Internet: governo cinese respinge accuse cyberspionaggio

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(ASCA) – Roma, 20 feb – Il Ministero della Difesa cinese ha respinto le accuse di cyberspionaggio contenute in un rapporto della compagnia americana Mandiant, che si occupa di sicurezza on-line. La societa’ ha pubblicato ieri un’analisi di 74 pagine, nella quale viene identificato un edificio di 12 piani a Shanghai all’origine dei molti attacchi compiuti negli ultimi tempi da hacker che avevano come obiettivo istituzioni, siti di informazione e industrie statunitensi, alle quali sono stati rubati centinaia di terabyte di dati. La Mandiant sostiene che il palazzo e’ il quartier generale della Unita’ 61398 dell’esercito cinese, che si occuperebbe proprio di cyberspionaggio. Il portavoce del Ministero della Difesa cinese Geng Yansheng ha diffuso un comunicato nel quale si definiscono le accuse prive di ”basi effettive”. Il funzionario del governo ha ribadito che anche se l’origine degli attacchi risale a degli indirizzi IP cinesi questo non vuol dire che siano stati generati nel paese. ”I cyberattacchi sono per loro stessa natura transnazionali, anonimi e ingannevoli”, ha aggiunto. ”E’ risaputo che l’utilizzo di indirizzi IP rubati per condurre degli attacchi da hacker e’ qualcosa che avviene praticamente ogni giorno”. Malgrado la smentita, il cordone di sicurezza attorno al palazzo indicato dalla Mandiant nel quartiere di Gaoqiao a Shanghai e’ stato rafforzato. Un fotografo dell’AFP e’ stato fermato per mezz’ora mentre stava girando un video fuori dall’edificio. Sei soldati in uniforme lo hanno prelevato e condotto al posto di guardia, dove e’ stato perquisito e gli e’ stata sequestrata la memoria della macchina fotografica prima di essere rilasciato. I militari gli hanno detto che non era consentito scattare foto al palazzo, in quanto si trattava di un’installazione militare.