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Un progetto ambizioso

Il vice ministro alle Comunicazioni, Antonio Catricalà, in vista del rinnovo della concessione nel 2016, ha deciso di coinvolgere consumatori, sindacati, associazioni dei produttori, la Rai e i suoi concorrenti per ragionare su come vorrebbero il servizio pubblico radiotelevisivo nell’epoca della convergenza.

Antonio Catricalà (foto Studio Franceschin) [1]

Antonio Catricalà (foto Studio Franceschin)

Un mese di grande protagonismo per il neo vice ministro alle Comunicazioni Antonio Catricalà che, passando da un’audizione a un convegno, non ha perso occasione per far pesare il suo ruolo. Ospite d’onore dell’annuale convention dell’Upa, ha sposato la proposta di sgravi fiscali per gli investimenti in comunicazione fino a un tetto del 10% presentata dal presidente dell’Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi come cura d’urto per rianimare l’esangue mercato della pubblicità (–18% nel primo semestre). Ma nel frattempo ha aperto i giochi sul rinnovo della concessione del servizio pubblico radiotelevisivo che scadrà il 6 maggio del 2016, sollevando il dubbio sul finora indissolubile binomio Rai-servizio pubblico. Al convegno di Articolo 21 e della Fondazione Di Vittorio che ha inaugurato il dibattito sul tema, Catricalà ha tirato l’affondo: “Dovremo cominciare a capire che non esiste un mondo Rai e non esiste un partito della Rai”, ha detto il vice ministro. “Esiste un servizio pubblico, a cui dobbiamo guardare per l’interesse dei cittadini e non di chi lo svolge”. Per pestare poi ancora più duro: “non c’è una norma costituzionale che vieta al Parlamento di eseguire il servizio pubblico in altro modo”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 441 – Agosto 2013