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Siamo alla post televisione – Intervista a Sandro Parenzo, l’editore del gruppo Mediapason (Prima n. 422, novembre 2011)

Siamo alla post televisione
[1]Dice Sandro Parenzo, l’editore del gruppo Mediapason – socio e sodale di Michele Santoro nell’avventura di ‘Servizio Pubblico’ – convinto che la caduta di Berlusconi “romperà  il monopolio della raccolta pubblicitaria” e che “per la ripartizione delle risorse sarà  necessaria la mediazione di un’autorità  antitrust perché chi parte da una posizione dominante non farà  mai crescere la concorrenza”.
“Non lo so se vi rendete conto di quello che avete combinato giovedì scorso. Praticamente avete fatto nascere una nuova televisione che è diventata la terza tivù del Paese quella sera. E ne avete fatto nascere un’altra della stessa potenza sul web”. Ha aperto così Michele Santoro la seconda puntata di ‘Servizio Pubblico’. “Possono fregare tutti i ripetitori che vogliono, come hanno fatto ieri sera a Bergamo, ma è difficile che questa volta ci possano ridurre al silenzio, perché il Paese sta cambiando”, ha aggiunto il conduttore riferendosi al furto dei ripetitori di Telelombardia, il cui editore, Sandro Parenzo, è tra i principali promotori dell’avventura iniziata il 3 novembre nello scenografico cantiere allestito allo Studio 3 di Cinecittà .
“Questa operazione può essere la serra da cui prende vita un polo alternativo forte”, dice Parenzo, alla guida del network di emittenti territoriali che ha permesso a Santoro di andare in onda e registrare ascolti che hanno cambiato la geografia dell’audience. Record su record. La prima puntata, secondo i dati della concessionaria di pubblicità  Publishare guidata da Matteo Sordo (che ha fatto il pieno anche nella raccolta pubblicitaria), ha avuto una share media del 9,37% con picchi del 17,55% catapultando il nuovo circuito al terzo posto tra le televisioni più viste del Paese, dopo Raiuno e Canale 5. Un risultato di audience che sfiora il 12% (11,87%) se si considera il contributo di Sky. Un successo confermato nella seconda puntata del 10 novembre, segno che il fenomeno si sta trasformando in abitudine, sta mettendo radici nei comportamenti dei telespettatori italiani: 2.633.000 spettatori con una share del 10,42%.
Alla riuscita dell’ultima operazione di Santoro – come dei precedenti eventi one-shot ‘Raiperunanotte’ e ‘Tutti in piedi’ – Sandro Parenzo ha dato un contributo operativo determinante nel triplice ruolo di editore di Telelombardia (e capo del gruppo Mediapason), di concessionario in quanto azionista della concessionaria Publishare (in società  con Radio e Reti) e di produttore come socio della casa di produzione Zerouno Studio (insieme all’editrice del Fatto Quotidiano e all’associazione Servizio Pubblico). “Come rischi, non mi sono fatto mancare niente anche se sono convinto che a rischiare di più sia proprio chi dovrebbe fare servizio pubblico e non lo fa”, dice Parenzo.
Prima – Si dice che chi non risica non rosica e i risultati vi stanno ampiamente premiando.
Sandro Parenzo – Sono contentissimo certo! Anche se sono convinto che i nostri dati Auditel siano sottostimati perché la somma di ogni singola emittente non corrisponde al reale valore nazionale. Regione per regione ci sono almeno un paio di meter di differenza, il che cambia non poco il dato d’ascolto complessivo. Diciamo che siamo sottostimati del 10% circa.
Prima – Esistono due precedenti operazioni che sono in qualche modo paragonabili a quella messa in piedi per ‘Servizio Pubblico’ e che sono riuscite a coordinare le trasmissioni di una vasta rete di emittenti locali e areali: ‘Zona Franca’ di Gianfranco Funari, la cosiddetta ‘Telepannocchia’ di inizio anni Novanta, e la partita del 1992 Inter-Sporting Lisbona. In entrambe lei è uno dei protagonisti.
S. Parenzo – Sono tre situazioni molto differenti. Funari era in epoca analogica quindi non paragonabile a ‘Servizio Pubblico’. Oltretutto a quell’epoca non avevo ancora Telelombardia per cui agivo solo come produttore. Per quanto riguarda la partita di calcio, il suo enorme successo è dovuto al particolare passaparola dei tifosi che finiscono per sapere sempre tutto quello che riguarda le loro squadre. Santoro invece è un caso molto diverso. Certamente c’era grande attesa per il suo ritorno in tivù, ma bisognava riuscire a comunicare a un pubblico abituato da anni e anni di ‘Annozero’ a trovarlo il giovedì sera su Raidue, dove andarlo a cercare. È stato questo l’elemento che ci ha messo addosso più ansia. Poi però il successo che ha riscosso la prima puntata ci ha tranquillizzato parecchio dimostrando che in televisione ci si comporta come quando si vuole andare al cinema: si decide quale film vedere e poi si cerca la sala dove viene proiettato. E non è detto che sia il cinema sotto casa.
Prima – Sta dicendo che l’operazione è riuscita perché strettamente legata alla popolarità  di Michele Santoro, e senza di lui non è ripetibile?
S. Parenzo – Non credo che questo consorzio di emittenti possa essere la base per un nuovo network. Le emittenti su cui stiamo trasmettendo ‘Servizio Pubblico’ hanno una composizione eterogenea, esperienze e programmazioni anche molto diverse. Non è quindi da queste stazioni che può nascere un polo tivù alternativo e tantomeno un nuovo circuito, visto che non ho mai creduto in questa formula. Con Telelombardia siamo ancora la prima televisione territoriale d’Italia proprio perché non ho mai aderito a iniziative come Odeon o 7 Gold. Se lo avessi fatto saremmo spariti.
Prima – Quindi la fine di ‘Servizio Pubblico’ segnerà  anche la fine di un’esperienza televisiva capace di competere con le principali reti nazionali?
S. Parenzo – Sono convinto che Michele Santoro possa essere la locomotiva di un nuovo canale televisivo nazionale. Mettendo assieme le nostre esperienze completiamo a 360 gradi il kit necessario per fare bene la televisione. Santoro è un uomo di contenuti, è in grado di produrre le cose più interessanti della televisione italiana di oggi. Noi invece siamo uomini di distribuzione, di pubblicità , di prodotto e siamo capaci di fare trasmissioni con qualsiasi tecnologia, satellite e digitale terrestre. Tutto questo può essere la base di qualcosa di nuovo che però non si chiama più ‘Telesogno’ o ‘Terzo polo’, ma ‘Post-televisione’. Noi ne siamo una componente importante a cui per completarsi manca la Rete. Con ‘Servizio Pubblico’, però, abbiamo appena capito che la parte web e lo streaming possiamo metterli in piedi con una certa facilità .
Prima – Internet conta davvero o è ancora un peso leggero rispetto alla televisione? Matteo Sordo, il capo della vostra concessionaria Mediapason, ha detto che non è corretto paragonare i contatti tivù e quelli web perché hanno caratteristiche e valori molto diversi.
S. Parenzo – Il successo di Santoro prende origine dal mix di televisioni satellitari, territoriali e Rete. È un prodotto omogeneo, fatto di cose diverse in cui il web ha portato un importante contributo. A cominciare dal pubblico che in buona parte è più giovane della media dell’audience televisiva.
Prima – Quello giovane è anche il target più distante dalle televisioni areali.
S. Parenzo – In effetti il fenomeno per noi è molto interessante: con Santoro ci è entrato un pubblico che normalmente non abbiamo.
Prima – Ci si può lavorare?
S. Parenzo – Certamente, avendo in mano contenuti di questo tipo. È un mix complicato.
Prima – Ci aiuti a capire meglio cos’è la ‘post televisione’.
S. Parenzo – Questo è un Paese dove non è stata applicata nessuna regolamentazione. In qualsiasi altro Paese occidentale non sarebbe stato possibile che un solo soggetto con in mano uno smisurato potere politico organizzasse in questo modo il sistema pubblicitario. Sono straconvinto che la caduta di Berlusconi rompa il monopolio della raccolta pubblicitaria perché le risorse devono essere ripartite. Una ripartizione che deve passare attraverso la mediazione di un’autorità  antitrust poiché è chiaro che chi parte da una posizione dominante non farà  mai crescere la concorrenza. Tant’è che il gruppo Fininvest ha sempre agito offrendo pubblicità  a prezzi stracciati e quindi massacrando la concorrenza. Una cosa possibile solo in Italia. Se il nostro Paese cambierà  in senso democratico, la prima cosa che deve saltare è questo meccanismo perverso, la prima legge da fare è la regolamentazione dei monopoli. In particolare quello della raccolta pubblicitaria in televisione perché oggi la Rai, che è plafonata e non può fare più di tanto, e Mediaset sono finti concorrenti e non lasciano spazio a nessun altro.

Intervista di Roberto Borghi