EDITORIA: CONDE’ NAST, PRIMA VOLTA 100 ANNI NERA DIRETTORE

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A GUIDA BRIDE,MENSILE PER SPOSE; PIETRA MILIARE IN MONDO RIVISTE

(di Alessandra Baldini) (ANSA) – NEW YORK, 27 SET – L’America da quattro anni ha un presidente nero, ma nel mondo patinato delle riviste Condé Nast non c’era mai stato un direttore di colore. Mai fino a oggi: la casa editrice che pubblica i magazine più famosi del mondo, da Vogue a Vanity Fair, da Wired all’intellettuale New Yorker, ha annunciato la nomina di Keija Minor al timone di Bride, un mensile per spose. Una vittoria per l’eguaglianza. Keija è la prima afro-americana in 103 anni a dirigere una testata Condé Nast ed é una pietra miliare. Nella storia dei magazine patinati americani il numero di direttori non bianchi si conta sulle dita di una mano: nessuno poi nelle testate femminili che sono poi quelle che garantiscono il grosso delle vendite. Questo perché quello delle riviste negli Usa è un mondo tutto a parte: mentre i ranghi degli altri settori del giornalismo – quotidiani e tv – hanno aperto alle minoranze negli ultimi 40 anni, l’industria dei magazine è rimasta indietro, ha detto al Washington Post Richard Prince che cura il blog ‘Journal-ism’ per il Robert C. Maynard Institute for Journalism Education. Sono pochissime le riviste che hanno avuto in posizione di vertice giornalisti di colore: tra questi Newsweek (con Mark Whitaker, ora top executive di Cnn), Men’s Fitness, Money, Teen People (Amy DuBois Barnett, oggi a Ebony) e Billboard. Oprah Winfrey, la regina dei talk show, ha fondato la rivista ‘O’ ma ne ha affidato la direzione ad altri. Questa situazione è in parte dovuta al fatto che l’industria dei magazine è diretta a un pubblico specializzato e ‘segmentato’, e tra questi segmenti quello della razza è dominante. Un mondo ‘autosegregato’ tra bianchi e neri. Testate importanti come Ebony, Jet e Essence, mirati a lettori e lettrici afro-americani, sono confezionati da una squadra di giornalisti e editors di colore. Bride è un caso a parte, con un pubblico che al 40 per cento si definisce afro-americano o ‘latino’. Potrebbe essere una spiegazione. Ma c’é anche chi sostiene che l’assenza di neri ai vertici delle riviste è dovuta a una selezione naturale: molti afro-americani e afro-americane non possono permettersi i lunghi periodi di stage spesso non pagati che alla fine per pochi eletti preludono all’assunzione. (ANSA).