CINEMA: 100AUTORI E ANICA, GOVERNO PASSI DECRETO QUOTE

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(ANSA) – ROMA, 15 FEB – Il Cinema italiano “non puàš attendere un altro governo perchÈ siano regolati gli obblighi di investimento e di programmazione dei broadcaster, con un provvedimento rinviato da cinque anni, due legislature e tre esecutivi che ha gi”¡ prodotto un danno enorme a tutta l’industria dell’audiovisivo e ai duecentomila addetti del settore”. Lo dicono 100Autori e Anica (associazione nazionale industrie cinema) che, in una nota congiunta, si augurano che i ministri dello sviluppo economico Corrado Passera e dei beni culturali Lorenzo Ornaghi, “portino a conclusione oggi stesso l’iter tecnico del decreto, con il testo inviato ai Presidenti delle Camere un mese fa, ringraziandoli per essere finalmente intervenuti su un provvedimento che il settore attendeva da troppo tempo”. Gli strumenti disponibili, sottolinea il presidente dei produttori Anica Angelo Barbagallo, “possono essere sempre migliorati, ma il testo attuale ha un equilibrio e una misura che indicano ragionevolezza politica e competenza tecnica”. Andrea Purgatori, Presidente 100autori, rilancia: “Il decreto Passera-Ornaghi va bene cosà. Dal prossimo governo ci aspettiamo molto pi˘ di un decreto. Bisogner”¡ avere visione e coraggio per parlare di tutto ciàš di cui non si à‹ parlato negli ultimi venti anni.” Firmato lo scorso 23 gennaio dai due ministri, lo schema di decreto che fissa la quota di investimento di opere cinematografiche di ‘espressione originale italiana’ a carico delle emittenti televisive diverse dalla Rai, ha avuto proprio ieri dalla commissione cultura del Senato, con un voto a maggioranza (con 13 voti di pdl e lega), un ok accompagnato peràš da alcune condizioni che prevedono l’abbassamento della quota di investimento dall’attuale 3,5% al 3% nonchÈ l’inserimento di una gradualit”¡ nell’applicazione dell’articolo sugli obblighi di investimento. La Camera invece non ha votato. Il parere delle commissioni parlamentari à‹ comunque in questo caso solo consultivo e quindi non vincolante per il governo, che puàš decidere di proseguire in autonomia.