Jobs, Neil Joung rivela: il papà  dell’iPod ascoltava vinile

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mante di Dylan intimamente contrario al “baratto qualità /prezzo”
Roma, 1 feb. (TMNews) – E’ profonda convinzione di Neil Young che – nonostante la convenienza di formati moderni come l’MP3 (che contengono “solo il 5%” dei dati creati in uno studio discografico) – la nuova sfida sia arrivare a un formato digitale per la musica fedele “al 100%”. Ma per via della pesantezza dei file uno strumento di riproduzione simile sarebbe in grado di contenere al massimo 30 cd, e ogni canzone ci metterebbe 30 minuti per essere scaricata. “Ne ho parlato con Steve, ci stavamo lavorando” ha assicurato Young. Poi Jobs e’ morto in ottobre per un cancro al pancreas.
Secondo il biografo ufficiale, Walter Isaacson (autore di ‘Steve Jobs’, Mondadori 2011) il guru informatico era un amante della musica anni Sessanta. Colleziono’, fra l’altro, tutte le registrazioni live di Dylan del periodo elettrico (1965-1966).
Della sua discoteca sono rimasti anche sette Lp dei Beatles e sei album degli Stones. Ma erano le “parole di Dylan a scatenare gli accordi del pensiero creativo” come ha raccontato al biografo Steve Wozniak, co-fondatore di Apple.
Sempre secondo Wozniak, Jobs ha sempre sperato che si facesse largo un mercato di “ragazzi un po’ piu’ benestanti” che pretendessero musica di maggiore qualita’ all’ascolto. Un’altra fonte, il giornalista Walt Mossberg ha confermato che Jobs si diceva spesso sorpreso che, con la musica “le persone avessero barattato la qualita’ per il prezzo/convenienza al livello che sono arrivate a fare”.