- Prima Comunicazione - https://www.primaonline.it -

Il lettore medio è uno spettro e l’editoria dovrebbe smettere di inseguirlo

“I contenuti non interattivi, pensati per un lettore medio, dovrebbero smettere di esistere”. Lo scrive su inma.org Anette Novak [1], da poco nominata ceo dell’Interactive Institute Swedish ICT, un istituto di ricerca no profit specializzato in user experience e interaction design applicato all’innovazione.

La Svezia è attualmente al secondo posto nel Global Innovation Index [2] e lì sono nate internet company di successo come Skype e Spotify.

Per Novak “non ci sono più masse nei media di massa”. Ci sono:

Linda, 19 anni. È dislessica e perciò ama Snapchat. Le piacciono anche i graffiti e cucinare.

Dieter, 28 anni. Ha tutti gli ultimi aggeggi tecnologici. Ha un’ossessione per le chitarre elettriche e passa il suo tempo su forum dove si discute come una singola vite influenza il suono di uno strumento musicale.

Sandra, 85 anni. Ha un vecchio cellulare e non manda sms perché non ci vede bene. Non ha computer. Le piacciono i cruciverba e la tv.

L’istituto svedese ha ricavato queste personalità basandosi su casi reali, intervistati per un progetto in corso. La ricerca è stata commissionata dal gigante dei media Bonnier per Grid, conferenza sullo storytelling organizzata in grande stile [3].

“l’incontro con queste persone vere fa riflettere sugli errori da evitare quando si lancia una campagna online di abbonamenti”, commenta Novak.

I media tradizionali costruiscono una selezione di argomenti e punti di vista in grado di interessare il pubblico più ampio possibile. In questo processo le redazioni finiscono per pensare a un lettore ideale a cui rivolgersi.

Negli ultimi vent’anni l’avvento del digitale ha dischiuso nuove possibilità: contenuti diversi pensati per destinatari diversi. Novak suggerisce una combinazione di esperti di dati, sviluppatori e redattori per diversificare i contenuti e pubblicarli al momento giusto.

Un esempio concreto è l’aggregatore di foto Foap [4]. Foap è di Malmö (Sud della Svezia) e si ispira alle dinamiche dei vigeogiochi per attirare gli utenti. Ha più 500 mila iscritti in tutto per il mondo. Chi carica le foto sulla piattaforma riceve un compenso e la sottoscrizione al servizio costa 10 dollari al mese. Foap utilizza tecniche di Onboarding per dare ai nuovi utenti conoscenze necessarie a categorizzare al meglio i propri scatti, per renderli meglio vendibili.

Quest’esperienza è la base per il consiglio (quasi un’ammonizione) di Anette Novak: “Non chiedere ai lettori denaro senza offrirgli in cambio qualcosa di concreto”.