da capo della segreteria del ‘Tg2’ a vice direttore del ‘Tg2’

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Se volete sapere qualcosa su cosa significhi essere precario, Giovanni Alibrandi è una fonte tra le più attendibili. Nei vent’anni passati in Rai, i primi dieci li ha spesi con contratti semiclandestini, obbligato a cambiare redazione per evitare di maturare diritti sufficienti a chiedere un inserimento in pianta stabile. “Eppure quelli sono stati gli anni più belli”, dice un po’ sfottendo (e un po’ no) nel ricordo di quell’avventura giovanile che lo portò a diventare giornalista, che poi era proprio quello che voleva fare fin da ragazzo.
Romano di nascita (10 maggio 1965), Alibrandi perse il padre avvocato quand’era poco più che adolescente e la sua prima inclinazione per la giurisprudenza virò presto per la scrittura. Ancora ragazzetto iniziò a collaborare al Tempo e poi con un amico si inventò uno dei primi esempi di free press nel quartiere di Borgo Prati. Dovendo pensare alla sopravvivenza, il rebus da risolvere era quello di uno stipendio o almeno di qualcosa che gli assomigliasse. Fu così che Alibrandi cominciò a bussare a tutte le porte della Rai.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 425 – febbraio 2012