La bruciante passione del notaio Marchetti – Intervista a Piergaetano Marchetti, presidente di Rcs MediaGroup (Prima n. 422, novembre 2011)

La bruciante passione del notaio Marchetti
È la Fondazione Corriere della Sera di cui è presidente, protagonista di un’intensa attività  editoriale per valorizzare l’archivio del quotidiano e di iniziative culturali che spesso fanno arrivare a Milano grandi nomi della scena internazionale
Basta ascoltarne la voce e seguirne attentamente il ragionamento per capire che la Fondazione Corriere della Sera è la sua grande, vera, bruciante passione. Piergaetano Marchetti, notaio milanese di fama, professore alla Bocconi di diritto commerciale, autore di numerose pubblicazioni in materia di privatizzazioni, disciplina della concorrenza, diritto societario, mercati mobiliari, diritto industriale oltre che di vari saggi in tema di imprese editoriali e concentrazioni nel settore della stampa, è – last but not least – presidente di Rcs MediaGroup, che poi è l’editore del Corriere della Sera.
E dal 2004, anno in cui ha varcato le soglie dell’azienda, Marchetti è anche presidente della fondazione omonima. Organismo questo particolarmente vivace, protagonista di iniziative culturali che spesso fanno arrivare a Milano grandi nomi della scena internazionale. Intensa anche l’attività  editoriale che mira, come qui ci spiega lo stesso professor Marchetti, alla valorizzazione di uno degli archivi più interessanti e spesso inediti del nostro patrimonio culturale e politico. Ben 42 sono i volumi già  dati alle stampe, con testi di grandi firme del giornale di via Solferino: da Luigi Einaudi a Luigi Albertini, da Dino Buzzati a Emilio Tadini, da Gio Ponti a Tommaso Padoa-Schioppa. Tre le collane editoriali: ‘Le carte del Corriere’, ‘Il Corriere racconta’ e ‘Terza pagina’. A questa produzione viene ora ad aggiungersi l’imponente ‘Storia del Corriere della Sera’ (ogni volume conta ben 500 pagine) a cura di Ernesto Galli della Loggia.
Prima – Professor Marchetti, come è nata l’idea di affidare a un team di autorevoli storici lo studio della vita del giornale che ha contribuito a costruire la vita del nostro Paese?
Piergaetano Marchetti – Quando sono arrivato in fondazione nel 2004, mi interrogai sul problema di una storia del Corriere della Sera. Certo, altri avevano già  scritto su questo argomento, ma a me interessava approfondire quella straordinaria vicenda sapendo di avere a disposizione un archivio altrettanto straordinario. Parlammo a lungo del progetto con Stefano Folli e Paolo Mieli, i direttori che si sono a quel tempo avvicendati, e alla fine decidemmo di affidarne il coordinamento al professor Ernesto Galli della Loggia. Individuammo anche gli altri storici che avrebbero potuto contribuire a disegnare questo imponente affresco, da Angelo Varni, ordinario di storia contemporanea a Bologna e direttore della Scuola superiore di giornalismo, a Simona Colarizi, professoressa di storia contemporanea alla Sapienza ed esperta del periodo giolittiano, a Giovanni Belardelli, professore di storia delle dottrine politiche a Perugia, e naturalmente allo stesso professor Galli della Loggia.
Prima – Ognuno dei quattro cofanetti contiene non solo un testo poderoso sul periodo preso in considerazione e firmato dagli storici che lei ha appena citato, ma anche un volume di documenti la cui cura è stata affidata a dei giovani storici.
P. Marchetti – In effetti abbiamo pensato che potesse essere di vero interesse selezionare e raccogliere i documenti che facevano riferimento al periodo studiato. In futuro questa parte documentale potrebbe essere editata a parte, consegnata cioè a una produzione su dvd oppure on line, perché si tratta di materiale di altissimo interesse non solo per gli storici.
Prima – Qual è il senso di questa iniziativa per la fondazione? È solo un gesto di generosità  culturale, di gusto rievocativo o è qualcosa di più importante e meno transitorio?
P. Marchetti – Direi che questa iniziativa si inserisce in un filone di impresa che ormai può considerarsi legittimamente robusto. Negli Stati Uniti la storia dell’impresa interessa non solo i professori di storia, ma le imprese stesse che possiedono brand noti. C’è insomma un interesse culturale autentico, profondo. Ripercorrere la storia del Corriere significa ripercorrere quella dell’Italia dal punto di vista di una borghesia liberal-democratica.
Prima – Salvo la parentesi fascista.
P. Marchetti – È naturale! Anche se per quel che riguarda il periodo fascista ci saranno molte cose da dire e da sapere. L’iniziativa è poi interessante anche sotto il profilo di storia del giornalismo perché il Corriere può vantare molti primati di innovazione: fu infatti il primo a mandare corrispondenti all’estero e il primo a lanciare supplementi come La Domenica del Corriere, il Corriere dei Piccoli, La Lettura. Può quindi legittimamente considerarsi l’antesignano – con un secolo di anticipo su tutti gli altri – di quello che poi è diventato un fenomeno condiviso da tutto il mondo editoriale. E, ripeto, quest’operazione ha un interesse anche sotto il profilo aziendale. Mi spiego: la forza di un gruppo editoriale come il nostro consiste nel suo brand. Il che significa che il suo valore è nella sua credibilità  e nella sua autorevolezza. Ma credibilità  e autorevolezza si formano con il tempo e sono il risultato di lunghi cammini. Ecco allora la necessità  di ripercorrere la nostra storia.
Prima – Si può dire che quest’opera rappresenti in qualche modo l’esemplificazione, la sintesi della missione della fondazione?
P. Marchetti – In un certo senso sì: è una sintesi ma, badi bene, questo non vuol dire che ne esaurisca la missione. La fondazione ha come driver della propria missione la cura, la ricostruzione e la messa in ordine dei propri archivi storici, ma altresì anche quello di farne conoscere i contenuti.
Prima – Avete in cantiere altre iniziative simili?
P. Marchetti – È in uscita un’opera sulla critica letteraria così come è stata rappresentata dalla terza pagina del Corriere della Sera. Ma la fondazione svolge un’attività  di cultura militante in senso lato: organizza incontri e dibattiti, l’ultimo dei quali – in ordine di tempo – sui cattolici e la politica. L’anno scorso per i 150 anni dell’Unità  d’Italia la fondazione ha organizzato un ciclo di lezioni di storia e una mostra al Piccolo Teatro. Per il lancio del nuovo supplemento del Corriere, La Lettura, una mostra e una serata teatrale al Parenti.
Prima – Gli incontri non sono solo destinati ai milanesi visto che si possono seguire anche in streaming su http://fondazionecorriere.corriere.it/.
P. Marchetti – In effetti la presenza on line entra ormai a pieno titolo tra le attività  della fondazione, che raggiunge mediamente 4mila spettatori web ogni incontro. Quest’anno abbiamo in programma un’altra serie di appuntamenti sul tema della globalizzazione. Questo per ribadire il concetto che la ‘Storia del Corriere’ rappresenta sì una sintesi della nostra attività  ma, e mi piace ribadirlo, non ne esaurisce certo la missione.

Intervista di Daniele Scalise

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