RCS: RICUCCI A GIUDICI, NON HO AVUTO TALPE CHE MI INFORMAVANO

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(AGI) – Roma, 22 feb. – Ha negato, tra tanti ‘non ricordo’ e ‘non so’, di aver avuto al suo servizio ‘talpe’ istituzionali che lo avrebbero informato di volta in volta sulle indagini avviate dalla procura di Roma in relazione alla fallita scalata a Rcs. L’immobiliarista Stefano Ricucci, sentito dai giudici della quinta sezione penale del tribunale nel processo a carico del brigadiere della Finanza Luigi Leccese, dell’imprenditore Tommaso Di Lernia, dell’ex ufficiale dell’Esercito Vincenzo Tavano e del colonnello della Gdf Antonio Carano, accusati, a vario titolo, di rivelazione del segreto d’ufficio e di favoreggiamento personale, ha fornito una versione dei fatti evasiva e generica, costringendo piu’ volte il pm a contestargli alcuni passi di vecchi interrogatori resi durante le indagini preliminari. “Ma stiamo parlando di sette anni fa – si e’ sfogato Ricucci, suscitando a tratti l’ilarita’ di tutti in aula – ma chi si puo’ ricordare piu’ di queste cose?”. Ricucci ha ammesso di aver conosciuto Tavano nei primi anni del Duemila allo stadio: “Ogni tanto ci si vedeva e lui un giorno mi presenta Carano (che per un periodo, come responsabile del nucleo di polizia valutaria della Gdf, aveva indagato sulla societa’ Magiste, ndr). Ma non e’ che parlassimo della mia vicenda giudiziaria – ha ribadito piu’ volte Ricucci -, tra l’altro la mia indagine non ce l’aveva Carano e di Tavano non sapevo nemmeno che era all’Esercito. Con loro due parlavo di cose in generale”. Ricucci ha escluso che Tavano lo avesse informato di una perquisizione che sarebbe avvenuta il giorno dopo (il 4 aprile del 2006) nei suoi uffici della Magiste ma, senza volerlo, e’ caduto in contraddizione: “Boh, chi si ricorda… la sera prima stavo riposando sul divano, ricevo una telefonata di Tavano che mi dice ‘domani arrivano gli infermieri’. Manco ho capito cosa volesse dire e ho messo giu’. Ho capito solo dopo”. Al pm che gli ha chiesto se con Tavano si e’ sentito durante e dopo la perquisizione presso la Magiste, Ricucci ha risposto: “E che ne so…., puo’ essere. Tavano chiamava sempre, era un po’ assillante, si voleva interessare di questa storia, credo che sia servito piu’ alla procura che a me. Ripeteva quello che scrivevano i giornali che in quel periodo erano pieni di quello che gli inquirenti si apprestavano a fare. Tavano era un fanfarone, un mezzo scemo”. Ricucci ha poi negato di aver invitato i suoi dipendenti, la sera prima dela perquisizione, a far sparire ogni documento dall’ufficio: “Si e’ detto di tutto di questa storia, si e’ scritto di carte nascoste nel controsoffitto o nelle tasche delle poltrone… ma quando mai… stanno ancora la’ gli scatoloni, manco li avete guardati – ha detto rivolgendosi al pm -. Ma che cosa potevo nascondere in mille metri quadri? C’erano dei mobili molto alti che arrivavano fino al soffitto, tutto qua e poi il giorno della perquisizione stavo a Capri”. Con qualche titubanza, l’immobiliarista, sentito con l’assistenza di un avvocato per la condanna a tre anni (patteggiata e indultata) legata al processo Rcs-Confcommercio, ha ammesso di aver partecipato qualche settimana prima della perquisizione a una cena con Tavano e Carano: “Si parlava in generale, ma non si discusse del mio procedimento – ha voluto precisare Ricucci -. Non ricordo se si disse che un collaboratore di Carano si sarebbe potuto interessare dell’inchiesta in corso su di me. Adesso se vado ad un incontro si parla di spread e cose simili. Oggi non vorrei ricordarmi piu’ nulla di queste storie. Tavano millantava, ne diceva tante. Ma per me erano stupidaggini. Diceva ‘guarda che me l’ha detto Carano’. Mi poteva dire che conosceva Obama. Tavano si faceva i film. Quella cena non era una cosa massonica. Non c’era nulla di segreto. Alla fine me ne sono tornato a casa. E non mi sembra di averci guadagnato tanto”. (AGI)