universita’ Bocconi. Alessandro Salem ha sottolineato che dallo studio emerge “il diverso rapporto tra lo spettatore e il programma; non c’e’ una divisione tra lo spettatore e il programma” perche’ “lo spettatore vede Striscia anche come cittadino” e ha ricordato il grande ruolo sociale, le centinaia di vertenze giudiziarie nate dalle denunce di Striscia e “negli ultimi anni la lotta contro le ingiustizie, gli sprechi, la malasanita’ e chiunque specula contro l’interesse collettivo”. La ricerca introdotta da Maurizio Dallocchio ha preso in esame 5 aree, 1 analisi qualitativa e 4 quantitative esaminando il raggio di azione, come si relaziona col suo pubblico, cosa ha portato in termini economici, che contributo ha dato alla legalita’ e quale in termini di innovazione. Tra le varie curiosita’, e’ emerso che i servizi sono passati da meno di cento del ’92 ai 647 dell’edizione 2009-2010 e i temi trattati (ambiente, animali, caro prezzi, disagi e disservizi, lavoro, pubblicita’ occulta e tarocchi in tv) riguardano importanti capitoli di spesa per le famiglie italiane e rappresentano “qualcosa di realmente rilevante per le famiglie perche’ inevitabile”. Inoltre, in 5 anni c’e’ stato un aumento del 250% di segnalazioni da parte del pubblico attraverso l’sos Gabibbo, ma non solo; le applicazioni economiche sono molto rilevanti perche’ l’azione di Striscia ha permesso di mettere in luce 58 milioni di euro di sprechi di denaro pubblico, mentre e’ piu’ difficile quantificare il risparmio privato derivato dalle truffe sventate grazie al programma. Il pubblico di Striscia e’ di cultura eterogenea e diverse aree geografiche. Dopo i dati, e’ toccato a Carlo Freccero che ha raccontato della nascita di Striscia, “che nasce dall’improbabile fusione tra il Drive In e il Telegiornale, che all’epoca la Fininvest non aveva ancora” e sancisce di fatto la nascita dell’infotainment come commistione di informazione e varieta’. Freccero ha anche ricordato la carica di innovazione quasi rivoluzionaria di Striscia, a paragone dei tg tradizionali “gutenberghiani che rispettavano tutta una gerarchia di notizie” ed erano costruiti come i giornali cartacei. Infine, Antonio Ricci ha cosi’ spiegato l’idea della ricerca: “C’e’ una macchina del fango contro Striscia la notizia, che da due tre anni ha cercato di farla passare come una trasmissione porno soft, addirittura di gossip, quando io sono alieno al gossip nella maniera piu’ totale, allora rimettiamo un attimo i puntini sulle i. Anche io sono rimasto sorpreso da certi dati, abbiamo cercato chi ci potesse certificare che cosa abbiamo fatto in questi anni”. “Abbiamo preceduto in questo senso il Presidente della Repubblica – ha scherzato -perche’ la ricerca e’ stata affidata alla Bocconi e voi sapete che adesso il Presidente della Repubblica ha scelto come Presidente del Consiglio il Presidente della Bocconi, percio’ noi dovremmo essere attualmente nelle mani migliori, ci siamo affidati nelle mani dei tecnici”. Infine a chi gli ricordava del contratto in scadenza, Ricci ha risposto: “Non mi sono stancato di stare su Mediaset, non ho mai avuto un’esclusiva con nessuno, ma fatto sta che siamo qua. Non avendo un’organizzazione che pensa che cosa fare nei prossimi dieci anni, non siamo inseriti in un progetto che sia a lunga gittata, di anno in anno, di due anni in due anni decidiamo”. “Potremmo anche fare dell’altro, potremmo lavorare in Rai, Sky, anche La7, lo possiamo fare, anche se non lo abbiamo mai fatto”, ha concluso.

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