Il gioiello nascosto

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Di recente Rcs Libri è salita alla ribalta per la possibile cessione, per ridurre il debito di Rcs MediaGroup, della casa editrice francese Flammarion che oggi sul mercato vale circa il doppio dei 295 miliardi di lire pagati da Rcs nel 2000. L’amministratore delegato di Rcs Libri, Alessandro Bompieri, spiega perché e parla di come sta cambiando l’editoria libraria.
“Flammarion, che oggi contribuisce al fatturato di Rcs Libri per circa il 40%, è un caso esemplare di buon investimento”, spiega Bompieri. “Era un’azienda fortemente in crisi e molto articolata, con all’interno una serie di case editrici separate le une dalle altre. Rcs ha lavorato molto per creare un’azienda unica e il contributo del presidente Teresa Cremisi è stato fondamentale. Nei suoi sei anni di gestione, dal marzo 2005, i dati economici sono cresciuti fino al record del 2010, 220 milioni di fatturato. Nel 2010 non solo Flammarion è diventato il quarto gruppo librario francese, ma è arrivato a un soffio di distanza per fatturato da Gallimard, che storicamente è al terzo posto dopo Hachette e Editis”.
“I libri sono un’attività  artigianale che si gestisce su scala industriale, il fattore critico di successo è la capacità  di interagire con gli autori in modo che possano fidarsi, sapendo di essere in una casa editrice che li farà  lavorare al meglio e consentirà  al libro di avere il migliore successo”, dice Bompieri.
Oggi il segno del cambiamento del mercato è che stanno diminuendo i prezzi di copertina. Ma così si mette a rischio la qualità ? “Premesso che le case editrici sono aziende con margini di guadagno raramente superiori al 10% e che sopportano molti costi fissi, visto che per gli editori i costi non scendono nel momento in cui si abbassano i prezzi, a diminuire sono i margini”, risponde Bompieri. “E vuol dire meno quattrini per fare investimenti e remunerare il giusto gli autori e chi lavora nella filiera del libro. Quindi sì, nel lungo periodo si abbassa la qualità “.
“Nella mia definizione di qualità  il prezzo riflette in maniera rilevante non solo il valore del libro ma anche quello che ci costa realizzarlo. Lo dico perché all’origine di questa pericolosa tensione verso il basso prezzo c’è un fenomeno che conterà  sempre di più: il digitale”, sostiene Bompieri. “Nei libri il passaggio dalla carta al digitale non mette in discussione il fatto di dover pagare, semmai di pagare meno. Il vero pericolo sta nella catena del valore: il rischio è di banalizzare il ruolo degli editori, l’intermediazione e di conseguenza il prodotto che vendiamo. E questo per un’industria è molto pericoloso”.
“Anche per l’e-book c’è una questione prezzo”, osserva l’amministratore delegato di Rcs Libri. “Si tende a pensare che, non essendoci i costi della carta e della stampa, sull’e-book l’editore guadagni parecchio. Ma la distribuzione digitale costa tanto, i partner degli e-reader chiedono una percentuale molto rilevante e l’Iva del prodotto digitale è al 21% contro il 4% del libro.”

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 425 – febbraio 2012