SANREMO:DA GRILLO A BENIGNI,QUANDO E’ CASO POLITICO

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HANNO FATTO SCANDALO ANCHE PARODIA VANGELO DEL TRIO E CELENTANO

(di Paolo Biamonte) (ANSA) – ROMA, 9 FEB – Sanremo e la politica rappresentano un binomio solido, se si pensa che all’epoca del secondo festival, nel 1952, ‘Papaveri e papere’ fu considerata un brano ‘a rischio’ perché alludeva al potere dei papaveri dell’allora Dc. Negli anni la polemica a sfondo politico, quasi sempre legata agli interventi dei comici, è diventata un ingrediente praticamente fisso del festival. Quest’anno però c’é una doppia novità : l’attacco preventivo di Berlusconi e del Pdl con l’accusa a Fabio Fazio e a Luciana Littizzetto di rappresentare la sinistra e quindi un pericolo per la par condicio e addirittura la sfida degli ascolti, visto che proprio nei giorni del festival su Rai2 andranno in onda le conferenze stampa dei tre principali soggetti politici. E pensare che nel 2004 Adriano Celentano, arrivato all’Ariston in soccorso del suo amico Tony Renis (direttore artistico di un’edizione boicottata delle major del disco) disse: ” Io non dico mica che non si deve fare la politica. Vespa ha fatto ‘Porta a Porta Speciale Sanremo’ e come l’ha fatto lui, i politici ci stanno bene. Perché il Festival e i politici devono restare due cose distinte”. Nel frattempo aveva anche criticato il collegamento con Nassiriya, in Iraq, dove era stata compiuta una strage di Carabinieri. Proprio Celentano che l’anno scorso ha creato un caso che ha quasi provocato un commissariamento del festival per il suo compenso (poi devoluto in beneficenza) ma soprattutto per le critiche violente alla stampa cattolica. A proposito di religione, è stato Roberto Benigni nel 1980 a creare scandalo per aver rivolto al papa di allora l’epiteto ‘Wojtilaccio’. Già  che c’era aveva fatto inorridire i benpensanti baciando la conduttrice Olimpia Carlisi. Nei decenni successivi Benigni è diventato un protagonista assoluto anche di Sanremo, suscitando sempre clamore. Nel 2002 il premio Oscar, in uno degli interventi più emozionanti della storia del festival, presenta una sua versione in chiave politica del Giudizio Universale e si lancia in battute sugli organi sessuali di Baudo, Berlusconi, Di Pietro, Fassino. Nel 2009 sparge battute su Berlusconi ma non risparmia Veltroni, Mina e Iva Zanicchi e, soprattutto, in difesa dell’amore omosessuale (oltraggiato da un brano di Povia), chiude il suo intervento con la lettera dal carcere di Oscar Wilde. Nel 2011 fa riscoprire il patriottismo all’Italia con la sua lettura dell’Inno di Mameli. Una delle edizioni più turbolente è stata quella del 1989: Beppe Grillo distrugge il festival, attacchi feroci ai cantanti, ai giornalisti e soprattutto all’allora leader della Dc De Mita e al direttore generale della Rai Biagio Agnes. Non fu risparmiato Claudio Martelli per la vicenda di Malindi. La conclusione di Grillo, allora solo un comico, fu: “io vi faccio ridere e poi mi fanno un c …o così a me”. Il trio Solenghi-Marchesini-Lopez si beccò gli strali del mondo cattolico per la parodia del Vangelo e la lettera di San Remo e presentò una parodia dei figli di Andreotti che non mise di buonumore il politico. Nel 2006, anno di scambi al vetriolo tra Pippo Baudo e Fabrizio Del Noce, allora direttore di Rai1, furono Padoa Schioppa e Prodi a criticare i compensi dei conduttori del festival, guadagnandosi la risposta piccata di Baudo. Tornando indietro nel tempo, nel 1999, l’anno di Fazio conduttore e dell’intervento di Gorbaciov, Teo Teocoli si presentò sul palco in mutande imitando Gabriele Albertini, nel 1992 toccò l’apice la piccola epopea di Cavallo Pazzo, che riuscì a entrare in teatro guadagnandosi il primo posto nella lista dei most wanted del festival. Nel 1969 Dario Fo e Franca Rame organizzarono un contro festival che avrebbe dovuto fomentare la contestazione ma gli effetti furono blandi. Proprio in questi giorni è circolata la foto di Nichi Vendola che, nel 1995, insieme ad alcuni politici e a un gruppo eterogeneo chiamato la Riserva Indiana, accompagnò l’esibizione di Sabina Guzzanti. Altri tempi rispetto alla sfida degli ascolti di quest’anno.