Stiamo malissimo – Intervista a Paolo Giuggioli, presidente dell’Ordine degli avvocati milanesi (Prima n. 423, dicembre 2011)

Stiamo malissimo
Lo dice Paolo Giuggioli, dal 1996 presidente dell’Ordine degli avvocati milanesi, che a gennaio si ripresenterà  alle elezioni per il rinnovo del consiglio. Perché per difendere l’avvocatura c’è molto da fare: dal rintuzzare le minacce per l’abolizione dell’Ordine a fare i conti con i problemi di una pessima stampa
Sbaglia di grosso chi scambia l’aria paciosa e conciliante dell’avvocato Giuggioli come una prova di bontà . Paolo Giuggioli, 74 anni, è un signore di ottime maniere e di grande educazione. Ma quando si tratta di professione è più duro dell’acciaio. Non è davvero per caso se dal ’96 è, ininterrottamente, alla guida dell’Ordine degli avvocati di Milano. Lo rieleggono ogni due anni. E ogni volta è una sorta di plebiscito: non c’è bisogno del ballottaggio, prende sempre la maggioranza assoluta. A gennaio gli avvocati milanesi torneranno a votare. E non c’è dubbio che Giuggioli verrà  rieletto.
Eppure il ‘superpresidente’ dell’Ordine milanese – esperto in diritto immobiliare, societario-commerciale, bancario e del lavoro – non si è guadagnato otto riconferme perché ha fatto la guerra ai magistrati. Anzi: il tratto originale della sua guida è stata la collaborazione con la magistratura milanese. Per sfrondare le scartoffie e accorciare i tempi biblici del processo civile e introdurre, come nei Paesi dove la giustizia non è una lotteria ad handicap, la rivoluzione digitale anche nelle aule di giustizia. Inoltre è stato promotore e ha partecipato alla stesura del testo della riforma della professione forense. Sotto la sua presidenza, l’Ordine degli avvocati di Milano ha istituito la Fondazione forense di Milano, lo Sportello del cittadino e l’Organismo di conciliazione forense. E, da uomo attento alla comunicazione, oltre a collaborare con Il Giornale e Il Sole 24 Ore ha fondato il mensile Giustizia a Milano.
In un tempo dominato dall’irruzione degli avvocati in politica – 141 parlamentari, fra i quali diversi presidenti di commissione, più l’attuale ministro della Giustizia Paola Severino e, giusto per fare un altro esempio, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia – Paolo Giuggioli è convinto che mai come ora l’avvocatura stia male in salute. E che abbia pessima stampa e pessima immagine. Senza meritarselo. “La professione sta malissimo”, sbotta il presidente dell’Ordine milanese, “basti pensare che si sta, sventatamente, a discutere se abolire il nostro ordine. In realtà  gli unici due ordini che non si devono abolire sono il nostro e quello dei medici. Sono le due uniche professioni riconosciute in Costituzione. E del resto si capisce: se devo difendermi ho bisogno di qualcuno che mi tuteli. E quel qualcuno è un avvocato: non posso farlo da solo. Così se sono malato: mi può curare solo un medico. Le altre professioni possono fare a meno di un ordine, avvocati e medici no”.
Prima – Anche per i giornalisti va abolito l’ordine?
Paolo Giuggioli – Se uno vuol scrivere può farlo, ci mancherebbe altro. Lo possono fare tutti, non può certo impedirlo un ordine. Così come per i commercialisti: se so contare e capisco le regole per pagare il fisco debbo poterlo fare, le pare?
Prima – Perché dice che per gli avvocati è un pessimo momento?
P. Giuggioli – È vero che abbiamo in Parlamento una grande quantità  di avvocati, ma il guaio è che troppo spesso si dimenticano di esserlo. Prendiamo la nuova legge sulla professione: ci sono voluti tre anni per ottenere il sì dal Senato ma ora c’è il rischio che non si riesca a ottenere l’approvazione della Camera prima della fine della legislatura. Se accadrà  si tornerà  al punto di partenza, come in un grottesco giro dell’oca. Eppure la nuova disciplina della professione dovrebbe interessarli, tutti questi colleghi. Ripeto: stanno in Parlamento ma si scordano di essere avvocati.
Prima – Per la verità  c’è chi invoca, addirittura, l’incompatibilità  fra la professione legale e un seggio parlamentare.
P. Giuggioli – Ecco: questa proprio non la doveva dire. L’incompatibilità  non esiste. Semmai si può parlare, in qualche limitato caso, di inopportunità . Qualcosa da dire, piuttosto, riguarda i magistrati, che una volta eletti parlamentari non dovrebbero più poter rientrare in magistratura. Chi emette una sentenza dopo aver rappresentato una parte politica può destare sospetto. In Europa è quasi ovunque così. Gli avvocati, invece, sono partigiani per partito preso. E quindi possono tornare alla toga senza imbarazzi. E poi voglio ricordare che chi ricopre incarichi di governo deve cancellarsi dall’ordine per il periodo in cui esercita l’incarico. Tremonti ha fatto così. Pisapia ha fatto altrettanto per fare il sindaco e lo stesso ha fatto la collega Severino, nuovo ministro della Giustizia.
Prima – Senta, presidente, non potrà  negare che in Parlamento alcuni avvocati hanno costruito leggi su misura per alcuni loro clienti…
P. Giuggioli – Il cliente di un avvocato non può certo dare indicazioni per fare leggi…
Prima – Beh, se il cliente si chiama Berlusconi e fa il presidente del Consiglio può anche accadere.
P. Giuggioli – Io non l’ho detto.
Prima – Sa cosa si sente in giro? Che sta spopolando una nuova specializzazione legale: l’avvocato dilazionista, ovvero un professionista dei rinvii e dei cavilli per posticipare i tempi del processo. Fino a renderlo impossibile.
P. Giuggioli – È assurdo. L’avvocato non c’entra niente coi tempi di un processo. Il magistrato ha la possibilità  di accelerare o ritardare le cause come vuole. C’è chi abbrevia e chi allunga i tempi: ma non è l’avvocato che li detta. Quando ci sono rinvii al 2018 o al 2019 lei pensa che faccia piacere all’avvocatura rinviare la percezione della parcella? L’idea che all’avvocato conviene tirar lungo è una fesseria. Il regolatore dei tempi è solo il giudice. E poi, guardi, se parliamo di giustizia civile, ha proprio sbagliato indirizzo. Qui a Milano stiamo facendo i miracoli per accorciarli, i tempi.
Prima – Cosa avete fatto?
P. Giuggioli – Dall’ottobre del 2010 è stato introdotto il decreto ingiuntivo per via telematica. Oggi si impiega una settimana a ottenere un atto che, fino a un anno e mezzo fa, ci metteva tre mesi ad arrivare nelle mani di un avvocato e dai quattro ai cinque mesi per arrivare a udienza. Siamo i primi in Italia. Ora passiamo all’atto di citazione telematico, che permetterà  un altro consistente risparmio di tempo. A Milano siamo a una media di due anni, due anni e mezzo per la definizione di una causa. Altrove si arriva a dieci, quindici anni. L’obiettivo è arrivare, in tempi rapidi, alla media europea di un anno, un anno e mezzo per la definizione delle cause.
Prima – Da un lato vi date da fare per l’informatizzazione, dall’altro, però, fate i corporativi contro uno strumento, la mediazione, che potrebbe alleggerire enormemente il contenzioso che appesantisce il lavoro dei tribunali. Ci spiega la contraddizione?
P. Giuggioli – Abbiamo impugnato l’obbligo della mediazione perché la legge delega non lo diceva. L’obbligo è stato introdotto con il decreto legislativo, secondo noi  103tradendo lo spirito della legge. La mediazione ha senso se è facoltativa. Impedire l’intervento di un legale a tutela di un diritto leso è assurdo.
Prima – Le assicurazioni dicono che è colpa vostra se le polizze Rc auto aumentano…
P. Giuggioli – Per i sinistri e i contenziosi condominiali l’obbligatorietà  della mediazione dovrebbe scattare dal 21 marzo del 2013. Vedremo cosa succederà  dopo. Vedremo se il costo delle polizze diminuirà . Ripeto, non siamo contrari alla mediazione. Ma dev’essere un’opzione facoltativa. Non ci si può chiedere di applaudire a un’amputazione professionale.
Prima – Vede che qualche ragione di cattiva stampa c’è?
P. Giuggioli – Quando si dice che siamo una casta si prende in giro la categoria e anche il cittadino. In Italia ci sono 300mila avvocati, all’incirca uno ogni cento persone che nella vita possono trovarsi ad avere bisogno di un legale. È un numero enorme. Altro che casta. Non siamo qua a rivendicare privilegi ma il diritto alla difesa delle persone e la dignità  del lavoro di chi esercita una professione. Questo modo di rappresentarci è distorto e offensivo.
Prima – Visto che la stampa vi maltratta, dica la sua sui giornalisti che si occupano di giudiziaria.
P. Giuggioli – Se possono bastonarci i giornalisti lo fanno. Qualche volta, per carità , sbagliamo anche noi, ma c’è un indubbio accanimento che non si riscontra, invece, quando i giornalisti parlano di magistrati. Dopodiché ogni tanto capita di leggere sui giornali atti, verbali e intercettazioni che gli avvocati non sanno e che nemmeno dovrebbero uscire.
Prima – Non sosterrà  che le carte ai cronisti le passano solo pm e giudici?
P. Giuggioli – Ognuno tesse la sua tela. Ma quando un avvocato ha le carte in mano sono già  in una dimensione pubblica. Comunque, siccome il mestiere del giornalista è dare le notizie, complimenti a chi le dà . Anche se spesso si leggono cose di una superficialità  sconcertante.

Intervista di Ivan Berni

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