GOOGLE COME D.HOUSE, ULTIMA FRONTIERA DIAGNOSI DIFFICILI

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RICERCA SVELA COME HA GIA’ AIUTATO A TROVARE SOLUZIONI

(ANSA) – ROMA, 6 FEB – Il motore di ricerca Google si prepara a sbarcare nelle corsie degli ospedali per aiutare i medici a venire a capo dei casi più difficili. Google, come descritto in uno studio di un gruppo di ricercatori australiani, ha infatti ‘azzeccato’ 15 diagnosi su 26 casi-rompicapo, pubblicati sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine. E’ plausibile che il nuovo “valido aiuto”, come l’hanno definito gli autori dello studio pubblicato sul British Medical Journal, non assuma le sembianze dell’enigmatico Dr. House della tv, al quale capitano soprattutto casi di malattie rarissime, ma di certo ne avrà  le competenze. Secondo i calcoli degli scienziati, un dottore dovrebbe immagazzinare 2 milioni di nozioni per avere immediatamente la capacità  di giungere ad una diagnosi esatta di fronte ai sintomi più disparati. Di fronte a tale necessità , il motore di ricerca supera di gran lunga l’essere umano offrendo immediato accesso a oltre tre miliardi di pagine mediche ricche di ricerche, pubblicazioni, articoli, siti, forum e blog. Sfruttando questa mole di dati il team del Princess Alexandra Hospital di Brisbane, nel Queensland, ha selezionato da tre a cinque parole chiave da inserire nel motore di ricerca per ognuno dei 26 casi tratti dal NEMJ. Ha poi registrato le tre diagnosi emerse dalla ricerca che apparivano più probabili e infine ha scelto quella apparentemente più rispondente ai sintomi descritti. Una volta controllata l’effettiva diagnosi, sul NEMJ è emerso che 15 casi su 26 erano stati risolti grazie a Google. Tra le patologie (giuste) individuate c’era il morbo di Creutzfeldt-Jakob (CJD), la sindrome di Cushing e il disturbo auto-immune noto come sindrome di Churg-Strauss. Hangwi Tang, coordinatore dello studio, ha promosso il motore di ricerca a “valido aiuto” ma ha ammesso che, oltre al lavoro di Google, servirebbe anche un “esperto utilizzatore” in carne e ossa, qualcuno che ‘digerisca’ l’enorme quantità  di informazioni prodotte dal programma. Il timore è che i dottori non riescano a stare al passo con la crescita esponenziale delle informazioni mediche in Rete. Quindi, oltre alle macchine e ai software, già  piuttosto diffusi negli ospedali, occorre una particolare formazione per i medici affinché siano in grado di farne buon uso.(ANSA)