TV:BUFERA SU STOP SPORT COMBATTIMENTO,RAI ‘NIENTE DIVIETO’

PETRUCCI, GRAVISSIMO. PUGILI, COLPO BASSO. ED E’ CAMBIO ROTTA

(ANSA) – ROMA, 27 SET – Basta guantoni, calci e pugni in prima serata: ma lo sport insorge e la Rai aggiusta il tiro. E’ un colpo basso che ha colto di sorpresa gli uomini del ring la scelta della tv di Stato di non trasmettere nella fascia di maggior appeal per gli appassionati di sport discipline come pugilato, ma anche taekwondo e judo: insomma tutti quegli sport da combattimento, che sono olimpici e portatori di medaglie, come dimostrano i Giochi di Londra. Il primo a balzare sulla sedia è il presidente del Coni, Gianni Petrucci, che si dice incredulo e sbigottito di fronte alla decisione “per un presunto e incomprensibile rispetto delle fasce protette e per tutelare i minori”. Quanto basta per far esplodere la rabbia dei diretti interessati. Ma ecco la Rai che smorza la bufera. “Non c’é alcuna disposizione che vieti la trasmissione sui canali Rai Sport 1 e Rai Sport 2 di discipline sportive, tra l’altro anche olimpiche, come la boxe, il judo, il karate – la precisazione -. Lo spostamento della messa in onda del campionato italiano di pugilato in seconda serata, invece che in prima, è stata una scelta che nulla ha a che vedere con questioni legate a fascia protetta o presunta violenza dello sport in questione”. Ma la polemica era ormai divampata. “Si tratta di un atto gravissimo e inaudito – aveva sottolineato Petrucci -, e chiedo un immediato cambio di strategia perché tale decisione rappresenta un affronto alla storia dell’olimpismo e dello sport italiano, nonché l’esatto contrario di quello che viene normalmente definito ‘servizio pubblico”. Quattro discipline che rischiavano la sordina (c’é anche la Lotta) che hanno contribuito al medagliere azzurro di Londra con sei podi, incentivando il boom nelle palestre di tutta Italia. “Le nostre discipline sono tutt’altro che violente – aggiunge Roberto Cammarelle, pugile d’argento a Londra e campione olimpico a Pechino 2008 – Sono padre anch’io, ma non credo che mio figlio di tre anni possa rimanere impressionato vedendo in televisione un incontro di judo o di pugilato dilettantistico. Sono ben altre le forme di violenza che si vedono in televisione, per non parlare di certi programmi di pessimo gusto mandati in onda proprio in quelle che chiamano le fasce protette”. “Chi ha deciso questo deve vergognarsi – l’affondo del campione di Roma ’60 Nino Benvenuti -, il pugilato educa e la Rai cosi’ si è messa ko da sola. Se fosse successo ai miei tempi ci sarebbe stata la rivoluzione…”. Incredulo anche il presidente della Federboxe, Franco Falcinelli, che ha deciso di scrivere una lettera al direttore generale della Rai Luigi Gubitosi, per fargli presente che “associare una disciplina sportiva ed olimpica come il pugilato a manifestazioni di tipo violento è sconcertante e degno di una ignoranza culturale che la Rai in quanto servizio pubblico non può tollerare”. Anche il taekwondo (brilla l’oro di Molfetta a Londra) parla di “atleti eccezionali. Persone che non hanno nel loro Dna la violenza – spiega il segretario generale della Fita, Angelo Cito -. Non sarà  questa assurda e stupida decisione a scoraggiarci”. La Rai però corregge il tiro: ora tutti aspettano di vedere i palinsesti e a che ora andrà  in scena lo sport che combatte, anche fuori dal ring. (ANSA).

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