EDITORIA: PD, CRISI MANIFESTO EPIFANIA DISASTRO GOVERNO INTERVENGA

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(AGI) – Roma, 10 feb. – “Molti di noi esultarono quel sabato sera che ci fece intravedere l’uscita di Berlusconi da una porta secondaria del Quirinale. Il voto di fiducia al governo fu una liberazione. Adesso, pero’, quella gioia sta finendo e se, per oscuro destino, si facesse buio sulla stampa cooperativa, politica, locale, non profit, la fiducia cesserebbe. Purtroppo. Nell’era dell’informazione, qui sta il ‘punto di disastro'”. Lo scrive oggi il senatore del Pd Vincenzo Vita in un intervento sul Manifesto. “La crisi del Manifesto – prosegue Vincenzo Vita – e’ l’epifania del disastro italiano dei media. La dichiarazione di liquidazione coatta amministrativa e’ un avvertimento generale. Un paese a baricentro televisivo rischia di vedersi privare del fondamento della democrazia: la liberta’ di espressione, che intanto ha senso in quanto permette alle voci meno tutelate dal mercato di esistere”. “La crisi di oggi – scrive Vita – ha origine antiche: lo squilibrio del settore e l’invadenza commerciale del modello mediatico prevalente. E recenti: i tagli del centrodestra al fondo editoria, ridotto dalla manovra di agosto a 53 milioni di euro, un decimo rispetto a pochi anni fa. Tagli lineari, avvenuti in corso d’anno finanziario, mettendo in crisi bilanci gia’ scritti e previsioni acquisite, affidamenti bancari prima incerti e ora preclusi”. “Si era sperato – prosegue – che un emendamento presentato da tanti parlamentari al decreto milleproroghe trovasse aperture, ma non e’ stato cosi’. L’altra strada, un decreto del presidente del consiglio, al momento e’ nelle speranze del sottosegretario Peluffo. Sappiano pero’ gli esponenti del governo che, se lo volessero, potremmo in poche ore scrivere una riforma dei criteri di erogazione delle risorse pubbliche, moralizzandoli una volta per tutte. Tuttavia, qui e ora non c’e’ che la crisi devastante di un mondo straordinario. Il bavaglio volgare dell’epoca berlusconiana si presenta dentro l’abito bianco della censura di mercato? Non vorremmo doverlo constatare”.(AGI)