Editoria/ Siddi (Fnsi): in Dl buone regole, ora coerenza

Occorre adeguata copertura fondi

Roma, 12 lug. (TMNews) – “La legge approvata oggi dev’essere un punto di partenza per un vero intervento organico che accompagni le trasformazioni industriali e di tutta l’editoria italiana e ne sostenga lo sviluppo, garantendo le condizioni indispensabili di pluralismo in una fase cruciale della vita del Paese.
La discussione che si apre sulla legge delega in Parlamento è l’occasione da cogliere perché, raccogliendo anche le istanze delle parti sociali, secondo un virtuoso processo di concertazione, che non è un danno ma una risorsa per tutta il Paese, si scriva finalmente quella riforma organica dell’editoria che manca da anni”. Lo dichiara Franco Siddi, segretario della Fnsi, a proposito del Dl editoria approvato alla Camera.

“La legge rende finalmente chiaro che l’editoria è un settore che merita sostegno pubblico soltanto sulla base di criteri di trasparenza e di qualificazione professionale espressa e misurata attraverso il lavoro giornalistico regolarmente inquadrato secondo contratto collettivo, diritto del lavoro e obblighi previdenziali. In una parola: contributi sì ma a giornali veri fatti da giornalisti e solo se espressione di idee politiche, culturali, cooperative vere, minoranze linguistiche o destinati alle comunità  italiane all’estero. Ma la legge sarebbe sprecata e inutile se resterà  senza adeguata copertura di fondi, visto che per l’esercizio in corso, sinora, sono previsti solo 57milioni di euro. In questo momento, perciò, accanto a questa legge voluta dal Sottosegretario Paolo Peluffo, devono trovare presto puntuale e coerente esito gli ordini del giorno per una copertura di bilancio commisurata al fabbisogno, a firma dell’onorevole Giulietti, e per l’equo compenso del lavoro dei giornalisti autonomi e precari, oggi sfruttati spesso ignobilmente, presentato dagli onorevoli Moffa e Carra. I due ordini del giorno impegnativamente accolti dal governo non possono finire nel cassetto come troppo spesso ci hanno abituato vari governi in casi simili”, conclude.

Red/Mdr

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