Come intercettare la modernità 

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A volte succede che incontri qualcuno del tutto casualmente e da quel caso ne nasca una chiacchierata informale. E mentre scambi opinioni e giudizi senza star lì a badare troppo alla struttura del discorso, scopri che quelle chiacchiere sono qualcosa di più, qualcosa che vale la pena di rendere riconoscibile. Così è successo con Walter Mariotti, un vulcano in eruzione che lasciando la direzione di IL, il mensile molto trendy del Gruppo 24 Ore, è ora diventato vice direttore di Panorama, il newsmagazine molto esangue della Mondadori.
Prima – Cosa l’ha spinta a fare un salto del genere?
Walter Mariotti – Ho accettato l’offerta della Mondadori per una ragione assai semplice: credo che il direttore Giorgio Mulè, Nini Briglia e Stefano De Alessandri abbiano le risorse per rilanciare non tanto e semplicemente un giornale, ma un’idea di approccio all’interpretazione della realtà .
Prima – Ma è proprio sicuro che i settimanali assolvano ancora una funzione?
W. Mariotti – Come sono fatti ora non funzionano più per la semplice ragione che la realtà  ha superato quei mezzi. Se ancora dividi il mondo nelle stesse categorie (economia, primi piani, esteri, spettacoli, eccetera) e declini ancora queste categorie come si faceva vent’anni fa, siamo fritti. È una semantica, un linguaggio che non funziona più. La realtà  ha combinato e scombinato tutti i piani. Non a caso si parla di società  fluida, postindustriale, surmoderna. Ma al di là  delle etichette, è come avere a disposizione una carta geografica senza le coordinate, che ti fa andare dove tu non vorresti.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 425 – febbraio 2012