Pisapia ti teniamo d’occhio! – Intervista a Giovanni Morandi, direttore del Giorno (Prima n. 422, novembre 2011)

Pisapia ti teniamo d’occhio!
Giovanni Morandi, direttore del Giorno, che ha nelle cronache locali il proprio punto di forza, non lesina sforzi per seguire le mosse della nuova amministrazione di Palazzo Marino e registrare gli umori dei milanesi
Se non fosse per il silenzio assoluto interrotto dal gocciolio di una fontanella zen, sembra quasi di essere protagonista del vecchio spot della Cynar, quello con Ernesto Calindri seduto a una tavolino al centro di un incrocio con le auto che lo schivano appena. Infatti, l’ufficio tutto vetri del direttore del Giorno, Giovanni Morandi, è piazzato al primo piano di un edificio a ridosso di due tra le più trafficate strade milanesi, corso Buenos Aires e via Stradivari. E siamo all’ora serale di punta. Abbassate le tapparelle, interrotti i fasci abbaglianti dei fari, Morandi ironizza: “Come vede tutti i milanesi possono vedere cosa c’è all’interno del Giorno”. Fiorentino, 61 anni, è a Milano dal 2006 e dice di apprezzare questa città , anche se appena può se ne torna in riva all’Arno. Un pendolarismo che ne fa un eccellente osservatore di due esperienze politiche locali – le amministrazioni comunali di Giuliano Pisapia e di Matteo Renzi – che hanno contribuito in diversi modi a ridare vigore a una sinistra negli ultimi anni un po’ troppo esangue in fatto di idee e di entusiasmi. “Sono due esperienze della sinistra diverse, anche se in tutte e due coesistono elementi di conservatorismo e di riformismo”, afferma Morandi. “Renzi lo vedo molto riformatore nella volontà  e nelle intenzioni. Mentre molti lo ritengono poco riformatore e molto conservatore nei contenuti, tanto che nei sondaggi pare che sia gradito nell’elettorato di destra più che in quello di sinistra. Non so se sia proprio così. Fatto sta che, in una città  di sinistra come Firenze, Renzi va indigesto”.
Prima – Eppure i fiorentini l’hanno votato loro sindaco.
Giovanni Morandi – Sì, ma già  si sono pentiti. Anche se ciò può derivare da un atteggiamento tipicamente fiorentino: qualunque cosa a noi non va mai bene. Paradossalmente, l’accusa che gli fanno è di essere troppo fiorentino, cioè di essere un po’ furbetto. Comunque, Renzi è interessante, perché almeno in termini di apparenza si presenta come un uomo di rottura. Con quell’espressione, infelice, di ‘rottamatore’ cerca di rompere gli schemi all’interno del Pd. Non è un caso che la nomenklatura non lo ami. Personalmente credo che il Paese abbia bisogno di una grande svolta, a destra e a sinistra.
Prima – Sembra un invito al centro da parte di un moderato.
G. Morandi – Credo, al contrario, di essere uno che guarda sempre con ottimismo a tutto ciò che è nuovo. È un’inclinazione di carattere. Ritengo, quindi, che siano necessari grandi cambiamenti in tutti gli schieramenti. A destra per i ben noti motivi. A sinistra, anche qui è palese, c’è una crisi di rappresentanza e anche di contenuti. In generale c’è una grande difficoltà  ad adeguarsi ai cambiamenti che piovono addosso all’improvviso anche a chi, come noi, fa mestieri che ci dovrebbero vedere abbastanza attenti in posizioni favorevoli. Può piacere o no, ma Renzi è un fenomeno nuovo, molto interessante dal punto di vista giornalistico. Il personaggio è ambizioso, veloce di testa – risponde sempre a tono. Leggevo sul Corriere della Sera l’intervista di Massimo Mucchetti al professor Guido Rossi che, con molta sufficienza, metteva in paragone Renzi con i suoi laureati… Si può fare gli snob, ma bisogna anche cercare di capire se e perché uno riesce a parlare al cuore delle persone. Il problema italiano è più politico che finanziario. Ci vogliono figure che diano dignità  alla rappresentanza delle aspettative, a quelle di sinistra e a quelle di destra.
Prima – Lei è il direttore del Giorno che fa della cronaca di Milano, del suo hinterland e della Lombardia il suo punto di forza, e sta seguendo con attenzione le mosse della nuova giunta del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, esperienza che da sinistra si vorrebbe esportare come possibile modello.
G. Morandi – Pisapia è un uomo che ha corso tanto nella vita e che ora ha assunto un passo più lento. L’esperienza passata gli ha consentito di ‘farsi il fiato’ e di capire quando è il caso di cambiare ritmo. Infatti, ha acquistato più attenzione alle cose. Anche per questo ha un gradimento trasversale. Come Renzi, ma per diverse ragioni. È una figura meno nuova: un avvocato affermato, una lunga esperienza nella sinistra ed è stato parlamentare, è passato da Rifondazione comunista… E anche con il bagaglio dei sogni riposti di questa sinistra, oggi si muove con un notevole pragmatismo. Almeno nelle intenzioni, perché dobbiamo ancora vedere nel concreto che cosa sarà  capace di fare. Renzi è un punto interrogativo, Pisapia no.
Prima – Dopo le elezioni di fine maggio si è fatto un gran titolare sul vento nuovo che avrebbe investito Milano.
G. Morandi – Obiettivamente è in corso una manovra per far cambiare Milano. Nello stesso tempo sento con una certa tenerezza – me lo faccia dire – alcuni, soprattutto i più giovani, sostenere che è già  tutto cambiato, che la città  è irriconoscibile rispetto a qualche mese fa. Temo che in gran parte dell’elettorato della sinistra si scambi una percezione, un desiderio, per la realtà . Diciamo la verità : i risultati devono ancora vedersi. Certamente subito dopo le elezioni il cambiamento era visibile: le vie si erano colorate dell’arancione dei sostenitori di Pisapia. Ora siamo tornati alla normalità .
Prima – E Il Giorno cosa fa?
G. Morandi – Ascoltiamo soprattutto i milanesi. Quando i loro umori politici sono cambiati, abbiamo dimostrato di non avere alcun pregiudizio ideologico nei confronti della nuova giunta della città , che più che ideologia deve produrre risultati amministrativi. E Pisapia ha rivolto un primo saluto non formale ai milanesi proprio dalle colonne del nostro giornale. Fin dall’inizio siamo stati molto attenti alle mosse della nuova amministrazione. Arriva sempre un momento in cui chiedi conto delle cose fatte e di quelle da fare. Sempre pronti a smentirci il giorno dopo, rispetto ai nostri giudizi. Noi, tra l’altro, cerchiamo da tempo di uscire dal tran tran politico e di affrontare i problemi concreti. Per esempio, abbiamo sottolineato la scelta del sindaco di eliminare le ronde dell’esercito dalle strade cittadine, nella quale si è potuta cogliere una impronta un po’ ideologica di sinistra. Anche se, a sorta di compensazione, in Stazione centrale ora si nota una presenza più massiccia di polizia. Comunque, finora grandi scontri in consiglio comunale non se ne sono visti. Solo schermaglie…
Prima – Più battagliera si mostra l’opposizione sulla decisione di irrigidire l’Ecopass, generalizzando il pagamento per entrare nel centro cittadino. Anche Il Giorno l’ha criticata.
G. Morandi – Innanzitutto non si è capito se sia un provvedimento per l’ambiente o per procurarsi risorse finanziare. Tutte e due le soluzioni sono legittime, ma bisogna decidere di conseguenza anche rispetto a esenzioni e sconti. Comunque, sul problema dell’Ecopass, abbiamo provato a muoverci in maniera un po’ diversa. Abbiamo fatto parlare gli assessori e i rappresentanti dell’opposizione e, poi, accanto all’ipotesi della giunta e a quella della minoranza abbiamo messo sul piatto anche quella del Giorno. Cercando di interpretare le richieste dei commercianti e dei residenti del centro, ritenevamo non fosse giusto applicare loro un nuovo balzello. Inoltre ritenevamo sbagliato contrapporre i milanesi ai pendolari. Alla fine, l’amministrazione ha deciso di costituire da metà  gennaio la cosiddetta ‘Area C’, respingendo in pratica le nostre richieste, come abbiamo specificato ai nostri lettori. Noi diamo conto ai lettori dei risultati che otteniamo su questioni concrete. Convinti che il giornale ascoltando i milanesi possa supplire alla crisi di rappresentanza che tutti lamentano.
Prima – Eppure, Milano è tutto un fiorire di comitati cittadini, in prima fila quelli che hanno sostenuto la campagna di Pisapia, favorevoli a un governo partecipato della città . Riunioni e consultazioni a cui partecipano anche molti degli assessori e lo stesso sindaco.
G. Morandi – Premesso che governare comporta la scomodità  di dover poi scontentare qualcuno, non percepisco molto il risultato di queste consultazioni sul territorio, se guardo ad esempio l’arrabbiatura degli abitanti della zona dei Navigli che, senza alcuna informazione, si sono visti prorogare da un giorno all’altro l’isola pedonale estiva per la movida. Ma è anche vero che del fenomeno dei comitati se ne sente sempre più parlare. Del resto avverto che c’è un risveglio della partecipazione politica in una città  che già  registra l’impegno di un gran numero di cittadini nel volontariato. Sono realtà  che in molti casi già  esistevano a livello di quartiere. Ma non è un fenomeno così visibile – devi esserci un po’ dentro – che passa attraverso circuiti una volta ignorati e che, ora, vengono ascoltati. Anche se non quanto vorrebbero, come è emerso in un’inchiesta che abbiamo fatto.
Prima – Che ne salta fuori?
G. Morandi – Una realtà  interessante, fatta soprattutto da professionisti, insegnanti, genitori impegnati nelle scuole, membri di associazioni del consumo critico e ambientalisti. I giovani sono pochi. Non tutti hanno fatto esperienze politiche in precedenza. C’è anche gente che non votava da 25 anni. I loro pareri su questa prima parte del nuovo governo della città  sono frastagliati. Ne viene fuori un Pisapia in certi casi persino idealizzato come modello di austerità . Ma non mancano le critiche. Abbiamo fatto questa inchiesta per misurare quale fosse il grado di sintonia tra amministrazione comunale e i comitati che hanno notevolmente contribuito al successo elettorale del nuovo sindaco.
Prima – Le motivazioni che hanno portato al loro impegno rimangono?
G. Morandi – Certo. Loro vorrebbero una maggiore comunicazione da parte di Palazzo Marino. Riconoscono loro stessi che la cosiddetta democrazia partecipativa è una bella gatta da pelare. E non nascondono il disagio registrato in occasione dell’aumento del prezzo del biglietto dei trasporti pubblici, soprattutto per il metodo adottato. Gradita, invece, la linea scelta sull’Expo, per il senso di responsabilità  e di concretezza dimostrato dal sindaco. Ed è stata apprezzata anche la decisione di rivedere il piano generale del territorio, andando a verificare i numerosissimi emendamenti, in parte di natura politica, che erano stati messi da parte dall’amministrazione precedente. Per quanto riguarda l’organizzazione, i comitati sono un po’ naive: quello di via Padova, la strada ad alta densità  di residenti stranieri, diventata famosa per alcuni scontri etnici, si riunisce in un bar, il Ligera.
Prima – Loro reclamano una sede.
G. Morandi – Io gli auguro di rimanere sempre lì. Se incominciano ad avere una sede, un telefono e delle poltrone si trasformano in partito. Meglio stare sul marciapiede. Il discorso del passaparola serve. È un efficace strumento per creare consenso, anche politico. E non dimentichiamo il web, che lega tutto e che hanno dimostrato di saper usare molto bene.
Prima – A Milano voi puntate molto sulle notizie dai quartieri. Pagano più di quelle sul Palazzo?
G. Morandi – Dipende da come affronti il Palazzo. Se ne diventi il portavoce, fai morire di noia i lettori. Mentre può saltar fuori qualche cosa di interessante se racconti ciò che vedi. Non ho pregiudizi sul Palazzo. In ogni caso, la grande fortuna è avere Milano attorno. Ti dà  tutto quello che puoi chiedere come giornalista. Lasciamo perdere Roma per la politica, ma qui c’è davvero tutto. Certo, puoi raccontarlo se sei capace di vederlo. Milano è una città  che continua a proporsi.
Prima – Negli ultimi mesi avete investito molto anche su Sesto San Giovanni e sul caso di Filippo Penati, l’ex presidente della Provincia di Milano ed ex sindaco di un’area di grande diffusione del Giorno, al centro di una storiaccia di corruzione.
G. Morandi – Sul caso Penati ce l’abbiamo messa tutta, dando più di altri. A parte la giudiziaria e le interviste ai protagonisti, abbiamo tradotto la vicenda in dibattito politico. Quindi, siamo stati presenti a tutte le varie riunioni del Pd e dei cittadini sestesi. E siamo sempre stati molto accurati nell’informazione senza eccedere nei toni. Del resto anche nei focus di una recente indagine Eurisko è emersa l’obiettività  del Giorno e la sua mancanza di faziosità . Lo ritengo un grande merito in un momento in cui tutti si sono messi a fare il giornale partito. Ciò non significa che ci tiriamo indietro, come dimostrano le campagne che stiamo facendo su abusi edilizi e scempi ambientali che chiamano in causa la Regione. Mi riferisco al prosciugamento del torrente nel famoso Orrido di Bellano e a una cava vicino alla bellissima abbazia romanica di Civate, a Lecco. Vogliono, infatti, cedere a una multinazionale un’area boschiva per trasformarla in cava, che deturperà  l’ambiente. E noi siamo i soli a strillare su queste cose.
Prima – A capo della Regione Lombardia c’è Roberto Formigoni, che ha una gran voglia di trovare spazio a livello nazionale.
G. Morandi – Sì, mentre Pisapia viene considerato ormai una voce autorevole della sinistra, ma per fortuna ha la sola aspirazione di cercare di far bene il sindaco, Formigoni, all’ennesima legislatura come governatore, è sempre lì sul nastro di partenza per cambiare mestiere. Freme, certamente.
Prima – Il Corriere della Sera ha riscoperto la Lombardia e, dopo le edizioni di Brescia e Bergamo, pensa di dedicarne una anche a Monza.
G. Morandi – Mi pare di capire che al Corriere piaccia la formula del Giorno.
Prima – Battute a parte, non la preoccupa un impegno così deciso di una corazzata del genere?
G. Morandi – Noi con il Corriere ci conviviamo da sempre. Ci impegna in una gara di idee, più che di muscoli. Noi puntiamo molto sulle idee: se loro ci fanno lo stesso gioco, noi cerchiamo di spostarci per farne un altro.
Prima – Quindi, a che novità  pensate?
G. Morandi – Mah. Sono ancora solo idee: l’intenzione sarebbe di rafforzare la zona di Pavia. Vedremo… Intanto spingiamo su Internet dove stiamo facendo delle ottime cose con indici di incremento a doppia e anche a tripla cifra. È conseguenza dell’accordo sindacale che ha permesso una riorganizzazione delle redazioni anche a livello periferico che riguarda le nostre 14 edizioni.
Prima – Lei è il direttore che siede sulla poltrona del Giorno più a lungo da quando, nel ’97, la testata è stata acquisita dal gruppo Riffeser Monti.
G. Morandi – Sono il terzo nella storia del Giorno, dopo Pietra e Afeltra. E dire che non ci avrei mai pensato.
Prima – Come dire che c’è arrivato per caso alla direzione?
G. Morandi – Facevo l’inviato e tornavo da San Pietroburgo, quando ricevo la telefonata del direttore del Resto del Carlino, ora parlamentare, Giancarlo Mazzuca, che mi invita ad andare da lui il giorno dopo. Ci vado, Mazzuca sta per parlarmi quando riceve una telefonata. Sento che dice: “Sì, sì, è qui da me”. Poi, riattaccato il telefono, si mette a ridere: “Ti avevo chiamato per proporti di fare il responsabile degli esteri, ma adesso l’editore mi ha detto che vuol farti fare il direttore del Giorno”.
Prima – Beh, non le è andata male…

Intervista di Carlo Riva

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