EDITORIA: SIDDI-NATALE (FNSI), SERVE CABINA REGIA

MALINCONICO ‘NON C’E’ SOLO IL BUSINESS MA NON DEMONIZZIAMOLO

(ANSA) – ROMA, 28 NOV – In Europa l’industria del contenuto editoriale vale 280 miliardi di euro, il 2,3% del pil. In Italia, 30 miliardi, con alcune allarmanti criticità : la diffusione e lo sfruttamento senza controllo dei contenuti sulle nuove piattaforme e, a fronte della moltiplicazione dei soggetti non-editoriali, il panorama invariato dei produttori di informazioni. E’ quanto emerso oggi dal rapporto di e-Media Institute presentato nel corso del terzo Premio Giovannini. “Oggi la pervasività  della notizia che spunta da ogni parte, sui siti e sui blog, è totale – dichiara il commissario dell’Agcom Sebastiano Sortino – Questo elimina la necessità  di giornalisti ed editori? Secondo me no” ma la condizione “fondamentale” prosegue, “é che il contenuto sia protetto, altrimenti avremo un impoverimento definitivo dell’attività  giornalistica perché non ci sarà  più nessuno in grado di pagarla”. “Anche noi – prosegue Roberto Natale, presidente dell’FNSI – siamo convinti che non ci si debba rassegnare alla crisi come ineluttabile, né al fatto che l’Italia debba rimanere agli ultimi posti negli indici di lettura dei paesi europei. Siamo convinti anche che il mito del ‘tutto gratis’ rischia di essere devastante. Vogliamo invece iniziare a utilizzare le tecnologie, non per diminuire i giornali ma per aumentare i lettori” con un “nuovo piano di educazione all’uso critico dell’informazione nelle scuole superiori, che unirà  FMSI, FIEG e Università “. In Italia, aggiunge il segretario generale dell’FNSI Franco Siddi “stiamo andando verso la situazione americana, con pochissimi editori che ce la fanno ad affrontare un progetto complesso che non porta un recupero immediato e altri che si fermano al primo impatto, accettando di rimanere confinati. Ma se non la prendiamo in mano noi la tecnologia, lo faranno altri, stravolgendo professioni e scenari”. Gli editori, aggiunge, “sopraffatti dalla crisi hanno scelto ristrutturazioni e risanamenti di tipo industriale” e invece questa è “una sfida che va presa con un po’ di speranza e sacrificio. Servirebbe una grande cabina di regia che oggi non c’é”. D’accordo che non si “possa ridurre tutto al solo business” si dichiara anche Carlo Malinconico Castriota Scandenberg, presidente della Fieg. “Ma – aggiunge – è essenziale anche il discorso business non vada demonizzato, ma visto come necessario per far crescere l’industria culturale. Anche la Fieg si è battuta per la difesa del contenuto e contro l’abbassamento della qualità , dopo la quale avremo ‘perso la notizia’”.(ANSA).

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