NIGERIA, SOCIAL NETWORK INFIAMMANO GIOVANI E DEMOCRAZIA

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(AGIAFRO) – Lagos (Nigeria), 10 feb. – Con oltre 1,65 milioni di ‘tweets’ negli ultimi tre mesi del 2011, la Nigeria risulta la terza nazione africana piu’ attiva e dinamica con il mondo dell’on line. Lo rileva una ricerca effettuata da un prestigioso istituto di Nairobi, capitale del Kenya. La dinamicita’ e la dimestichezza con internet dei giovani nigeriani oramai non sorprende piu’ gli esperti, e rappresenta un fattore decisivo per l’affermazione dei diritti civili e politici nella nazione piu’ popolosa del continente (160 milioni di abitanti). La prova e’ arrivata con l’ondata di proteste e scioperi di gennaio conto il caro-vita che ha costretto il governo centrale a importanti concessioni e ha fatto pensare all’arrivo della “primavera araba” sotto il Sahara. Anche in questo caso il vento del rinnovamento ha soffiato su Internet. Twitter, Facebook, blog e nuovi siti di citizen journalism hanno unito tutti i giovani nigeriani: quelli che vivono nel Paese, da nord a sud, cristiani e musulmani, ma anche quelli trapiantati all’estero. Tutti, uniti come non mai, hanno letteralmente occupato la rete. E alimentato le proteste di piazza. E’ nato persino un OccupyNigeria, movimento di protesta on line che ha sostenuto le manifestazioni nigeriane. Tutto e’ nato con il provvedimento con cui il governo aveva rimosso, il primo gennaio, i sussidi alla benzina, quelli che tenevano il prezzo del greggio calmierato a 32 centesimi di euro al litro e senza cui il costo e’ schizzato all’improvviso a 74 centesimi. Una batosta per i nigeriani abituati a sopravvivere con 1,5 euro al giorno, soprattutto un cerino per l’indignazione dei (giovani) nigeriani, stufi di accettare il malcostume dei politici di usare soldi pubblici per fini privati. Ed e’ proprio questa insofferenza popolare che ha alimentato (e continua a farlo) le proteste via web nonostante sindacati e governo abbiano poi trovato un accordo sul prezzo della benzina, fissato ora a 42 centesimi. “I nigeriani sono in stato d’agitazione permanente, la rivoluzione e’ solo all’inizio”, recita un post. E anche: “Gli attivisti dei social network stanno sostituendo i politici”, “La rabbia della Nigeria esplode sui social media”, “Tutti sono inviatati a far sapere cio’ che accade in Nigeria”. E cio’ che e’ accaduto, e’ che il giorno dopo la rimozione dei sussidi (il 2 gennaio) e’ nato sul web OccupyNigeria. E’ stato un contagio. Su Twitter in un paio di giorni la “sigla ribelle” contava gia’ oltre 50mila adesioni; sono proliferati blog, e’ stata aperta una corposa pagina Wikipedia. Chiunque avesse video, foto, testimonianze delle proteste ha diffuso il materiale on line. Obiettivo del movimento era, ed e’, anche diffondere una corretta informazione, in modo da rendere i manifestanti (e post-manifestanti) consapevoli e “maturi”: in grado cioe’ di superare le news di alcune Tv locali considerate filogovernative. Cosi’ sono nati vari siti di citizen journalism, spazi in cui le gente comune e’ invitata a inviare video informativi (uno dei principali siti, Battabox, e’ stato realizzato addirittura da un ex corrispondente statunitense della Cnn che ha deciso di continuare a vivere in Nigeria). Non solo: l’insofferenza non ha riguardato solo la rimozione dei sussidi alla benzina, ma soprattutto la corruzione politica dilagante in Nigeria. Sempre sui social network sono corse veloci le (poche disponibili) informazioni sul bilancio statale, sono stati criticati gli sprechi e la classe politica. La rabbia e’ montata e continua ad alimentare i messaggi che ancora oggi vengono postati. (AGIAFRO)