FASTWEB-TIS: PM, FRODE COLOSSALE TRAMITE CASSA DELLE DUE SOCIETA’

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(AGI) – Roma, 4 feb. – Il riciclaggio transnazionale da due miliardi di euro, avvenuto tra il 2004 e il 2007 con due operazioni illecite (le ‘phuncards’ e il cosiddetto ‘traffico telefonico’), “con la compiacenza di alti funzionari e amministratori di Fastweb e Telecom Italia Sparkle e’ stata una frode colossale, la piu’ grande mai attuata in Italia da parte di pochi che hanno messo le mani in tasca a ciascuno di noi”. Lo ha detto il pm Francesca Passaniti, al primo giorno di requisitoria, nel processo contro una ventina di persone accusate di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale. “Tutto il materiale probatorio acquisito, cioe’ mail, audit interni, intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre alle dichiarazioni confessorie di molti indagati, rappresentano per l’accusa – ha spiegato il magistrato – l’operativita’ di una pericolosa organizzazione criminale che si avvaleva di soggetti dai specifici ruoli e che sapeva muoversi con estrema disinvoltura con le banche di mezzo mondo. Un’organizzazione in cui niente avveniva per caso e che poteva contare sulla partecipazione alle operazioni illecite di molti manager dell’epoca delle societa’ telefoniche”. Due le operazioni contestate dalla procura che hanno provocato allo Stato un danno per oltre 365 milioni di euro derivanti dal mancato versamento dell’Iva: le ‘phuncards’ attribuite a Fastweb, vale a dire la commercializzazione di schede prepagate che avrebbe dovuto consentire l’accesso tramite internet a contenuti tutelati da diritto di autore, in realta’ inesistenti; e quella, cosiddetta ‘traffico telefonico’, anche questa fittizia e attribuita a Fastweb e poi a Tis, che aveva ad oggetto la commercializzazione di servizi a valore aggiunto (del tipo ‘contenuti per adulti’). “La seconda operazione era un clone della prima solo che aveva dimensioni piu’ grandi – ha ricordato il pm Passaniti -. C’e’ una convergenza di prove sui medesimi fatti. Questa organizzazione criminale che agiva animata solo dalla logica del profitto, calcolato intorno ai 260 milioni di euro, di cui solo in parte recuperati, era quasi perfetta: il meccanismo a un certo punto si inceppa, anche perche’ prima di tutto alcuni dei protagonisti hanno cominciato a litigare fra loro. C’era il gruppo guidato da Gennaro Mokbel che, forte dell’esperienza maturata da anni sull’evasione dell’Iva, faceva da organizzatore strategico, c’era Carlo Focarelli, ideatore della frode grazie agli ottimi rapporti con i vertici delle societa’ telefoniche e c’erano gli inglesi. Fastweb conosceva molto bene la Cmc, societa’ cartiera di Antonio Ferreri, e Focarelli in presenza di macroscopiche anomalie e di un incremento di volumi di traffico eccezionali e fuori dal comune. Se non ci fosse stato il contributo di cassa delle stesse societa’ telefoniche, deciso dai vertici, che hanno impiegato ingente liquidita’ (poi oggetto di successivo riciclaggio) sapendo che poi avrebbero guadagnato molto di piu’, le due operazioni commerciali fittizie non ci sarebbero state”. Per questo il pm, citando il contenuto di una mail, ha puntato il dito contro Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb, e Stefano Mazzitelli, ex ad di Tis, dicendo che “avrebbero dovuto accorgersi subito di quello che stava succedendo”.