GOVERNO: MONTI INCONTRA BILL GATES A 8 ANNI DA STANGATA MICROSOFT

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(AGI) – Roma, 22 feb. – Un miliardo e 386 milioni di euro: tanto e’ costato a un magnate dell’informatica statunitense la conoscenza di un professore italiano della Bocconi. I due, l’informatico con l’aria del secchione e il professore, torneranno ad incontrarsi domani a Roma. Perche’ il professore nel frattempo e’ diventato presidente del consiglio dei ministri italiano. E lui, il magnate dei computer, e’ sempre Bill Gates. Il patron di Microsoft varchera’ la soglia di Palazzo Chigi nel pomeriggio per parlare di lotta alla poverta’ e sicurezza alimentare: Bill Gates e’ infatti presidente della fondazione Bill&Melinda per la quale partecipa in questi giorni ai lavori dell’Ifad. Ma il destino ha voluto che a riceverlo sara’ chi, otto anni fa, si rese protagonista di una delle piu’ impressionanti sanzioni economiche comminate nei confronti di una societa’. Monti e’ stato infatti commissario europeo per il Mercato Interno tra il 1995 e il 1999 nella Commissione Santer; sotto la Commissione Prodi ha rivestito il ruolo di commissario europeo per la concorrenza fino al 2004. E’ stato in questi otto anni trascorsi a Bruxelles che il professore ha condizionato profondamente la storia di Microsoft. L’economista di Varese si fece carico all’inizio degli anni 2000 dell’accusa di Sun Microsystem al colosso fondato da Bill Gates di abuso di posizione dominante. Secondo la societa’ di Santa Clara, Microsoft approfittava della diffusione del sistema operativo Windows (95% dei pc di tutto il mondo) per tenere i concorrenti fuori dal mercato dei server di fascia bassa, le reti di computer presenti nelle imprese. Monti aggiunse all’indagine in materia valutazioni sull’inserimento automatico di Windows Media Player in Windows 2000 e dopo 5 anni, nel 2004, porto’ alla condanna di Microsoft con il pagamento di 497,2 milioni di euro di multa e l’obbligo di fornire una versione del sistema operativo senza il lettore multimediale. E di condividere le informazioni relative ai server con i rivali.
Un verdetto storico per molte ragioni. Si tratto’, prima di tutto, della piu’ alta sanzione applicata dall’Unione europea a una societa’ che, fra l’altro, in patria godeva della mano morbida dell’Antitrust statunitense. A livello economico faceva poco piu’ di un pizzicotto a Bill Gates e soci, la cifra corrispondeva all’1,6% del fatturato del gruppo, ma si trattava di una presa di posizione destinata a condizionarne il futuro. Microsoft infatti ricorse in appello incassando nel 2008 un’altra stangata, del valore questa volta di 889 milioni (che sommati ai precedenti 497,2 portano il totale alla cifra astronomica di un miliardo 386 milioni), per non aver rispettato quanto imposto dal diktat di Monti imponendo il pagamento di prezzi – a detta dell’Ue – non ragionevoli per l’accesso alla sua documentazione fino al 2006. Dalla sentenza sarebbe derivata una pioggia di denunce e rivendicazioni analoghe. Come nel caso di Internet Explorer: basandosi sullo stesso principio relativo al lettore multimediale, l’Ue ha imposto nel 2009 a Microsoft di dare agli utenti la possibilita’ di scegliere il browser preferito in un ventaglio di alternative facilmente accessibile e consultabile. Apertura che modifica velocemente il volto di un mercato evidentemente condizionato da approcci studiati ad hoc per limitarne la concorrenza interna. E ‘concorrenza’ e’ concetto troppo caro a Mario Monti – l’Italia lo sta imparando in questi mesi – da permettere che la situazione si perpetuasse ancora a lungo. (AGI)