Tlc: Bcg, Italia ancora indietro nel digital divide

MILANO (MF-DJ)–Come nel 2011, anche nel 2012 Corea del Sud, Danimarca, Svezia, Islanda e Regno Unito figurano ai primi posti dell’e-Intensity Index stilato da The Boston Consulting Group, mentre molti paesi Ocse, tra cui l’Italia, si sono classificati su livelli piu’ bassi. Inoltre, informa una nota, il divario tra i paesi con i punteggi massimi e minimi si e’ ampliato, con valori raddoppiati dal 2009 al 2012. Al momento le politiche governative incidono in modo significativo sulla determinazione delle differenze tra i diversi paesi con performance piu’ o meno soddisfacenti. A livello mondiale i valori dell’indice sono in continuo aumento ma in modo assolutamente non uniforme e stanno emergendo chiare differenze tra paesi piu’ e meno virtuosi. La valutazione media per l’indice nel 2012 e’ 52, in rialzo rispetto ai valori del 2011 e del 2009, rispettivamente pari a 44 e 27. I Paesi meglio posizionati stanno potenziando i propri punti di forza mentre molti paesi agli ultimi posti della classifica hanno difficolta’ a registrare miglioramenti. Il punteggio medio dei ultimi 10 Paesi inclusi nell’indice ha riportato un incremento da 5,7 nel 2009 a 14,4 nel 2012, mentre il punteggio medio dei primi 10 e’ aumentato da 115 a 184,3. In questo contesto, notevolmente frammentato, l’Italia si posiziona a meta’ classifica, con una valutazione pari a 72, facendo cosi’ meglio della Russia e della Grecia, ma peggio di Portogallo, Spagna e Polonia per citarne alcune. Marc Vos, partner & managing director di Bcg e responsabile della practice Tmt per l’Italia, la Grecia e la Turchia, ha dichiarato che “e’ sempre piu’ evidente che alcuni Paesi comprendono Internet e il suo impatto sull’economia mentre altri non ne percepiscono il potenziale. I governi degli Stati in vetta alla classifica o di quelli che la stanno rapidamente scalando, cercano di promuovere l’utilizzo di Internet da parte di imprese e consumatori e della stessa pubblica amministrazione perche’ si rendono conto che puo’ rivelarsi uno strumento estremamente vantaggioso nel quadro competitivo dell’economia globale, anche per la creazione di posti di lavoro. I Paesi in coda alla classifica rischiano invece di perdere ulteriori punti se non reagiscono”.

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