P.A.: GARANTE PRIVACY, OK TRASPARENZA MA PIU’ TUTELA PERSONE

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(ANSA) – ROMA, 8 FEB – Sì condizionato del Garante per la privacy allo schema di decreto legislativo del ministro per la P.a. sugli obblighi di trasparenza della Pa. Nel dare il ok il Garante ha infatti posto una serie di ‘paletti’ chiedendo che alcune norme vengano modificate, introducendo maggiori garanzie a tutela delle persone. La necessità  di realizzare un controllo diffuso sull’attività  della Pa non deve condurre a forme sproporzionate di diffusione di informazioni che possono finire per ledere i diritti dei cittadini. L’Authority – spiega una nota – condivide le ragioni sottese al provvedimento e l’obiettivo di garantire la trasparenza nell’attività  della Pa, ma ritiene che un tale valore debba essere comunque bilanciato con un diritto di pari rango costituzionale come quello della riservatezza e della protezione dei dati, che trova la sua matrice nella normativa europea. Per questi motivi valuta con preoccupazione i possibili rischi che alcune disposizioni contenute nel provvedimento potrebbero determinare. Rischi ancora più forti se si tiene conto della particolare delicatezza di alcune informazioni che verrebbero messe on line e della loro facile reperibilità  e riutilizzabilità  incontrollata grazie ai motori di ricerca. Si pensi soltanto ai dati sensibili o in grado di rivelare condizioni di disagio economico e sociale di anziani, disabili o altri soggetti deboli che beneficiano di sussidi (es. social card), la cui diffusione potrebbe comportare irreversibili danni per la dignità  degli interessati, anche considerate le difficoltà  oggettive di cancellare tali informazioni una volta in rete. Sono già  numerosi, in questo senso, i casi sottoposti in questi ultimi anni all’Autorità . Nell’esprimere il suo parere, l’Autorità  ha anche tenuto conto di quanto previsto dalla normativa europea, di quanto stabilito dalla stessa Corte di Giustizia e del fatto che nella stragrande maggioranza dei Paesi europei non esistono forme di diffusione paragonabili a quelle che si intendono realizzare nel nostro. Tra le richieste avanzate dal Garante: sui siti web della Pa non dovranno mai essere diffusi dati sulla salute e sulla vita sessuale. Vanno esclusi dalla pubblicazione i dati identificativi dei destinatari dei provvedimenti dai quali si possano ricavare dati sullo stato di salute o di uno stato economico-sociale degli interessati: si pensi al riconoscimento di agevolazioni economiche, alla fruizione di prestazioni sociali collegate al reddito, come l’esenzione dal contributo per le refezione scolastica o dal ticket sanitario, i benefici per portatori di handicap, il riconoscimento di sussidi ad anziani non autosufficienti, i contributi erogati per la cura di particolari malattie o per le vittime di violenza sessuale. Così come non appare giustificata la diffusione di dati non pertinenti rispetto alle finalità  perseguite, quali ad esempio l’indirizzo di casa, il codice fiscale, le coordinate bancarie, la ripartizione degli assegnatari secondo le fasce Isee, informazioni sulle condizioni di indigenza. Più in generale, le pubbliche amministrazioni, nel pubblicare atti o documenti, dovranno rendere inintelligibili i dati personali non pertinenti o, se sensibili e giudiziari, non indispensabili rispetto alle finalità  di trasparenza che si intendono perseguire nel caso concreto. Potranno inoltre pubblicare sui propri siti web informazioni e documenti per i quali non vi è l’obbligo di pubblicazione, ma solo una volta che avranno reso anonimi i dati personali in essi contenuti. (ANSA).