àˆ come guidare una Ferrari – Intervista a Lucia Annunziata, direttore dell’Huffington Post Italia (Prima n. 431, settembre 2012)

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Lucia Annunziata è entusiasta di quello che si può fare con la piattaforma tecnologica dell’Huffington Post, di cui è direttore dell’edizione italiana. “Qui non si tratta di ‘scriviamo un pezzo e poi lo mettiamo su Internet’. Eh no! Troppo facile”
Il 25 settembre a Milano, per la presentazione dell’Huffington Post Italia che si terrà  all’Area 56 di via Savona 56, tutti aspettano di veder lei, Arianna Huffington, con il suo inglese preciso come una freccia, l’ovale scolpito e il sorriso sibillino, in grado di inchiodare alleati e avversarsi senza che ciò scompigli la sempre ariosa messa in piega.
Sarà , quello di Arianna, un debutto in grande stile alla presenza dei vertici del Gruppo L’Espresso – l’ingegner Carlo De Benedetti e l’ad Monica Mondardini in testa – che hanno deciso di investire in questa nuova avventura internettiana nonostante qualche disapprovazione superciliosa da parte dei guru del settore e i malumori dei giornalisti del gruppo che non si spiegano perché, in tempi di crisi, l’editore abbia deciso di puntare denari ed energie su un’avventura per alcuni di loro al limite della fantascienza e che invece costituisce un elemento decisivo per il futuro prossimo degli industriali della comunicazione. Sono passati appena nove mesi dai primi accordi sottoscritti con il gruppo Aol che controlla l’Huffington Post e i dati sono indiscutibili. Il supersito negli Usa fa sfracelli, dopo aver superato la soglia di 36 milioni di visitatori unici al mese, e nel 2012 è sbarcato in Europa, con l’edizione francese (in partnership con Le Monde e l’imprenditore Matthieu Pigasse), in Spagna con il Paà­s, e un’edizione inglese che va avanti come un panzer.
Il progetto italiano si è concretizzato con rapidità  insolita per i tempi a cui ci ha abituati il nostro mondo editoriale. Mentre si limavano gli ultimi aspetti contrattuali – un passaggio che con gli americani non è mai semplice – ci si metteva avanti con gli aspetti operativi e organizzativi in un rapporto intenso tra la Divisione digitale dell’Editoriale L’Espresso (nata nel 2009 e che concentra uomini e tecnologie per gestire il sempre più decisivo sviluppo on line delle testate giornalistiche, a cominciare dal fuoriclasse Repubblica.it), affidata al direttore generale Pier Paolo Cervi. Proprio la capacità  di Cervi di intendere al volo la stessa lingua dei nuovi partner d’oltreoceano ha reso il cammino più facile. “Quando abbiamo cominciato a ragionare con Arianna Huffington per capire quale fosse l’approccio al business digitale, non abbiamo parlato di cosa fosse l’Huffington Post negli Stati Uniti o Repubblica.it in Italia, ma abbiamo spiegato le nostre idee sul futuro di questo mondo trovandoci in totale sintonia sul fatto che la sopravvivenza economica sul digitale dipende dalla massa critica degli investimenti e dalla loro correttezza. E anche dalla capacità  di guardare molto avanti. Ad esempio su un tema fondamentale che è la convergenza del mondo del web e quello della televisione, trovandoci d’accordo sull’idea che lo sviluppo della componente video è l’elemento strategico per l’evoluzione dei nostri rispettivi siti”.
A metà  giugno, Arianna Huffington e Roy Sekoff (cofondatore dell’HuffPo) dal palco dell’Auditorium Debussy di Cannes avevano annunciato l’arrivo dell’ultimo nato in casa: l’HuffPostLive, nuovo servizio centrato sul video, on line da agosto. “Il video costituisce oggi l’elemento che mette d’accordo sia l’audience (assetata di informazione in forma non solo e non puramente scritta) sia i pubblicitari”, ribadisce convinto Pier Paolo Cervi. “La migrazione dell’investimento dalla televisione è prepotente, anche se viene a piccole gocce, ma c’è una grande attenzione da parte degli investitori e del mondo pubblicitari”.
Il rapporto con i tecnici e la gente di Aol, saldissimi nel portare avanti le regole e l’organizzazione su cui è cresciuto e si è sviluppato il business del megasito, ha trovato terreno fertile nella Divisione digitale dell’Editoriale L’Espresso. “Lavorare con loro su quel tipo di prodotto e di tecnologia produce una vera contaminazione culturale, e non solo sotto l’aspetto giornalistico. Ti permette infatti di assistere a un modo molto evoluto di muoversi, fermo restando che siamo molto fieri dei risultati di Repubblica.it a livello nazionale e internazionale e degli altri nostri siti”, racconta Cervi, che mentre scriviamo sta per essere nominato amministratore delegato della società  editrice per il sito italiano, segno, anche questo, del clima di fiducia che si è creato tra i due partner.
Per quanto riguarda i numeri, l’obiettivo è di raggiungere, alla fine del terzo anno di vita di HuffPo Italia, 500mila utenti unici al giorno, mentre per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria, l’editore, nonostante un esordio molto brillante (gli sponsor del lancio sono Eni, Wind e Citroà«n), preferisce rimanere cauto anche per come si naviga a vista sul mercato a causa della crisi e prevede di arrivare a una raccolta di cinque milioni di euro alla fine del triennio.
Come funzionerà  la macchina giornalistica dell’Huffington Post Italia, quali idee ispirano la messa in moto di questo strumento che molti guardano ancora come un pittogramma incomprensibilmente disegnato sui campi di grano, ce lo spiega Lucia Annunziata, che alla fine, vincendo le comprensibili esitazioni e seguendo il proprio istinto, ha detto di sì a Carlo De Benedetti, si è rimboccata le maniche e si è installata senza tanti complimenti al sesto piano di largo Fochetti, sotto lo sguardo perplesso, per non dire poco amichevole, dei colleghi del Gruppo.
Domanda: che cosa hanno da condividere Matteo Renzi (di professione rottamatore), Giulio Tremonti (l’ex ministro dell’Economia e delle finanze di Berlusconi), Daniela Santanchè (‘femme terrible’ del centrodestra), Maurizio Landini (segretario generale Fiom-Cgil che Guareschi avrebbe rappresentato come esempio classico di sindacalista trinariciuto), Ilaria Cucchi (l’indomita sorella di Stefano, il geometra romano morto nel 2009 durante la custodia cautelare a Regina Coeli) e – almeno – una sessantina di operai? Risposta: l’essere ognuno di loro titolare di un blog che presto entrerà  nella rete dell’Huffington Post italiano diretto da Lucia Annunziata.
Già , Lucia Annunziata. Di nuovo lei. Di nuovo con una startup di quelle che si fanno sentire. Sessantadue anni, ex insegnante di scuole medie, poi giornalista e corrispondente dagli Usa e inviata di guerra del Manifesto e di Repubblica, quindi giornalista televisiva (‘Lineatre’), ancora direttore (o direttora? mah!) del Tg3, indi fondatrice e direttora (direttora suona proprio malino) di ApBiscom, più avanti presidente della Rai, infine editorialista della Stampa e conduttrice di ‘In 1/2 h’, capace di far uscire di senno Silvio Berlusconi che prende la porta e se ne va sotto l’occhio sgomento delle telecamere e quello livido, ma per nulla intimidito, della conduttrice; poi ospite che a sua volta manda a quel paese il coetaneo e conterraneo Michele Santoro e molla lei, questa volta, le telecamere durante una puntata piuttosto sconcia di propaganda filopalestinese. E poi? E poi di nuovo qui, a iniziare una nuova storia, ad aprire un nuovo ufficio, a mettere insieme una nuova redazione che è quella dell’Huffington Post italiano.
Eccola l’Annunziata che si palesa in un lungo e tetro corridoio del palazzone di largo Fochetti, dove sono tenute incatenate le redazioni del Gruppo L’Espresso. Eccola l’Annunziata, sostenuta, seguita, curata, accudita, capita e perfino tenuta a bada dal suo angelo custode, quella Sara Bianchi sempre bella, allegra e risoluta con il compito di “attività  di consulenza a supporto del direttore responsabile dell’Hpi per l’organizzazione delle attività  redazionali e il coordinamento tecnico amministrativo per lo sviluppo dei progetti editoriali”. (Roba che pochi come lei sanno fare: mano ferma senza uccidere, un radioso sorriso ma nessun cedimento di fronte alle petulanze di qualche giornalista che si lamenta perché l’azienda non fornisce evidenziatori e penne biro).
Insomma, l’Annunziata ritorna alla carica. Caparbia e irrequieta, eccitata e precisa, racconta come è stata reclutata. Riferiamo alla lettera: “Era giugno. Carlo De Benedetti mi ha preso per il collo e non mi ha permesso di dire no. Del resto era da tempo che desideravo fare un’esperienza di questo tipo, ma non riuscivo a trovare un editore indipendente. Carlo, con cui ci conosciamo da anni, mi chiama e mi dice che ne penso di fare l’Huffington Post italiano di cui saranno gli editori con Aol. Io gli dico che non so bene, che ci devo pensare su. Poi De Benedetti una mattina mi convoca di nuovo e di fretta a casa sua, dove trovo Monica Mondardini (amministratore delegato del Gruppo L’Espresso: ndr). Discutiamo di budget, di persone, di garanzie. Io continuo a dire che non so, che non posso decidere. In effetti ho paura. Di che? Ma come di che! È ovvio: paura di essere inadeguata, di essere troppo vecchia per un mezzo così nuovo. Lui mi fa: ‘Guarda che non esci da questa casa senza aver detto un sì o un no’. Non mi fa telefonare nemmeno a mio marito. Alla fine cedo e dico di sì. Dopo un po’ me ne parto per l’America da Arianna Huffington. Passo l’estate a vagliare i curricula che arrivano dall’Italia, parlo con quelli che lavorano al sito e di colpo capisco di esserci dentro fino alla punta dei capelli. E capisco anche che la cosa mi piace da pazzi e che non mi sento per niente una vecchiona”. Inizia così la storia dell’Huffington Post targato Italia e firmato Lucia Annunziata.
Prima – Ci spieghi in due parole cosa è questo Huffington Post.
Lucia Annunziata – Tanto per cominciare, l’Huffington Post è un produttore di giochini tecnologici meravigliosi che si trasformano in linguaggio. La cosa bella è la sua enorme piattaforma tecnologica, che ogni mese gestisce 50 milioni di contatti unici e 6 milioni di commenti, una piattaforma molto profonda e molto complicata.
Prima – La cosa brutta invece qual è?
L. Annunziata – La cosa brutta è che a noi ci hanno dato una Ferrari e abbiamo la forza di chi va in bicicletta. Qui non si tratta di ‘scriviamo un pezzo e poi lo mettiamo su Internet’. Eh no! Troppo facile. Huffington Post è un carrier, un vettore. C’è un’edizione americana, c’è un’edizione canadese, anzi due: una in inglese e una in francese. C’è un’edizione in Francia diretta da Anne Sinclair (arcifamosa giornalista e moglie di Dominique Strauss-Kahn: ndr), una in Gran Bretagna, una in Spagna. Noi partiamo il 25 settembre e in autunno partirà  l’edizione tedesca che esce con Burda. Intanto stanno già  preparando un’edizione per l’India e una per il Brasile.
Prima – Le varie edizioni condivideranno i contenuti?
L. Annunziata – Ognuno usa quel che gli pare. Di sicuro in comune abbiamo la piattaforma e l’ispirazione.
Prima – Che sarebbe?
L. Annunziata – L’ispirazione è che l’Huffington Post vuol dare voce a tutta la società , a quella alta e a quella bassa, a quella di destra e a quella di sinistra.
Prima – L’Huffington Post sarà  pure ecumenico ma sempre liberal è. O, come diciamo noi qui, è proprio ‘de sinistra’.
L. Annunziata – Certo che è liberal! Tanto che in Francia è nato da un accordo con Le Monde e da noi con il Gruppo L’Espresso. Ma è e rimane una piattaforma che dà  spazio a tutte le voci, soprattutto attraverso i blog.
Prima – Questi blog sono autonomi? Ognuno scrive e continuerà  a scrivere quello che gli pare?
L. Annunziata – Naturalmente! Salvo gli insulti e le volgarità , perché è bandito il linguaggio violento, inutilmente aggressivo. È previsto perfino un editor dei blog che servirà  anche da stimolo, che suggerirà  argomenti, che inviterà  a rispondere, che spingerà  a dibattere. Ma in genere i blog sono e resteranno dei piccoli siti. È però chiaro un principio: i blog non sono un prodotto giornalistico perché se tu racconti un fatto, a me poi tocca controllare che non abbia scritto scemenze, che quel che dici è vero. E questo non è nemmeno immaginabile farlo. I blog invece sono commenti, opinioni e di solito fanno riferimento a fatti noti, a notizie di cui già  si parla. Quindi, ripeto, non sono giornalismo. Che è uno dei motivi per i quali non vengono pagati.
Prima – E che ha provocato tante polemiche negli Usa, tanto che nell’aprile scorso l’Huffington Post è stato citato in giudizio da migliaia di blogger che lamentano proprio questo: non essere pagati un solo dollaro. Questioni causidiche a parte, con quanti blog partite?
L. Annunziata – Iniziamo con circa duecento, ma le confesso che finché non arriviamo almeno a seicento non mi sento tranquilla.
Prima – E perché tanta pena?
L. Annunziata – Per il semplice motivo che l’Huffington Post divora una cinquantina di blog alla settimana, nel senso che nella colonna di sinistra della prima pagina ce ne vogliono ogni giorno almeno dieci, quindici. Pensi che l’edizione americana ne ha 30mila di cui almeno 10mila veramente attivi. Questo è il cuore dell’Huffington Post, che è appunto una piattaforma tecnologica che fa parlare le persone, le fa discutere. Vede, l’HuffPo (che è come ormai chiamano l’Huffington Post negli Usa: ndr) gira su tre colonne che poi sono tre motori autonomi. Nella prima ci sono i blog.
Prima – Che, come prima accennava, hanno un editor che si occupa costantemente di loro.
L. Annunziata – Da noi sarà  Stefano Baldolini a farlo. Toccherà  a lui stimolare gli autori e trovarne di nuovi. Poi c’è la colonna di mezzo che contiene tutte le ‘hard news’ di politica, economia e le grandi questioni sociali. Se ne occuperà  il mio vice, Gianni Del Vecchio, che ha trentaquattro anni. Il front page editor, che poi è quello che noi chiamiamo caporedattore, è Marco Pasqua, che si occuperà  dell’aggiornamento del sito e della questione dei diritti civili.
Prima – Stiamo parlando del prodotto giornalistico vero e proprio?
L. Annunziata – Esatto. La terza colonna, quella di destra, è fatta di social news, una sorta di fritto misto che ogni edizione si cucina come vuole. In America c’è molta cronaca, entertainment e gossip. Del resto loro sono calvinisti e quindi pruriginosi. In Francia la Sinclair l’ha battezzata ‘C’est la vie’.
Prima – E in Italia come sarà ?
L. Annunziata – Intanto le dico come non sarà . Nessuna galleria sessuale né diretta né indiretta perché quella roba io non la voglio. L’editor responsabile sarà  Rita Pinci, e sarà  prevalentemente di cronaca, sia quella minuta sia quella più importante.
Prima – Non è che avete intenzione di fare un giornale militante politicamente corretto?
L. Annunziata – Stia tranquillo, niente del genere, anche perché non avrebbe alcun senso. Internet è inclusivo e non esclusivo. Ospiteremo il blog di Tremonti, quello della Santanchè e una sessantina di blog fatti da operai. Un giornale come questo è un vettore di opinioni e non un giornale militante. Del resto il mondo dei blog è una mappatura sociale del basso e dell’alto, del semplice e del complesso, della destra e della sinistra. È ovvio che poi sulle notizie ognuno dà  il proprio taglio, che si può sposare una causa. Se è vero che la nostra ispirazione è quella liberal, nostra intenzione è dar voce a tutta la società  senza distinzioni di grado.
Prima – Fin qui mi sembra chiaro che l’universo dei blog costituisce un elemento distintivo e fondamentale dell’Huffington Post. Ora però vorrei capire come funziona la struttura giornalistica.
L. Annunziata – Sarà  una struttura giornalistica tradizionale e per ottenerla ho fatto una battaglia con gli americani che invece hanno solo gente di desk. Noi avremo due inviati di economia e due di politica, e un giro di collaboratori fissi su Milano, Bruxelles e la Germania. Alessandro De Angelis, che viene dal Riformista, si occuperà  di politica e abbiamo già  chiesto una postazione nella sala stampa del Parlamento. Angela Mauro, che viene da Liberazione, si occuperà  anche lei di politica. Adele Sarno è la news editor addetta a ‘Traffic and trends’, Giacomo Talignani è associate news editor, Vanina Gerardi è una collaboratrice di economia. Prevediamo anche un paio di persone a Milano. In totale più di una decina di persone e altrettanti collaboratori.
Prima – Qual è la vostra ambizione?
L. Annunziata – L’Huffington Post è partito soprattutto facendo aggregazione di contenuti. È noto che i giornali si copiano ma non si citano, mentre l’aggregazione è un’attività  pulita: tu citi, dai la possibilità  di cliccare e indirizzi chi ti sta leggendo alla fonte. Ma da noi, in Italia, tutto questo non è possibile. In America l’Huffington Post aggrega 1.500 giornali che escono in sei fasce differenti di fusi orari. Noi invece possiamo muoverci solo su quattro, cinque, al massimo sei grandi siti generalisti.
Prima – Perdoni la domanda irriverente: ma non bastavano Repubblica.it e Corriere.it? C’era proprio bisogno dell’Huffington Post italiano?
L. Annunziata – Certo che ce n’era bisogno. Loro danno le notizie, noi cerchiamo di illuminarle, di spiegare cosa vogliono dire, che poi è il vero business dell’Huffington Post.
Prima – Firmerà  degli editoriali? Avrà  un appuntamento fisso come quello di Arianna Huffington la domenica?
L. Annunziata – A parte il fatto che gli editoriali li abbiamo nei blog, se capiterà  che ci sia qualcosa su cui riterrò opportuno intervenire lo farò senza avere un appuntamento fisso.
Prima – Continuerà  a scrivere editoriali sulla Stampa, a collaborare a Oil, il magazine dell’Eni, e a condurre ‘In 1/2 h’ in tivù?
L. Annunziata – Per evitare qualsiasi conflitto d’interesse, a giugno ho lasciato Oil e La Stampa. La conduzione della trasmissione, che peraltro è arrivata all’ottavo anno, non presenta nessuna incompatibilità  con il mio ruolo e quindi andrò avanti.
Prima – Come si vede a dirigere una ‘cosa’ così nuova e diversa da un media tradizionale?
L. Annunziata – Di solito il direttore è quello che mette la palla in porta. Qui, invece, per una persona della mia età , molte cose sono nuove. Sarò il garante per le nuove generazioni e passerò la palla. Questi giovani mi possono insegnare un sacco di cose, ma qualcosina la posso anche io insegnare a loro.
Prima – Si dice che i colleghi di Repubblica e dell’Espresso non abbiano stappato le bottiglie di champagne sapendo del vostro arrivo. Dicono: l’azienda ci chiede sacrifici e intanto spende un sacco di soldi con questo giochino di Internet, assume l’Annunziata, assume nuovi giornalisti, eccetera, eccetera.
L. Annunziata – Ezio Mauro è stato molto cordiale.
Prima – I blogger dell’Espresso un po’ meno.
L. Annunziata – Il direttore dell’Espresso, Bruno Manfellotto, ha lasciato loro piena libertà  di aderire. Quelli che vorranno stare sull’Huffington Post porteranno l’insegna della testata dell’Espresso che avrà  sulla nostra home page una finestra con il proprio sito. Così come HuffPo sarà  nel loro.
Prima – Non capisco come farete a moderare il linguaggio di centinaia di blogger, ognuno dei quali è previsto che scriva in piena libertà .
L. Annunziata – Quando è partita, Arianna Huffington ha fatto capire chiaramente ai blogger che erano ospiti a casa sua e che era sua intenzione creare “the cleanest community in the world”, una comunità  cioè in cui viene eliminato l’insulto, il linguaggio politicamente scorretto, aggressivo. Per fare ciò, gli americani utilizzano un complicato sistema software che adotteremo anche noi e che si chiama Julia.
Prima – Di che si tratta?
L. Annunziata – Quello di base rintraccia ed elimina le mille parole schifose, roba tipo ‘fascista’, ‘negro’ e via dicendo.
Prima – Spesso però le parole schifose sono ambigue e il loro senso dipende dal contesto in cui vengono usate.
L. Annunziata – È qui che entra in funzione il secondo algoritmo che si chiama Julia e che è in grado di leggere il contesto filtrando così il 75% dei commenti. Al resto ci pensano gli umani.
Prima – Ossia i redattori.
L. Annunziata – Ossia i redattori.
Prima – Mi chiedo cosa sarebbe successo al sistema politico italiano, alla comunicazione del nostro Paese, se negli ultimi vent’anni fosse stato costretto a passare sotto il giogo dell’algoritmo Julia. Ma non crede che la moderazione – che sia determinata da un algoritmo o da un redattore alla fine poco importa – rischi di ammazzare il dibattito?
L. Annunziata – L’Huffington Post prevede un moderatore esterno stabilendo un principio terzo. Certo, le polemiche ci saranno sempre, ma viene introdotto un sistema di pulizia che a me piace. Questo porta sul web un linguaggio diverso da quello che si pensa sia connaturato alla Rete, che viene spesso vista come il luogo della rissa, della parolaccia, dell’aggressività  verbale, del gioco sporco fine a se stesso. Questo permette di costruire un’esperienza mainstream in una zona per ora identificata come radicale e marginale. E, se permette, tutto questo non mi pare cosa da poco.
Intervista di Daniele Scalise