Rai/ Pubblicitari la vogliono pubblica e con 1 canale senza spot

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In proposta Upa proprietà  a fondazione e governance duale con ad
Milano, 9 feb. (TMNews) – Conferimento della proprietà  a una fondazione pubblica, un canale senza pubblicità  e governance duale con un consiglio di indirizzo parzialmente politico, affiancato da un vero cda. E’ questa la proposta dell’Upa (Utenti pubblicità  associati) per “rifondare” la Rai in tempo rapidi e uscire dal “pantano” attuale. Lo schema di riforma prevede che la fondazione abbia come statuto il contratto di servizio e che l’organismo di indirizzo, controllo e garanzia sia composto da persone nominate da soggetti istituzionali come i presidenti delle Camere, Corte costituzionale, Regioni, Comuni, associazioni di consumatori e di industriali. Il cda, composto da 5-7 membri, dovrebbe invece essere composto da professionisti indipendenti e guidato da un amministratore delegato che segua gli indirizzi generali ricevuti. Il presidente, nominato dal consiglio di indirizzo, presiederebbe entrambi i consigli e avrebbe un ruolo di raccordo.
“Non abbiamo dubbi – ha detto il presidente dell’Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi – sul fatto che la Rai debba restare pubblica perché l’unico modo per trovare un acquirente sarebbe una cordata modello Alitalia alla quale siamo contrari. Serve però maggiore efficienza attraverso una governance che la allontani il più possibile dalla politica. Servono dei filtri che contengano le istanze della politica in ambiti definiti. Il canale senza pubblicità  per noi sarebbe un sacrificio, ma sarebbe compensato da una migliore qualità  della proposta generalista grazie a una rinnovata capacità  di innovazione su quel canale”.
Il presidente dell’Upa ha già  chiesto un incontro al presidente del Consiglio, Mario Monti, per presentare le proprie “raccomandazioni”, ma non ha ancora ricevuto una risposta da Palazzo Chigi. “In questi giorni cruciali per il futuro del Paese – ha aggiunto Sassoli – abbiamo ascoltato tante voci sull’argomento. Pensiamo che sia nostra responsabilità , visto che investiamo nella Rai un miliardo di euro l’anno, dare anche il nostro contributo completo e preciso perché la modernizzazione del Paese passa anche da qui”. Per l’Upa fondamentale per la riforma di viale Mazzini è la lotta all’evasione del canone, stimato in 600 milioni di euro l’anno, anche attraverso strumenti come l’inserimento nella bolletta elettrica o l’incorcio con gli elenchi degli abbonati a Sky.