Che grinta al Sole! – Intervista a Roberto Napoletano, direttore del Sole 24 Ore (Prima n. 420, settembre 2011)

CHE GRINTA AL ‘SOLE’!
Con l’esplosione della crisi economica il quotidiano rivela un vigore mai visto: schiaffi ai politici e ricette per salvare il Paese. E ai lettori piace Giulio Tremonti non gli rivolge più la parola e se può gli volta le spalle. Come uno scolaretto offeso. Sono mesi che il capo dell’Economia ha rotto i rapporti con il direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano. Un malumore che il ministro valtellinese ha platealmente mostrato al workshop Ambrosetti di Cernobbio quando, seduto a fianco di Napoletano, ha addirittura allontanato la sedia. L’idiosincrasia di Tremonti (secondo forse solo a quella di Massimo D’Alema) verso i giornalisti è cosa nota, anche se si può capire il malumore del ministro che per tutta l’estate è stato martellato da critiche, sottolineature, suggerimenti, giudizi, rimproveri, persino consigli dal quotidiano della Confindustria e non dall’Unità . Critiche, sottolineature, suggerimenti, giudizi, rimproveri e consigli circostanziati, in una escalation continua man mano che la crisi si approfondiva e il baratro si apriva sotto i loro piedi.
“Non faremo sconti a nessuno”, aveva scritto Napoletano nel suo editoriale d’esordio come direttore il 23 marzo scorso.
Possiamo dire che è stato di parola. Ma probabilmente non si aspettava una simile esplosione di energia giornalistica, con una redazione rivivificata e iperproduttiva e una squadra di opinionisti in continua crescita e molto critici nell’affrontare l’eccezionalità  e la drammaticità  degli eventi che hanno sconvolto i mercati finanziari e angosciato mezzo mondo.
La crisi ha assunto un carattere talmente allarmante che alcuni capitalisti di ferro come Carlo De Benedetti o Francesco Micheli si sono detti pronti a mettere mano al portafoglio per rimpinguare le esangui casse dello Stato. Per un paradosso, la crisi economica ha portato bene al Sole. Fatto abbastanza singolare nel mondo della carta stampata martoriato dalle emorragie di vendite in edicola e di calo pubblicitario, il quotidiano della Confindustria già  dal mese di aprile ha cominciato a riconquistare lettori in edicola, arrivando a segnare ad agosto +23% di venduto rispetto al mese di marzo. Un andamento positivo che trova riscontro anche nei dati del panel Fieg delle vendite anno su anno, con l’agosto 2011 che registra +13% sullo stesso mese dell’anno scorso, e luglio +7%.
Ma sono soprattutto le lettere e le mail dei lettori che arrivano a Napoletano e alla redazione a dare il senso del successo del nuovo corso. Roberto Napoletano ne ha una cartellina piena e me ne legge qualcuna rapidamente tanto che è un miracolo se riesco a sfilargliene una firmata da un manager di banca che sintetizza il senso del lavoro del giornale di questi ultimi mesi: “Non mi era mai capitato in ormai 28 anni di lavoro (molti all’estero) di vedere un quotidiano, non solo economico finanziario, affrontare e spiegare in modo chiaro e semplice cosa sta succedendo nel mondo, quali sono i fattori rilevanti che determinano ‘la crisi’, le leve attivabili per contrastarla, eccetera. Vi ho seguito giornalmente. La mia sensazione è condivisa da molti, soprattutto non parte del mondo degli ‘addetti ai lavori’. Bravi veramente. A presto.” Segue la firma.
Viene spontaneo chiedersi cosa sia successo in questi pochi mesi per ribaltare la situazione di un quotidiano economico finanziario che a marzo pareva avvitato in una crisi di linea editoriale con effetti sconsolanti sulle vendite e sulla pubblicità , terreno di battaglie feroci tra la redazione e l’allora direttore Gianni Riotta. Quella del Sole 24 Ore può essere legittimamente considerata una case history che fa capire la bellezza del lavoro giornalistico ben fatto e quanto sia importante che un prodotto editoriale abbia radici ben piantate tra i suoi lettori. Perché poi il resto viene da sé: basta dargli una bella concimata, innaffiare al momento giusto ed ecco che la pianta viene su rigogliosa. Il giardiniere in questione si chiama Roberto Napoletano ed è da sei mesi alla direzione del Sole, la passione della sua vita professionale, dove (come abbiamo raccontato in modo dettagliato nel numero di aprile) ha lavorato dieci anni ricoprendo differenti incarichi fino alla vice direzione, che ha lasciato nel 2005 per andare a dirigere il Messaggero, ma con nel cuore la speranza di arrivare qui, in questa stanza, nella sede chiccosissima disegnata da Renzo Piano.
Napoletano è stanco morto perché ha passato tutta l’estate con gran parte della redazione a costruire numeri fantasmagorici del giornale seguendo le vicende di un momento politico e storico di cui non si vede la fine.
È appena arrivato a Milano da Mantova dopo un incontro con il suo editore, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, e la carne al fuoco è tantissima. Marcegaglia è molto critica nei confronti di una manovra che penalizza le imprese, promettendo solo un futuro di lacrime e sangue ma nessun presupposto per lo sviluppo. Con Napoletano condivide l’analisi del momento e le linee d’attacco nei confronti del governo. Il giornale prepara il terreno lanciando proposte e scandendo parole d’ordine su cui la presidente degli industriali spesso decide di giocare la propria partita. Il giornale si espone in battaglie molto audaci (come la richiesta, in un editoriale del direttore, di dimissioni di Tremonti) e il presidente di Confindustria gli fa eco con toni altrettanto accesi, persuasa di interpretare gli umori degli iscritti e sostenuta dai lettori del quotidiano.
“Questa mail la voglio incorniciare”, dice Napoletano mentre sfoglia rapido un mucchietto di carte. “Conferma la mia convinzione che era necessario che Il Sole 24 Ore tornasse a fare il suo mestiere. Senta qui, fa quasi venire le lacrime. Dice che ringrazia Il Sole ‘perché spiega in modo chiaro e finalmente si è tornati a “l’ha-detto-Il-Sole-24-Ore'”. Lei capisce perché sono soddisfatto? Perché il nostro pubblico apprezza lo sforzo che sta facendo questo giornale, che poi è quello di tornare a fare un grande prodotto di servizio utile. In un momento come quello attuale, Il Sole è diventato un punto di riferimento per i risparmiatori che ogni giorno trovano servizi come la ‘Bussola per il risparmiatore’, il ‘Manuale anticrisi’, il ‘Dizionario della manovra’. Anche ‘la parola chiave’, che correda tutti i pezzi più importanti, è diventata un punto fermo della nostra cifra giornalistica. È il nostro modo di fare informazione e divulgazione. Senza trascurare i pezzi più strettamente politici, le inchieste e gli editoriali firmati da una ricca squadra di opinionisti che picchiano duro e nello stesso tempo diffondono parole di saggezza. E, come dimostrano i dati di vendita in edicola, la formula paga.
Prima – Mi faccia capire meglio cosa intende lei per divulgazione.
Roberto Napoletano – Significa che quando, ad esempio, il giornale ha affrontato i temi della manovra finanziaria non si è limitato a fornire solo informazioni precise sulle singole misure e analisi di approfondimento tecnico, ma ha cercato di spiegare ogni singolo provvedimento nel modo più chiaro possibile. Il 30 agosto abbiamo ad esempio confezionato uno speciale con venti pagine in cui con il ‘Dizionario della manovra’ si presentavano i contenuti dalla A alla Z e le valutazioni di realizzabilità  ed efficacia a cura dei redattori e degli esperti del Sole. Il lavoro è stato poi aggiornato il 15 settembre al varo della versione definitiva.
Prima – Un lavoraccio per i giornalisti.
R. Napoletano – Nessuno ha messo in discussione il lavoro della nostra redazione, e tutti hanno sempre riconosciuto l’affidabilità  dei nostri giornalisti. E se vuole controllare, può ritrovare tutto sul sito Internet del Sole.
Prima – Con la sua fissazione di fare un’informazione che lei chiama ‘documentale’ non c’è il rischio di diventare un po’ noiosi?
R. Napoletano – È un rischio che dobbiamo correre. Se io faccio un prodotto simile a quello degli altri giornali rinuncio a fare il mio lavoro e perdo lettori come si è dimostrato in passato. Non c’è nulla di più nuovo che tornare all’antico per essere davvero moderni. L’ho scritto nel mio editoriale di debutto e non faccio che convincermene sempre di più perché questo significa recuperare il rigore che è l’identità  storica di questo giornale e adattarlo alle nuove esigenze. Significa inoltre fare un’informazione che riesca a interessare anche un pubblico di non addetti ai lavori, senza tuttavia tradire il nostro lettore specializzato a cui vogliamo dare una bussola d’orientamento concreto in un mondo sempre più complesso e in un periodo sempre più problematico.
Prima – L’impressione che ho – e non sono la sola, mi creda – è che Il Sole stia svolgendo un ruolo molto politico. Basta leggere i numerosi editorialisti che schierate in campo, da Guido Rossi a Luigi Zingales, ai suoi vice direttori Alberto Orioli e Fabrizio Forquet, Alessandro Plateroti, fino ad arrivare a Bruno Forte, l’arcivesco di Chieti che l’8 settembre scriveva della necessità  di individuare al più presto protagonisti nuovi per la politica “attraverso un movimento di partecipazione, che nasca il più possibile dal basso”. Per non parlare del suo editoriale sottoscritto da diciotto economisti in cui chiedeva di fare l’accordo per le relazioni industriali. È necessario che continui? E che le ricordi della grande operazione del ‘Manifesto dei nove impegni per la crescita’ pubblicato lo scorso 16 luglio, il giorno dopo il sì del Parlamento alla prima manovra, quella da 48 miliardi di euro, presentata dal ministro Tremonti, e su cui è addirittura intervenuto il presidente della Repubblica con una lettera di “apprezzamento” al Sole? Se non è politica questa…
R. Napoletano – Il Sole non fa politica, ma scrive quello che pensa su come viene gestita la cosa pubblica e sulle cose che si dovrebbero fare per far funzionare meglio il Paese. Non abbiamo avuto problemi ad affrontare la ‘leggerezza grave’ di Tremonti ad accettare l’ospitalità  nella casa di Marco Milanese, che è al centro di una serie di indagini giudiziarie, e sugli effetti che questa situazione avrebbe potuto avere sulla sua credibilità  politica.
Prima – Senta, non sono nata ieri. Chiedere le dimissioni del ministro dell’Economia come ha fatto nel suo editoriale del 30 luglio non la chiama politica? Perdoni se mi viene da ridere, ma mi è improvvisamente balenato per la testa il ricordo di ciò che si diceva di lei quando l’hanno nominato direttore di questo giornale. Tutti a dire che il suo grande sponsor era proprio Tremonti…
R. Napoletano – ll problema che io ponevo in quell’editoriale era se il governo aveva la capacità  di varare provvedimenti per la crescita perché nel momento della manovra si era visto chiaramente che sbandava e la conferma si è avuta dopo tante, troppe riscritture. Si intravedevano chiari segnali di una debolezza pericolosa e noi abbiamo suonato l’allarme. La molla che ci spinge è la tutela del lavoro, del risparmio degli italiani, quel che mi piace chiamare il ‘valore Italia’. Il giornale non può riunciare alla sua funzione di sentinella. Non ce l’abbiamo con Tremonti per partito preso tant’è che gli abbiamo sempre riconosciuto di aver saputo, come ministro dell’Economia, arginare pressioni di ogni genere sulla sfera pubblica e di aver saputo dire tanti no (anche scomodi).
Prima – Mi pare di poter dire che il tema della crescita è proprio una sua fissazione; non si era ancora seduto sulla poltrona nella redazione di via Monte Rosa che già  commissionava a Fabrizio Galimberti il primo pezzo di un’inchiesta sul ‘Perché l’Italia non cresce’.
R. Napoletano – E di cosa vuole che si occupi un quotidiano economico finanziario? Il problema della crescita è alla base della sopravvivenza di un Paese. È stato un gran bel lavoro giornalistico tanto che poi è diventato un libro. L’inchiesta ha riguardato anche le imprese, la loro lentezza a crescere, a fare scelte innovative che non possono attendersi da altri. È quello un punto reale che riguarda la guida dell’economia di questo Paese da molto tempo.
Prima – Dal suo osservatorio per molti versi privilegiato si sarà  pur fatto un’idea su cosa ha inceppato il nostro sviluppo economico, su cosa non funziona in questo benedetto e maledetto Paese.
R. Napoletano – Vorrei darle una risposta semplice. In Italia dobbiamo fare i conti con due enormi problemi: il divario nord-sud e il debito pubblico, ereditati da decenni in cui, nella sostanza, qualunque problema sociale trovava la sua stanza di compensazione nel creare nuovo debito pubblico. Questo aveva come controfaccia una maggiore solidità  in termini di ricchezza delle famiglie italiane rispetto alle altre famiglie occidentali, perché c’era qualcuno che in qualche modo ne finanziava il reddito. Questo andazzo ha indebolito alla lunga il nostro Paese, perché un debito pubblico così rilevante significa pagare ogni anno 80 miliardi di interessi di debito pubblico, non avere i soldi per gli investimenti e per le infrastrutture mobili e non mobili. A questo aggiunga che si sono alterati alcuni parametri e in qualche modo si è perso il rapporto con quelli che sono i valori fondanti. In Italia il miracolo economico è stato uno solo ed è avvenuto nel dopoguerra, quando intelligenza tecnica, riformismo cattolico e cultura laica si seppero intrecciare trasformando l’Italia da Paese agricolo in Paese industrializzato. Successe perché c’era un sentimento etico molto forte, c’era la grinta, la voglia di riscatto del dopoguerra. Poi la maggior parte delle molle che ci spingevano a competere è andata persa, si è cominciato ad accumulare debito pubblico il che ha portato a un blocco degli investimenti. L’idea che noi avessimo sempre qualcuno che potesse soddisfare le nostre richieste è diventato un vizio culturale.
Prima – Per non parlare della pressione fiscale.
R. Napolitano – Ci troviamo in un Paese in cui le imprese e i lavoratori subiscono un prelievo fiscale contributivo tra i più elevati al mondo, il che vuol dire che ogni lavoratore guadagna meno di quello che guadagnerebbe in altri Paesi europei e, di conseguenza, è meno ricco e spende meno. Al suo datore di lavoro, però, costa più di quanto costerebbe a un datore di lavoro corrispondente. Per non parlare della lentezza esasperante della giustizia civile, il che incide in modo incredibilmente negativo sulla capacità  attrattiva di investimenti esteri. Dulcis in fundo c’è un problema spaventoso che attiene alla criminalità  organizzata infiltratasi nelle attività  economiche di tutto il Paese e perfino fuori dall’Italia. L’elenco potrebbe essere molto lungo, ma proprio per questo torno a dire che siamo arrivati in un momento in cui non possiamo più bluffare, in cui ognuno – classe politica, imprenditoriale e sistema bancario – deve assumersi la sua parte di responsabilità . La crisi di credibilità  della classe politica in generale, e di governo in primis, è parte rilevante del problema.
Prima – Lo scenario che lei tratteggia mi fa venire la voglia di spegnere il registratore, tornarmene a casa e barricarmici dentro. Eppure proprio voi del Sole sembrate smentire un affresco così deprimente della realtà . A quel che vedo e da quel che leggo, direi che qui le cose hanno ripreso a girare. La redazione ha ritrovato la pace dopo le turbolenze sotto la direzione Riotta e tutto il lavoro estivo fatto di speciali e supplementi ha dimostrato di tenere botta.
R. Napoletano – Sono sempre stato cosciente della qualità  giornalistica del Sole, avendoci lavorato dal 1996 al 2005. Anche se le sembrerà  retorico io mi ostino a definirla una redazione straordinaria. La competenza dei giornalisti del Sole si è vista nel lavoro sulla manovra e, come le dicevo prima, tutte le spiegazioni, i giudizi, gli approfondimenti e le valutazioni sono state prodotte all’interno. C’è una propensione a studiare e ad analizzare che è unica nel panorama giornalistico. Il redattore del Sole, se è cresciuto in questa scuola, non ha eguali per competenza nella sua materia. Prenda ad esempio i pezzi di Isabella Bufacchi – e potrei fare tanti altri nomi – sui titoli di Stato. Si tratta di pezzi di grande valore informativo non solo per chi deve operare in quel campo in Italia, ma anche fuori. Chiunque ha la fortuna di dirigere questo giornale deve rispettare queste competenze, anzi deve preoccuparsi di mantenerle vive e far crescere in questo modo le nuove generazioni di giornalisti.
Prima – Tra le prime volontà  che lei ha espresso appena arrivato alla direzione del Sole c’era quella di far tornare l’inserto culturale Domenica al grande formato, dopo che Riotta aveva deciso di ridurlo a tabloid.
R. Napoletano – Non ho mai capito perché si sia voluto cambiare un prodotto di culto com’era la vecchia edizione del domenicale del Sole che nel formato piccolo aveva perso immagine e sembrava scontentare molti lettori. Io ho sempre visto Domenica come una proiezione nel campo della cultura del valore che il Sole ha storicamente nell’ambito dell’economia. Se Il Sole è percepito come la bibbia economica, anche il suo prodotto culturale deve essere di estrema competenza. L’unica indicazione che ho dato è che chi ci scrive deve avere autorevolezza e voce in capitolo. Si spazia dalla letteratura all’economia, alle religioni, alla storia, la musica, le mostre, gli eventi culturali, insomma tutto quello che può interessare il numeroso pubblico del Sole che ha consumi culturali. Ho tenuto tanto ad avere una rubrica del cardinale Gianfranco Ravasi che abbiamo intitolato ‘Breviario’. Grande rilievo ha anche la veste grafica con un’impaginazione che prende forza dal disegno e dalla fotografia.
Prima – Ha cambiato anche il responsabile del domenicale?
R. Napoletano – La responsabilità  di Domenica l’ho assegnata ad Armando Massarenti, un filosofo epistemologo, che era già  responsabile delle pagine di scienza e filosofia del supplemento.
Prima – La domenica esce anche Nòva nella nuova versione meno web-centrica.
R. Napoletano – La mia idea per Nòva è che continui a portare avanti il dibattito che ruota intorno ai temi dell’innovazione – di cui la prima firma è Luca De Biase che ne è stato il fondatore – introducendo però anche l’informazione che si rivolge all’impresa e al consumatore sempre secondo i canoni della cultura di servizio che contraddistinguono il nostro giornale. Per questo ne ho affidato la responsabilità  a Fernanda Roggero. Il lettore del Sole vuole sapere come l’innovazione può essere applicata all’impresa, quali sono i vantaggi a breve e a lungo termine, dove trovare gli appalti di gara con i fondi che possono finanziare questi progetti. Il consumatore ha bisogno di essere aiutato nella scelta dei prodotti e devo sapergli offrire informazioni su prestazioni, tempi di vita, prezzo, eccetera: elementi che Nòva non dava. La risposta alla nuova edizione è stata buona anche dal punto di vista pubblicitario, un fatto che di questi tempi non è da sottovalutare. Adesso stiamo studiando come sviluppare al meglio il prodotto sul nostro sito Internet con spazi dedicati a questo genere di informazione mentre puntiamo anche sulle nuove applicazioni. Nella speranza che questo sia un modo di avvicinare un pubblico di lettori più giovane che non frequenta il quotidiano.
Prima – Che cosa avete di nuovo? Cosa state preparando?
R. Napoletano – Tra i nuovi progetti ci sono due prodotti settimanali che dovrebbero aggiungersi a Plus24, il settimanale di finanza e risparmio in edicola il sabato, e a   Casa24 Plus, che ha debuttato in edicola a giugno e che ci sta dando notevoli soddisfazioni. Lo cura Paola Bottelli, uno dei gioielli della nostra redazione e grande esperta di moda. E proprio con lei stiamo ragionando su un nuovo prodotto, sempre sul format dei Plus, dedicato all’industria della moda, del tessile e del lusso. Invece è deciso il lancio di Plus24Lavoro che sfrutterà  tutte le sinergie possibili con il nostro sito Internet. Il progetto più ambizioso però è quello di un nuovo dorso quotidiano, in edicola dal martedì al venerdì, che si chiama ‘Impresa & Territorio’; sarà  il giornale della manifattura, e pracconteremo la vita delle imprese, il loro rapporto con il territorio e lo scenario competitivo in cui si misurano.
Prima – Anche il sito ha avuto una accelerata significativa per pagine e utenti.
R. Napoletano – Non voglio fare la parte del presuntuoso ma da subito avevo detto che era fondamentale riportarlo nell’alveo informativo del quotidiano, mentre era stata fatta una scelta di posizionarlo tra i siti dei grandi quotidiani generalisti. Adesso invece è una brillante estensione della nostra potenza informativa. A luglio e ad agosto abbiamo superato del 60% i contatti dello scorso anno con i temi della manovra. Internet è una gamba fondamentale per trovare nuovi lettori così come lo sono Radio 24 e l’agenzia Radiocor, realtà  forti sul mercato per qualità  e autorevolezza assolutamente sinergiche con il prodotto cartaceo. Con Fabio Tamburini, che è il direttore di entrambe, conduciamo un gioco di squadra. È che il Gruppo Sole è un vero sistema.

Intervista di Alessandra Ravetta

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