Rimettiamo in piedi questa Rcs – Intervista a John Elkann, presidente della Fiat e di Exor, socio del Patto di sindacato di Rcs MediaGroup (Prima n. 428, maggio 2012)

Rimettiamo in piedi questa nostra Rcs

Dice John Elkann che ha dovuto battagliare non poco per rinnovare il consiglio di amministrazione di Rcs MediaGroup e far passare la nomina del suo candidato, Pietro Scott Jovane.
L’ufficio di John Elkann, presidente della Fiat e di Exor, è nella storica Palazzina Fiat, la stessa dove agli inizi del secolo scorso (1917) aveva sede la direzione generale dell’azienda automobilistica fondata dal capostipite della famiglia e trisnonno di John. La Palazzina Lingotta, in via Nizza, storica aerea del Lingotto, è stata ristrutturata negli anni Novanta con passione filologica dagli architetti Gabetti e Isola su indicazione di Gianni Agnelli, che voleva che tornasse a essere la sede dei vertici del gruppo. Alla fine di un lungo corridoio deserto, nel silenzio di porte chiuse, si arriva all’ufficio d’angolo – preceduto da una larga e austera segreteria – dove lavora John Elkann quand’è a Torino. L’ufficio è lo stesso del nonno, il mitico Avvocato Agnelli, l’ambiente è però diverso e segnala senza infingimenti l’età  e le passioni del manager trentaseienne, designato quasi ragazzo alla guida dell’impero di famiglia (dal 1997 siede nel consiglio di amministrazione di Fiat spa di cui è diventato vice presidente nel 2004 e presidente il 21 aprile 2010). Di fianco alla grande scrivania, un modellino formato gigante della Fiat Mefistofele (auto che nel 1924 stabilì il record del mondo di velocità  con 234 chilometri all’ora) con alle spalle, appoggiata per terra, una cornice con sottovetro una maglia della Juventus, una delle sue passioni. E poi computer e telefoni e device, compreso l’ultimo tablet della Samsung.
John Elkann ci riceve in maniche di camicia, sorridente e cortese, una testa di morbidi ricci disordinati che lo fanno sembrare perfino più giovane di quello che è. Quando ti parla non smette di fissarti, tanto che dopo un po’ non sai più dove guardare, ma capisci anche quanto può essere determinato e, all’occorrenza, perfino spietato se non addirittura “cinico come nella tradizione di famiglia”, secondo i commenti acidi di alcune delle sue vittime.
Una determinatezza di cui si sono resi conto i soci del Patto di sindacato di Rcs MediaGroup quando Elkann, forte del 10,291% della quota Fiat, supportato da Renato Pagliaro, presidente di Mediobanca (13,699%), ha chiesto e imposto di rinnovare la governance dell’editoriale con la nomina di un nuovo consiglio di amministrazione affidandolo a persone di peso ed esperienza per rimettere in sesto il gruppo togliendolo dalla morsa degli azionisti del Patto, e permettendo a un nuovo amministratore delegato di operare con maggiore libertà  d’azione. Le reazioni a questa imposizione sono note. Con un furioso Diego Della Valle sono volate parole grosse ed è stata sbattuta qualche porta. “Bisogna cercare di rimettere in carreggiata l’azienda” è il mantra di Elkann, che ha dovuto battagliare mica poco per far passare la nomina come amministratore delegato del suo candidato, Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Microsoft Italia, quasi suo coetano (è del 1968), considerato da alcuni consiglieri d’amministrazione superciliosi troppo giovane e inesperto per affrontare un’azienda complessa e con una situazione difficile, che rischia d’incagliarsi per colpa anche della crisi economica che sta impoverendo la raccolta pubblicitaria di tutto il mondo dei media.
Fa un errore madornale chi pensa che l’entrata a gamba tesa nelle vicende di Via Solferino di Elkann sia il capriccio di un potente che vuol imporre la sua voce in un consesso di pari. Elkann è noto per avere un approccio calvinista al lavoro e si considera responsabile, personalmente responsabile, della gestione più appropriata delle società  che gli vengono affidate dagli azionisti. E come se non bastasse, da quando è diventato presidente della Stampa e dell’Itedi, si è preoccupato di acquisire una vera e propria competenza in campo editoriale potendo contare su mentori eccellenti come gli amministratori dell’Economist Group, di cui Fiat è socia con una piccola quota, o del gruppo tedesco Axel Springer, del cui comitato di sorveglianza è presidente Giuseppe Vita, non a caso nominato lo scorso 2 maggio nel Cda di Rcs MediaGroup.
I risultati alla Stampa si sono visti e se ne vedranno ancora di più dal prossimo ottobre, quando verranno inaugurati il nuovo sistema editoriale e la nuova sede del quotidiano, che permetteranno all’edizione cartacea, al web e alle varie applicazioni digitali di lavorare in modo integrato. Un impegno che ha significato notevoli investimenti editoriali tecnologici ma anche tagli di costi e il completamento di una potente riorganizzazione iniziata da Elkann nel luglio del 2005. In quella torrida estate affidò all’allora direttore della Stampa Giulio Anselmi l’avvio del cantiere per un’edizione full color con nuovo formato che debuttò in edicola il 19 novembre 2006. Una rivoluzione per i contenuti e l’immagine del quotidiano, un grande successo di critica (che gli ha fatto conquistare anche importanti premi internazionali per la grafica) e di pubblico e la fama, anche tra gli opinion leader più smaliziati e avari di complimenti, “di gran bel giornale”.
Allenato a guardare con cura ossessiva a cosa succede nella bottega editoriale di casa sua, Elkann ha deciso che era venuto il momento di metter mano alla corazzata Rcs. E così, gli occhi piantati negli occhi e la capigliatura felicemente disordinata, ora ci racconta quali sono i suoi progetti e che cosa si aspetta dal nuovo amministratore delegato, il cui incarico è deciso che venga formalizzato il 25 maggio.
Prima – Caro ingegnere Elkann, se ne sono dette di tutti i colori sulla sua decisione di occuparsi in prima persona del cambio di governance di Rcs MediaGroup. Si è detto che la Fiat, innervosita per i pezzi critici di Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera, ha messo le mani su Rcs per mettere in riga il quotidiano, oppure che lei non vede l’ora di portare Mario Calabresi alla direzione in Via Solferino. Insomma, chiacchiere di giornalisti. Ci dica perché ha deciso di uscire allo scoperto e cosa pensa sia utile fare per rilanciare la corazzata editoriale milanese.
John Elkann – Non capisco perché ci si stupisca per il fatto che come rappresentante della Fiat nel Patto di sindacato di Rcs mi sia occupato del cambio del consiglio di amministrazione di Rcs. Come gli altri pattisti, ero convinto fosse necessario affidare l’azienda a un nuovo consiglio di amministrazione: ridotto nel numero e con consiglieri indipendenti di alto livello. La situazione dell’azienda ci dice che in questi anni il sistema di governo di Rcs non ha funzionato. E questo lo si vede dai risultati di bilancio, ma anche dal confronto con altri gruppi editoriali, soprattutto all’estero.
Prima – Un giudizio molto severo. E come spiega che si sia giunti a una situazione del genere?
J. Elkann – Il primo fattore riguarda appunto un assetto di governance non dei più semplici, con un Patto di sindacato i cui membri facevano anche parte del consiglio di amministrazione che aveva, tra l’altro, il difetto di essere troppo numeroso con più di 20 membri. In una situazione del genere non è facile prendere decisioni in modo veloce ed efficace come oggi è necessario fare in tutti i settori ma tanto più in quello dei media. L’assetto dei vertici non aiutava certamente la gestione di un gruppo complesso e diventava l’alibi perfetto per chi doveva prendersi delle responsabilità , non essendo stato messo in condizione di lavorare al meglio. Era una condizione negativa per tutti, per gli azionisti ma anche per i manager del gruppo.
E dunque insieme agli altri soci rappresentati nel Patto abbiamo deciso di cambiare, delegando a persone di grande livello e competenza la governance della società . Il Patto non è una camera di compensazione per giochi di potere, il suo obiettivo è semplice: fare il bene dell’azienda nel suo insieme.
Prima – E cosa la convince che le cose potranno andare meglio?
J. Elkann – Sono persuaso che abbiamo creato i presupposti perché avvenga qualcosa di positivo. La Rizzoli deve uscire da una spirale declinante che è peggiorata per una situazione strutturalmente molto difficile. Se tutto andasse bene i punti di crisi del gruppo sarebbero meno visibili. Ma ci troviamo a fare i conti con una difficile crisi economica i cui effetti sui ricavi pubblicitari cominciano a farsi sentire. Affrontare uno scenario del genere comporta decisioni chiare e un sistema di governance forte.
Prima – Mi chiedo come siate riusciti a convincere persone molto impegnate come tutti i nuovi consiglieri – penso a Fulvio Conti, ad del Gruppo Enel, o Giuseppe Vita, presidente del comitato di sorveglianza di Axel Springer Ag, che quasi in contemporanea è stato nominato presidente di UniCredit, solo per fare qualche esempio – a prendersi una simile gatta da pelare.
J. Elkann – Sono consiglieri per la maggior parte indipendenti e con dei profili professionali e competenze indiscutibili, come lo è il presidente Angelo Provasoli.
Prima – La prima decisione non proprio banale è stata quella di scegliere il nuovo amministratore delegato in sostituzione di Antonello Perricone, che ha lasciato con la presentazione del bilancio 2011 all’assemblea dei soci. Molti sono rimasti perplessi perché il Patto non ha scelto il nuovo capo azienda contemporaneamente ai membri del nuovo Cda.
J. Elkann – È compito del consiglio, che ha la responsabilità  della società , scegliere l’amministratore delegato. Se il nome fosse stato imposto dai soci del Patto, il rapporto con il nuovo consiglio sarebbe iniziato con un atto di deresponsabilizzazione. Per questo sono stati identificati tanti profili, che sono stati poi valutati dal Comitato nomine e compensi, presieduto da Roland Berger, e poi proposti al consiglio.
Prima – E alla fine si è arrivati all’accordo sul nome di Pietro Scott Jovane, il poco più che quarantenne amministratore delegato di Microsoft Italia (ritratto a pag. 54: ndr). Anche se sulla scelta c’è stata qualche perplessità  perché c’era chi considerava Scott Jovane troppo giovane e inadatto a gestire l’intricato mondo editoriale e politico di Rcs.
J. Elkann – Non è facile trovare un manager per un’azienda così articolata, e tra i candidati c’erano anche manager più maturi. Sicuramente l’esperienza è un elemento importante, più ancora che l’età . Scott Jovane ha fatto fronte a diverse situazioni nel mondo industriale, partendo da una competenza nelle aree di amministrazione, finanza e controllo. Poi, con la responsabilità  di Microsoft Italia, negli ultimi cinque anni, ha maturato un’interessante esperienza commerciale e tecnologica. Microsoft è una realtà  incentrata sul cambiamento per vendere le sue tecnologie deve essere anzitutto capace di comunicare il valore del cambiamento agli altri.
Prima – Basta vedere come si lavora negli uffici di Microsoft: poca gente, tutti connessi in Rete…
J. Elkann – Sono un esempio concreto di un modo di lavorare snello e dell’utilità  dei processi di trasformazione che un’azienda può affrontare grazie ai software e alla tecnologia.
Prima – E lei pensa che una filosofia imprenditoriale del genere ben si adatti all’editoria e alla Rizzoli?
J. Elkann – Penso che anche per gli editori sia importante trasmettere positività  e spirito di cambiamento ai propri target di riferimento, dai lettori agli utenti pubblicitari. In questi anni Perricone ha lavorato bene, ma lo ha fatto in un contesto aziendale difficile. La grande sfida per chi da adesso ha la responsabilità  di gestire la Rizzoli è di riuscire a snellire una società  appesantita in tutte le aree cosiddette centrali, amministrative, gestionali che bloccano per loro natura qualunque forma di iniziativa. L’obiettivo è semplificare e motivare le varie aree aziendali, soprattutto quelle vicine ai clienti.
Prima – In questi ultimi anni, a onor del vero, di cose alla Rizzoli ne sono state fatte. E i suoi manager non sono affatto peggio, anzi in alcuni casi sono migliori, di quelli degli altri gruppi editoriali italiani. Il lavoro fatto sul digitale e sul web ad esempio non è cosa da poco. Adesso il Corriere se la batte con Repubblica anche sulla Rete.
J. Elkann – In effetti sul digitale il Gruppo L’Espresso è molto avanti, anche se la Rizzoli su questo fronte ha recuperato posizioni. Ma ci sono altri modelli virtuosi, soprattutto all’estero…
Prima – Finiamola con i complimenti alla concorrenza per evitare che l’ingegner De Benedetti e l’ad Monica Mondardini si montino la testa. Ci parli invece di Axel Springer, il gruppo che lei considera un esempio per capacità  di innovazione e di fare business in Europa.
J. Elkann – Sotto la guida di Mathias Dà¶pfner, nato come giornalista al Frankfurter Allgemeine Zeitung e poi passato al lavoro manageriale editoriale e nominato amministratore delegato del gruppo nel 2002, all’età  di 39 anni, il gruppo Axel Springer in un decennio ha raggiunto quasi il 30% dei ricavi dalle attività  digitali, ha triplicato la redditività  e sta viaggiando su una crescita del 15%.
Prima – E il mago Dà¶pfner su quali criteri ha impostato la sua gestione?
J. Elkann – Ha fatto un lavoro di focalizzazione molto radicale per rafforzare il business nei campi in cui il gruppo dava le prestazioni migliori, disinvestendo dove era debole. Soprattutto sui quotidiani, ha sviluppato in contemporanea il business digitale per rafforzare le testate giornalistiche anche sulla Rete. E soprattutto ha fatto acquisizioni mirate di siti specializzati o di comunità  di marketing, dimostrando che per entrare in nuovi settori dell’on line è meglio acquistare che costruire dal nulla. Il risultato è che Springer è presente in 35 Paesi, con più di 200 tra quotidiani e periodici, più di 160 offerte on line e 120 app.
Prima – Niente male come modello per la Rcs. Ed è per questo che Giuseppe Vita è entrato nel consiglio di amministrazione?
J. Elkann – Vita ha vissuto, come presidente del consiglio di sorveglianza, tutto il percorso di cambiamento fatto dal gruppo sotto la guida di Dà¶pfner, e penso che sia molto positivo che abbia accettato l’incarico nel consiglio di Rcs e che Springer l’abbia incoraggiato.
Prima – Non dica così, che già  adesso in Rizzoli temono che voi vogliate risanare il gruppo per poi venderlo a Springer.
J. Elkann – Mi sembrano delle fantasie così fuori dalla realtà  che faccio fatica a commentarle. Ho sempre pensato che avere rapporti con il mondo dell’editoria internazionale sia molto utile per aprirti la mente e per vedere se sia possibile fare cose insieme. Sono molto orgoglioso ad esempio del progetto Europa di cui La Stampa è partner con altri cinque quotidiani di grande reputazione come il Paà­s, il Guardian, Le Monde, la Gazeta Wyborcza e il Sà¼ddeutsche Zeitung. Il primo supplemento che abbiamo realizzato insieme a gennaio ha avuto una diffusione totale di 2 milioni di copie, di cui 275mila della Stampa. Adesso, a fine mese uscirà  una nuova edizione di Europa dedicata ai giovani europei. Un bell’esempio di cosa significa collaborazione tra editori. Non le sembra?
Prima – A proposito della Stampa, si avvicina il momento del grande trasloco con l’inaugurazione della nuova sede e del nuovo sistema editoriale.
J. Elkann – Dopo l’estate entreranno nella nuova sede dove ci saranno solo per la redazione 3mila metri quadri. Ci sarà  uno studio televisivo, la redazione Internet. E tutti lavoreranno insieme. E poi ci sarà  il nuovo sistema editoriale Methode, che stanno implementando, che permetterà  una completa integrazione tra le varie piattaforme editoriali, per cui i giornalisti potranno lavorare contemporaneamente per il giornale, Internet e le app. Calabresi è già  intervenuto sull’organizzazione editoriale e quella del sito, affidando a Marco Bardazzi come chief digital officer la parte digitale; a Dario Corradino fa capo il sito LaStampa.it e Anna Masera ha preso la responsabilità  di tutta la parte delle community che adesso sono parte integrante del sito, che ha nove milione di visitatori e sta crescendo molto rapidamente.
Prima – Una bella rivoluzione per quanto riguarda il modo di lavorare. E la nuova sede è anche un discreto investimento per l’editore.
J. Elkann – Investimenti che ritorneranno in tagli dei costi e aumenti dei ricavi. In questi tre anni sono stati fatti molti passi avanti per adeguarci allo sviluppo dell’editoria digitale. La direzione di Mario Calabresi è la dimostrazione che si possono ancora fare cose nel mondo del giornalismo. Abbiamo deciso di passare alla nuova redazione, che significa un approccio completamente diverso al modo di fare il giornale, in meno di un anno con una assoluta convinzione da parte di tutti. Il direttore è parte integrante del gruppo che governa la casa editrice con a capo Vanetti, Scanavino sui ricavi e Papa che segue tutta la parte di supporto. Tutti insieme stanno progettando l’azienda per il futuro.
Prima – Tornando allo scenario generale, dal suo ponte di comando in Fiat ed Exor, da dove sicuramente ha una visione approfondita di come va l’economia a livello mondiale, che previsioni può fare puntando lo sguardo sul settore dell’editoria?
J. Elkann – Nei primi mesi di quest’anno stiamo registrando un calo della pubblicità  del 6% rispetto all’anno scorso, quando si era registrato un 30% in meno sul 2007. Dunque ci avviamo a fare i conti con un 40% di calo dei ricavi pubblicitari rispetto a cinque anni fa. Bastano queste poche cifre per capire in quale situazione si trova l’editoria italiana. La verità  è che oggi noi stiamo facendo giornali che nessuno ci paga in modo adeguato. Se si guarda ai prezzi dei giornali in Francia ci si accorge che sono già  saliti a un euro e cinquanta mentre in Germania a due euro. Se poi si guarda alle foliazioni gli editori italiani le hanno ridotte meno di quanto non sia avvenuto in altri Paesi. Il Financial Times, ad esempio, ha deciso di non superare le 16-18 pagine. Tutti i giornali all’estero fanno risparmi dove possono: al Guardian hanno deciso di chiudere alle 5 di pomeriggio, anticipando di molto i tempi di stampa e puntando sul sito Internet per gli aggiornamenti delle notizie. Noi in Italia invece continuiamo a chiudere alle undici o a mezzanotte per aspettare i titoli dei telegiornali e per non rinunciare alle ultime notizie.
Prima – Ingegnere, la leggenda vuole che i giornalisti siano dei tiratardi ma in questo caso credo che il motivo vero sia quello di non perdere lettori. Lo si vede anche dai giornali come il Corriere e La Repubblica che si sfidano a lanciare nuove iniziative.
J. Elkann – Alla Stampa si è deciso invece di tagliare la foliazione e il giornale ne ha guadagnato diventando più leggibile. E poi non è vero che i lettori apprezzano i prodotti voluminosi: ce lo ha confermato una recente ricerca commissionata all’Eurisko che evidenzia tra l’altro il poco tempo che il lettore medio può dedicare al quotidiano, spesso solo 20 minuti al giorno, e l’effetto di frustrazione che prova di fronte a prodotti troppo impegnativi per numero di pagine e servizi.
Così come stanno le cose per gli editori credo sia venuto il momento di fare scelte industriali necessarie. Tutti insieme, dimenticandosi per un momento dei problemi di concorrenza, per ridisegnare molti aspetti del settore. Bisogna incominciare a ragionare sull’organizzazione del lavoro dei giornalisti con la rivoluzione digitale in atto e sul bisogno di far entrare in redazione giovani competenti e pronti a cogliere nuove sfide; e pensare a come ottimizzare i costi mettendo insieme, come è stato fatto con la distribuzione, gli stabilimenti tipografici sottoutilizzati. E poi le concessionarie di pubblicità  che con i fatturati quasi dimezzati dalla crisi non potranno reggere con le strutture che hanno.
Prima – Mi dia almeno una, dico una, buona notizia per chiudere.
J. Elkann – Non è vero che l’editoria manchi di buone notizie: come si è visto gli esempi positivi esistono, a patto di saperci mettere innovazione, coraggio e curiosità . Gliene do un’altra: nel 2016, dice una ricerca internazionale di cui mi raccontavano all’Economist, metà  della fruizione di giornali sarà  sotto forma digitale; la ricerca dice anche che oggi il tasso di sostituzione è abbastanza basso.
Prima – E quale sarebbe la bella notizia?
J. Elkann – La bella notizia è che per noi editori ci sono grandi possibilità  di crescita attraendo nuovi lettori sul digitale.

Intervista di Alessandra Ravetta

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Mediaset-Vivendi: al 2021 la sentenza per la causa civile su Premium al tribunale di Milano

Mediaset-Vivendi: al 2021 la sentenza per la causa civile su Premium al tribunale di Milano

Gazzetta dello Sport, venerdì nuova edizione lombarda dedicata alle squadre di Serie B

Gazzetta dello Sport, venerdì nuova edizione lombarda dedicata alle squadre di Serie B

Conflitto di interessi nell’informazione, Lorusso replica a Crimi: serve una legge, ma la sua visione non difende il pluralismo

Conflitto di interessi nell’informazione, Lorusso replica a Crimi: serve una legge, ma la sua visione non difende il pluralismo