Progetti audaci per la tivù formativa

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Aveva ragione il buon vecchio Goethe a sostenere che “comunicare l’un l’altro, scambiarsi informazioni è natura; tenere conto delle informazioni che ci vengono date è cultura”. E proprio su quel ‘tener conto delle informazioni’ e trasmetterle secondo gli strumenti sempre più ampi e complessi che offre la contemporaneità  che si pone la grande sfida culturale del terzo millennio. Sfida che Rai Educational sembra voler accogliere come missione. “Fin da quando si chiamava Telescuola e c’era il maestro Manzi, Rai Educational produce contenuti finalizzati all’apprendimento e alla formazione”, dice Silvia Calandrelli, da luglio alla guida della struttura di Viale Mazzini che si occupa di didattica e divulgazione scientifica e culturale attraverso programmi televisivi autoprodotti. Succeduta alla direzione di Giovanni Minoli, Calandrelli lamenta che “questo tipo di televisione da noi viene ancora guardata con sospetto mentre in epoca di crisi la cultura e la formazione sono la vera risorsa anticiclica”.
Politicamente legata al centrosinistra, una marcata formazione sulla multimedialità  e le nuove tecnologie, il nuovo direttore di RaiEdu lavora in Rai da tredici anni, quando, appena laureata in filosofia, abbandonò l’accademia per essere ingaggiata dal direttore di Radio2 Corrado Guerzoni. Vice direttore editoriale di RaiNet, vice direttore di Rai New Media e negli ultimi due anni vice direttore al palinsesto di Raitre, Calandrelli ha progetti molto audaci ma un budget modesto (quasi 9 milioni a parte gli apporti delle convenzioni con i ministeri e gli enti pubblici di riferimento che non fanno che diminuire). Un’ottantina le persone – programmisti, autori, registi, tecnici e amministrativi – che lavorano, spesso con risultati sorprendenti, per tenere in piedi una struttura che in Rai viene vissuta come marginale.
L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 425 -febbraio 2012